Tra SaaSpocalypse e impatto sull’occupazione, la borsa risente degli sconvolgimenti AI

L’idea che l’IA possa innescare un’apocalisse aziendale (o SaaSpocalypse come va di moda oggi) sta producendo effetti tangibili sui listini. L’ultimo episodio è legato alle novità presentate da Anthropic, che ha ampliato le funzionalità del proprio ecosistema Claude introducendo strumenti capaci di automatizzare attività in ambito commerciale, legale e finanziario. La reazione del mercato è stata immediata, con vendite concentrate su società IT e gruppi di servizi professionali come se una quota rilevante del software enterprise fosse destinata a dissolversi nel giro di pochi trimestri.
Dal debutto di ChatGPT nel novembre 2022, il comparto cloud emergente ha faticato a tenere il passo dei colossi più esposti all’AI. L’indice BVP Nasdaq Emerging Cloud si è mosso lateralmente, mentre i titoli a maggiore intensità di semiconduttori e infrastruttura hanno registrato performance nettamente superiori. La narrativa dominante è semplice e racconta di LLM che potrebbero incorporare funzioni oggi esclusivi di software dedicati, comprimendo margini e multipli delle società incumbent già consolidate e storicamente radicate.
Le sedute successive all’annuncio di Anthropic hanno amplificato questa lettura. RELX ha perso in un giorno circa 9 miliardi di dollari di capitalizzazione, ma anche Thomson Reuters e il gruppo pubblicitario WPP hanno accusato flessioni marcate. Il timore è che le aziende scelgano di costruire agenti AI personalizzati, riducendo così la dipendenza da banche dati e piattaforme esterne.
Uno sguardo ai tassi di crescita aiuta a comprendere l’ansia. Mentre le società del BVP Nasdaq Emerging Cloud crescono in media intorno al 16% annuo e molte realtà di consulenza avanzano a ritmi inferiori, player come OpenAI moltiplicano i ricavi con una velocità che altera i parametri comparativi tradizionali. Secondo Gartner, la spesa IT per modelli AI tra 2025 e 2027 aumenterà a un ritmo una volta e mezza superiore rispetto al software convenzionale.
Eppure, alcune reazioni di mercato appaiono eccessive. RELX, ad esempio, genera l’88% dei ricavi in segmenti ritenuti poco esposti alla disintermediazione portata dagli LLM. La divisione legale LexisNexis pesa per una quota limitata dell’utile operativo complessivo e, applicando multipli coerenti con il settore, la perdita di capitalizzazione equivale quasi a ipotizzare un azzeramento del valore di quell’unità. Una conclusione drastica, soprattutto considerando che la crescita del segmento ha accelerato rispetto al periodo pre-2021 e che strumenti AI addestrati su database proprietari sono già stati integrati nell’offerta.
Il nodo strutturale è se mai la titolarità dei dati, dal momento che le basi informative di qualità, curate e aggiornate restano patrimonio delle società “storiche”. L’AI generativa può orchestrare contenuti, ma la materia prima continua a risiedere presso chi l’ha accumulata per decenni. Non a caso, Jensen Huang di Nvidia ha definito “illogica” l’idea che l’AI possa sostituire integralmente il software, mentre è più plausibile una fase di ibridazione in cui applicazioni tradizionali incorporano layer generativi.
Il clima resta comunque fragile. Il settore tecnologico ha mostrato sensibilità estrema agli sviluppi legati all’AI e anche i risultati trimestrali di Broadcom sono osservati come termometro della domanda infrastrutturale. I dubbi riguardano la sostenibilità degli investimenti degli hyperscaler in data center e chip avanzati e il ritorno economico effettivo di tali spese.
L’AI entra anche nel dibattito occupazionale. Block, multinazionale tech specializzata in servizi finanziari e pagamenti digitali co-fondata e guidata da Jack Dorsey (già co- fondatore di Twitter), ha annunciato una riduzione significativa della forza lavoro, contestualmente a un piano di integrazione estesa di strumenti AI. Il titolo in Borsa ha reagito con un balzo a doppia cifra, dimostrando come il mercato premi l’espansione dei margini attesa dall’automazione. Nel frattempo, Goldman Sachs stima che l’AI abbia già sottratto tra 5.000 e 10.000 unità alla crescita media mensile dell’occupazione nei settori più esposti nel 2025.
Resta da capire se i guadagni di produttività compenseranno nel tempo l’impatto sociale e se le imprese sapranno trasformare i risparmi di costo in investimenti ad alto ritorno. Intanto, il mercato azionario statunitense sembra trovarsi in una fase di assestamento, sospeso tra l’entusiasmo per una tecnologia potenzialmente trasformativa e il timore di una redistribuzione brutale del valore lungo la catena del software e dei servizi. In un equilibrio così instabile, ogni annuncio legato all’AI diventa catalizzatore di movimenti amplificati, alimentando una volatilità che riflette più le aspettative che i fondamentali correnti.
(Immagine in apertura: Shutterstock)


