Amazon compra Globalstar per fare concorrenza a Starlink

L’acquisizione di Globalstar da parte di Amazon rappresenta una netta accelerazione nel mercato della connettività satellitare, nonché una risposta diretta all’egemonia di SpaceX e un colpo a effetto nei confronti di Apple, che fino a ieri era la principale azionista e cliente di Globalstar. L’accordo prevede un’offerta di 90 dollari per azione (un premio del 23,5% rispetto al prezzo di chiusura precedente), con opzione per gli azionisti di Globalstar di ricevere, in alternativa alla liquidità, 0,3210 azioni Amazon per ciascun titolo in loro possesso. Il valore complessivo dell’operazione è stimato attorno agli 11,57 miliardi di dollari, con il closing atteso nel corso del 2027.
Globalstar gestisce una costellazione di 24 satelliti ed è l’infrastruttura che alimenta il servizio Emergency SOS via satellite di Apple su iPhone e Apple Watch, funzione che consente di inviare messaggi di emergenza in aree prive di copertura cellulare. Apple aveva già consolidato il proprio legame con Globalstar nel 2024, acquisendo una quota del 20% tramite un investimento da 1,5 miliardi di dollari destinato a potenziare la costellazione e l’infrastruttura a terra. Con l’acquisizione, quell’infrastruttura (incluse licenze spettrali con autorizzazioni globali, asset operativi e flotta satellitare) passa sotto il controllo di Amazon, insieme all’accordo per fornire connettività satellitare ai dispositivi Apple anche in futuro.
Amazon lavora alla propria rete di satelliti in orbita terrestre bassa dal 2019, quando annunciò quello che allora si chiamava Project Kuiper e che oggi è stato ribattezzato Leo. Ad oggi la costellazione di Amazon conta oltre 240 satelliti lanciati, ma l’azienda ha dovuto chiedere alla FCC una proroga per rispettare il requisito di avere circa 1.600 satelliti in orbita entro luglio 2026, usando tra l’altro razzi di SpaceX per alcuni dei propri lanci.
Il confronto con Starlink (oltre 10.000 satelliti in orbita e più di 9 milioni di utenti attivi) rimane comunque impietoso, anche se l’integrazione di Globalstar aggiunge una rete operativa e una base clienti preesistente al nascente ecosistema Leo. In particolare, consente ad Amazon di costruire un sistema direct-to-device (connettività satellitare diretta agli smartphone senza bisogno di hardware aggiuntivo) che l’azienda prevede di iniziare a distribuire entro il 2028. SpaceX sta percorrendo la stessa strada con Starlink Mobile e ha già acquisito diverse licenze spettrali da EchoStar, il che rende la competizione sul segmento direct-to-cell particolarmente serrata.
Il presidente della FCC Brendan Carr ha intanto dichiarato apertamente di essere “aperto” all’acquisizione, definendola coerente con la visione di lungo termine dell’agenzia di garantire la leadership americana nelle tecnologie satellitari di nuova generazione. Carr ha descritto l’approccio della FCC come “all gas no brakes” nella gestione delle applicazioni relative all’economia spaziale, segnalando un clima regolatorio favorevole. Nel frattempo, la stessa agenzia aveva già approvato l’espansione della costellazione Leo con ulteriori 4.500 satelliti e quella di Starlink con altri 7.500.
Vale però la pena notare che i rapporti tra Amazon e SpaceX davanti alla FCC non sono privi di tensioni. Il mese scorso Amazon aveva esplicitamente chiesto all’agenzia di respingere il progetto di data center orbitali di SpaceX, suscitando una reazione critica da parte dello stesso Carr. La competizione tra i due gruppi si gioca dunque su più livelli contemporaneamente (tecnico, commerciale e regolatorio), con l’acquisizione di Globalstar che è al tempo stesso una mossa industriale e una dichiarazione di intenti in quello spazio di confronto.

