Robot umanoidi, SIR Robotics porta in Italia la piattaforma Agibot

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Il system integrator modenese SIR Robotics ha annunciato una partnership strategica con Agibot, leader cinese nella robotica umanoide, e Wolong Electric, importante gruppo industriale con oltre 5 miliardi di euro di fatturato, nonché socio di maggioranza di SIR e fornitore di motori e moduli articolari per i robot di Agibot. Con 40 anni di esperienza nel settore della robotica industriale e 3.900 applicazioni installate nel mondo, SIR si propone quindi anche come punto di riferimento per i robot che imitano forma e articolazioni dell’uomo.
“Abbiamo voluto portare in Italia non solo la tecnologia, ma anche l’intelligenza dei robot umanoidi”, ha dichiarato Davide Passoni, CEO di SIR Robotics. “Grazie al nostro Data Factory, siamo riusciti a sviluppare un ecosistema robotico che apprende, si adatta e collabora con le persone in modo naturale”.

Davide Passoni, CEO di SIR Robotics
Agibot e il mercato dei robot umanoidi
Per capire l’importanza dell’accordo, è necessario fare una digressione sul ruolo di Agibot nel mercato dei robot umanoidi, categoria commerciale ancora relativamente nuova e dai confini non ancora ben delineati, tanto che la International Federation of Robotics (IFR) non traccia gli umanoidi come categoria separata nelle sue statistiche ufficiali, classificandoli invece per tipo di movimento (ruote, bipede, fisso) e tipo di applicazione.
A seconda di quali caratteristiche si vogliono considerare quindi, si generano stime estremamente variabili riguardo alla dimensione del mercato e alle sue quote, che possono comprendere prodotti che vanno dal Pepper di Softbank (poco più che un giocattolo da meno di 2.000 dollari, non più in produzione) ai robot adatti all’impiego industriale da centinaia di migliaia. Si va quindi da stime di 16,7 milioni di dollari dell’analisi più restrittiva (DigiTimes) ai 7,8 miliardi di quella più generosa (Future Markets Insights), con un consenso maggiore sui ritmi di crescita: tra il 30 e 40 percento annuo.
SIR e Agibot fanno riferimento alle analisi di Research Nester e Omdia che parlano di un mercato di 2,7 miliardi di euro nel 2025, nel quale Agibot fa la parte del leone, avendo prodotto quasi il 40% di tutti i 13.000 robot venduti lo scorso anno, con oltre 5.000 unità consegnate. Più o meno altrettante unità sono dichiarate dalla concorrente Unitree, sempre cinese.
In Italia – e nell’Occidente in generale – quando si parla di robot umanoidi i primi modelli che vengono in mente sono probabilmente l’Optimus di Tesla e l’Atlas di Boston Dynamics, che fanno presentazioni in grande stile e bellissimi video su YouTube. Quando però si vanno a contare i pezzi prodotti nel 2025, stiamo parlando di circa 150 esemplari ciascuno (Boston Dynamics dichiara più di 500 robot venduti, includendo però anche le linee del quadrupede Spot e del braccio robotico Stretch).
Dall’automazione programmata all’intelligenza incarnata
I robot umanoidi intelligenti rappresentano quella che viene definita come la quarta rivoluzione del settore, resa possibile dalla convergenza di tre fattori tecnologici: la maturità dell’intelligenza artificiale, la potenza di calcolo edge disponibile direttamente sui robot e il miglioramento della tecnologia delle batterie.
A differenza dei tradizionali robot industriali programmati per eseguire compiti specifici e ripetitivi, i robot umanoidi di nuova generazione utilizzano l’intelligenza artificiale “incarnata” (embodied AI): una fusione di capacità di percezione e interazione, movimento e manipolazione che permette loro di percepire l’ambiente, prendere decisioni e agire autonomamente in contesti dinamici. Questi robot non vengono programmati ma addestrati attraverso dimostrazioni e apprendimento per rinforzo, e il processo viene accelerato attraverso l’uso di gemelli digitali e ambienti di simulazione.
In questo contesto, la strategia di business di Agibot si basa su un modello di ecosistema aperto, analogo a quello degli smartphone. I robot vengono forniti come piattaforme aperte su cui partner, integratori locali e sviluppatori possono creare applicazioni specifiche e training specializzati come valore aggiunto. Questo approccio permette di sviluppare e monetizzare competenze e applicazioni specializzate attraverso un marketplace di skill robotiche.
“Il nostro know-how sul mercato italiano ci permette di offrire un supporto completo”, spiega Passoni. “Quando un robot arriva, deve imparare esattamente ciò di cui ha bisogno. Se un’azienda opera nel biomedicale, configuriamo il robot per assemblare con precisione millimetrica quei componenti specifici; se serve integrare una mano robotica su un braccio meccanico esistente, gestiamo l’integrazione sia hardware che software”.
Strumenti di sviluppo e simulazione per gli sviluppatori
Per facilitare lo sviluppo di applicazioni robotiche, Agibot mette a disposizione una suite completa di strumenti che permettono di creare un ecosistema collaborativo dove sviluppatori terzi possono contribuire con nuove competenze e applicazioni, espandendo continuamente le capacità della piattaforma robotica.
Gli strumenti di sviluppo e simulazione includono:
- LinkCraft: una piattaforma per insegnare i movimenti ai robot attraverso dimostrazioni
- Genie Studio: l’ambiente per costruire e addestrare modelli di AI di grandi dimensioni
- Link-Soul: sistema per disegnare la “personalità” e i comportamenti dei robot
- Piattaforma di simulazione aperta: accelera l’addestramento dei robot permettendo di testare scenari complessi in ambienti virtuali, analogamente ai simulatori di volo
LInkCraft è la piattaforma no-code per l’addestramento dei robot Agibot
I modelli disponibili: dalla produzione industriale all’hospitality
La gamma che sarà distribuita da SIR Robotics include due robot umanoidi, due quadrupedi, una mano robotica che è possibile montare su installazioni dedicate, e un robot per la pulizia industriale.
Nel dettaglio:
A2 Ultra (anche denominato G2 in alcune configurazioni): robot umanoide alto 170 cm e dal peso di 70 kg, progettato per accoglienza commerciale e hospitality. Può scattare foto con gli ospiti, servire bevande e snack e muoversi in sicurezza tra le persone. Ogni mano può sollevare carichi fino a 5 kg.
X2 Ultra: specializzato nell’intrattenimento e nell’interazione dinamica con il pubblico, offre esperienze coinvolgenti e personalizzate. Rappresenta una versione ottimizzata per contesti di engagement e brand ambassadorship.
OmniHand 2025: mano robotica avanzata dotata di sensori tattili, pensata per sistemi di automazione industriale. Capace di operazioni di precisione come avvitamento, sollevamento e manipolazione di oggetti complessi, può essere integrata su bracci robotici esistenti.
D1 Ultra: robot quadrupede equipaggiato con sistemi di videosorveglianza intelligente e rilevamento anomalie in tempo reale, ideale per la sicurezza e il pattugliamento di ambienti interni ed esterni.
D1 Ultra W: versione avanzata del D1 Ultra con capacità potenziate di videosorveglianza e rilevamento anomalie, progettata per scenari di sicurezza più complessi.
C5 Cleaner: robot industriale specializzato nella pulizia di grandi superfici. Può pulire 1.980 metri quadrati all’ora con un’autonomia di tre ore. Secondo i dati del produttore, è stato il robot pulitore industriale più venduto in Cina lo scorso anno, con una produttività superiore del 10% rispetto ai competitor di dimensioni simili. È previsto il lancio di una versione più piccola e flessibile nella seconda metà del 2025.

L’Italia nella robotica: un mercato pronto per il salto evolutivo
Nella robotica, l’Italia parte da una posizione di forza: con 8.783 nuovi robot industriali installati nel 2024 e una densità di 228 robot ogni 10.000 dipendenti manifatturieri, secondo il World Robotics Report 2025 della International Federation of Robotics (IFR), il nostro Paese si colloca al secondo posto in Europa.
“L’Italia ha tutte le carte in regola per diventare protagonista nella robotica umanoide”, sottolinea il Prof. Bruno Siciliano, Professore Ordinario di Automatica e Robotica all’Università di Napoli Federico II. “La combinazione tra eccellenza ingegneristica, tradizione manifatturiera e capacità di innovazione ci permette di competere ai massimi livelli globali. Il lavoro di SIR dimostra che possiamo non solo utilizzare queste tecnologie, ma svilupparle e adattarle alle nostre esigenze specifiche, creando un modello di collaborazione uomo-robot”.
Il Piano Transizione 4.0 ha creato un terreno fertile, ma la robotica umanoide rappresenta ora il salto evolutivo: non più solo bracci meccanici ancorati a una postazione, ma veri e propri collaboratori mobili, adattabili e capaci di muoversi negli stessi spazi delle persone.
Per beneficiare al meglio delle grandi prospettive di crescita e arrivare a un’adozione su larga scala, la robotica umanoide deve affrontare tre sfide fondamentali:
Intelligenza spaziale: i robot devono sviluppare capacità avanzate di navigazione e comprensione tridimensionale degli ambienti per muoversi in sicurezza in contesti dinamici e non strutturati.
Sicurezza dei dati: i robot umanoidi raccolgono enormi quantità di dati visivi e audio attraverso i loro sensori. Questo pone significative sfide in termini di sicurezza informatica e privacy che devono essere affrontate prima di un’adozione diffusa in fabbriche e abitazioni.
Strategia go-to-market: è necessario definire modelli di business sostenibili e casi d’uso specifici che dimostrino un chiaro ritorno sull’investimento. Per questo motivo, le prime applicazioni si concentrano su scenari specifici come accoglienza, sicurezza, pulizia industriale e partnership educative.