In una recente intervista con Lex Fridman, Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha descritto un futuro in cui il nostro posto di lavoro sarà inglobato nel cosiddetto metaverso. Il nostro tragitto giornaliero comporterebbe poco più che indossare un paio di visori (od occhiali) per realtà virtuale (VR) e, una volta collegati con il metaverso, interagiremo con i colleghi tramite avatar, parteciperemo a riunioni, faremo presentazioni e svolgeremo tutto il nostro lavoro in un mondo VR.

Invece di sederci a una scrivania davanti a una tastiera e a uno schermo, ci siederemo davanti a una tastiera virtuale e a uno schermo virtuale, facendo il nostro lavoro come prima ma in modo completamente virtualizzato. Zuckerberg ha parlato anche della virtualizzazione di attività che implicano la digitazione come la scrittura e la codifica, in cui la realtà virtuale sarebbe preferibile alla realtà reale perché potremmo avere uno schermo virtuale di qualsiasi dimensione.

Uno scenario, ha detto Zuckerberg, che prenderà vita tra non più di cinque anni. Le sue previsioni, che in realtà sono qualcosa di più di previsioni visto che Meta sta investendo miliardi per realizzarle, fa quindi sorgere spontaneamente una domanda: il futuro del lavoro sarà davvero virtuale?

Perché Zuckerberg ha ragione

L’affermazione generale di Zuckerberg secondo cui le tecnologie virtuali avranno un ruolo importante da svolgere nel futuro del lavoro è assolutamente corretta. Anche se tendiamo a pensare alla realtà virtuale principalmente per il gioco o l’intrattenimento, in realtà questo potente e ampio insieme di tecnologie troverà molti usi nella maggior parte dei settori.

In effetti, la realtà virtuale sta già giocando un ruolo nel mondo professionale. È utilizzata ad esempio nel marketing (incluso il marketing esperienziale), nella formazione, nell’ingegneria e nella produzione, nel settore immobiliare e in altri settori. E, con il passare del tempo, non può che diventare migliore, più potente e più onnipresente.

In particolare, l’idea che terremo riunioni di lavoro a distanza in spazi virtualizzati tramite avatar diventerà assolutamente normale e rappresenterà un significativo miglioramento per le riunioni Zoom. Poiché l’uso della realtà virtuale a livello professionale è una certezza, non c’è nulla di sorprendente, nuovo o interessante nelle previsioni di Zuckerberg.

ar/vr

Dove Zuckerberg sbaglia

Zuckerberg ha invece completamente torto sul fatto che persone indosseranno occhiali o visori VR tutto il giorno e vivranno la loro vita lavorativa interamente in spazi virtuali. In effetti, l’uso dei mondi virtuali come alternativa alla realtà fisica reale è un concetto fondamentale dell’idea del “metaverso” di Zuckerberg… ed è un concetto particolarmente imperfetto.

Certo, in futuro molte persone trascorreranno la maggior parte della loro vita da svegli nella realtà virtuale. Ma questa sarà considerata una patologia pericolosa, non la normalità. L’uso di spazi e contenuti virtualizzati per il lavoro verrà sfruttato come uno strumento e un modo nuovo di utilizzare le applicazioni rispetto a quello odierno. Entreremo quindi nel virtuale secondo necessità per poi tornare alla realtà.

E mentre Zuckerberg ha suggerito che il metaverso coinvolgerà sia la realtà aumentata (AR), sia la realtà virtuale, sembra ossessionato dalla parte della realtà virtuale ed è qui che cade un po’ la sua visione. La realtà aumentata nel prossimo futuro servirà infatti come una tecnologia virtuale molto più grande e più attraente, potente e utilizzabile rispetto alla VR, semplicemente perché è disorientante e innaturale vivere in una realtà virtuale per lunghi periodi di tempo. Quando la qualità della tecnologia AR migliorerà (e lo farà sicuramente), quasi tutti, in particolare gli utenti aziendali, preferiranno di gran lunga la realtà aumentata a quella virtuale.

La stessa Apple vede il futuro principalmente come AR in cui le persone entreranno solo temporaneamente in spazi virtuali e, personalmente, sono molto più vicino a questa visione che non a quella di Meta e del suo CEO. Oggi, una tecnologia VR di buon livello e ben funzionante è più economica e più facile da implementare di una tecnologia AR altrettanto valida ed è anche per questo che Zuckerberg vede per il metaverso in VR un’ascesa da concretizzarsi tra pochi anni.

Ciò che conta ora

Zuckerberg però non è né un visionario, né un osservatore imparziale nelle sue previsioni. L’idea che avremmo passato la maggior parte della nostra vita in spazi virtuali (l’idea alla base del metaverso) è un vecchio concetto della fantascienza che ha sempre fatto rima con futuro distopico e terrificante per l’umanità.

Ecco perché il mio consiglio è di ignorare le previsioni di Zuckerberg sul metaverso e di tenere invece d’occhio le tante aziende che producono strumenti, app, piattaforme e spazi per le aziende in chiave AR e VR e, soprattutto, Apple, che prevedo dominerà questo ecosistema tecnologico nel decennio a venire.