La Commissione Europea ha annunciato un investimento complessivo da 45,8 milioni di euro destinato a rafforzare la protezione dei cavi sottomarini per telecomunicazioni ed energia, diventati negli ultimi anni uno degli asset più delicati dell’intero ecosistema digitale continentale. Il piano prevede la nascita dei primi due “Regional Cable Hubs” europei, uno nel Mar Baltico e uno nel Mediterraneo, accompagnati da un bando parallelo da 40 milioni di euro dedicato alle capacità di riparazione rapida delle dorsali subacquee.

La decisione arriva dopo mesi di crescente attenzione geopolitica attorno alle infrastrutture sommerse, soprattutto in seguito agli incidenti registrati nel Baltico tra il 2024 e il 2025. In quel contesto, Bruxelles aveva già delineato un Action Plan on Cable Security, individuando nei cavi sottomarini uno dei punti più vulnerabili della sovranità digitale europea. Del resto, oltre il 95% del traffico Internet intercontinentale passa ancora attraverso collegamenti fisici posati sui fondali marini, una rete invisibile ma essenziale per economia, difesa, finanza e comunicazioni governative.

Il primo hub regionale nascerà nel Baltico grazie a un finanziamento di 2,5 milioni di euro. Il progetto sarà coordinato dalla Finlandia insieme a Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia. L’obiettivo consiste nel monitoraggio delle infrastrutture e nella creazione di una piattaforma integrata capace di unificare sorveglianza, raccolta dati e risposta coordinata agli incidenti. Verranno inoltre potenziati i centri operativi di sicurezza nazionali e transfrontalieri, migliorando la condivisione di informazioni sensibili tra gli Stati coinvolti.

La regione baltica rappresenta probabilmente il banco di prova più complesso per questo tipo di architettura. Negli ultimi anni, il mare del Nord Europa è diventato infatti un’area strategica ad altissima tensione, dove infrastrutture energetiche, dorsali Internet e rotte commerciali convivono con un contesto geopolitico sempre più instabile. Per Bruxelles, costruire una capacità di “situational awareness” quasi in tempo reale significa ridurre drasticamente i tempi di identificazione delle anomalie e accelerare eventuali contromisure.

Più consistente, almeno dal punto di vista economico, il progetto dedicato al Mediterraneo, che riceverà 3,3 milioni di euro. In questo caso, sarà l’Italia a guidare il coordinamento insieme a Grecia, Malta e Cipro. La scelta non è casuale, considerando che il Mediterraneo è ormai uno dei principali snodi globali del traffico dati tra Europa, Medio Oriente, Asia e Africa, oltre a ospitare un numero crescente di cavi strategici legati ai grandi hyperscaler e agli operatori cloud internazionali.

cavi sottomarini

L’hub mediterraneo avrà una struttura tecnologica federata, pensata per consentire lo scambio quasi istantaneo di dati operativi tra i Paesi aderenti. Il sistema integrerà procedure comuni di gestione degli incidenti, rilevamento automatico delle anomalie e meccanismi condivisi di decision-making. In pratica, Bruxelles punta a creare un’infrastruttura collaborativa in grado di reagire rapidamente sia a guasti accidentali, sia a possibili sabotaggi o attività ostili.

Sul piano tecnologico il progetto evidenzia un cambio di approccio importante. Fino a pochi anni fa la protezione dei cavi sottomarini era considerata soprattutto una questione industriale o di telecomunicazioni, mentre oggi viene trattata come tema di cybersecurity strategica e resilienza infrastrutturale. Non sorprende quindi il ruolo centrale affidato all’European Cybersecurity Competence Centre (ECCC), incaricato di gestire i bandi e supervisionare l’assegnazione dei fondi.

Parallelamente, Bruxelles vuole affrontare un altro nodo critico rappresentato dai tempi di riparazione dei cavi danneggiati. Il nuovo bando CEF Digital da 40 milioni di euro servirà infatti a finanziare moduli mobili di intervento rapido destinati al Mediterraneo, all’Atlantico e ad altri bacini marittimi europei. Si tratta di sistemi progettati per essere installati rapidamente sulle navi già operative nel settore delle riparazioni sottomarine.

La strategia europea punta sulla modularità. Invece di costruire una flotta dedicata, l’UE vuole predisporre kit tecnologici e capacità operative immediatamente distribuibili e attivabili su richiesta dei nuovi hub regionali o delle autorità competenti. Questo approccio consente teoricamente di ridurre i costi e i tempi di risposta durante un’emergenza.

Dietro questi investimenti emerge una strategia molto più ampia legata all’autonomia tecnologica europea. Nel programma pluriennale CEF Digital 2024-2027, sono già stati allocati 533 milioni di euro per progetti legati ai cavi sottomarini. Di questi, 186 milioni sono stati assegnati a 25 iniziative diverse, mentre tra il 2021 e il 2024 il fondo aveva sostenuto 51 progetti backbone con altri 420 milioni di euro.