In un memo interno inviato domenica ai dipendenti e visionato da CNBC, Denise Dresser (CRO di OpenAI da fine 2025) ha tracciato con chiarezza la direzione strategica della società. La partnership con Amazon Web Services è il nuovo asse portante della crescita commerciale, mentre il rapporto storico con Microsoft, pur rimasto fondamentale sulla carta, comincia a mostrare i propri limiti strutturali.

A fine febbraio, Amazon ha annunciato un investimento fino a 50 miliardi di dollari in OpenAI, con un accordo che consente alle aziende di accedere ai modelli di OpenAI direttamente attraverso Bedrock, la piattaforma cloud di AWS che aggrega i principali modelli di intelligenza artificiale sul mercato. Dresser ha descritto la risposta del mercato come “francamente sorprendente”, visto che fin dall’annuncio la domanda inbound da parte delle aziende enterprise ha accelerato in modo significativo.

La ragione è in parte strutturale. AWS domina il mercato dell’infrastruttura cloud e moltissime grandi organizzazioni gestiscono già i propri ambienti tecnologici attraverso quella piattaforma. Per questi clienti, accedere ai modelli OpenAI all’interno di un ecosistema già consolidato rappresenta un percorso naturale, a differenza di integrazioni che richiederebbero migrazioni o infrastrutture parallele. Il messaggio implicito del memo è che Microsoft, nonostante gli oltre 13 miliardi di dollari investiti in OpenAI dal 2019, non riesce da sola a coprire l’intero spettro delle esigenze enterprise.

Dresser non ha usato giri di parole, scrivendo che la partnership con Microsoft “ha limitato la capacità di OpenAI di andare incontro alle aziende là dove si trovano”, e per molte di esse quel posto è Bedrock. È un’ammissione significativa che getta nuova luce su una relazione che entrambe le parti continuano pubblicamente a definire strategica e centrale. In realtà, i segnali di attrito tra i due partner si accumulano da tempo.

Già a metà del 2024, Microsoft aveva inserito OpenAI nella lista ufficiale dei propri concorrenti nel rapporto annuale presentato alla SEC (un elenco che per anni aveva compreso solo giganti come Amazon, Apple, Google e Meta). Nel frattempo, OpenAI ha diversificato la propria base infrastrutturale rivolgendosi a provider come CoreWeave, Google e Oracle per la capacità computazionale, mentre Microsoft ha iniziato a sviluppare internamente modelli di intelligenza artificiale proprietari che potrebbero alimentare in autonomia il suo assistente Copilot. Il quadro che emerge è quello di due partner che continuano a cooperare su molti fronti, ma che si guardano sempre di più come potenziali rivali.

OpenAI Anthropic

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Lo scontro con Anthropic

Il memo di Dresser non si limita a parlare di partnership e strategie di distribuzione, ma dedica una parte rilevante anche allo scontro diretto con Anthropic, il principale concorrente di OpenAI nel segmento enterprise. Anthropic ha annunciato a inizio aprile 2026 un fatturato annualizzato superiore a 30 miliardi di dollari rispetto ai circa 9 miliardi di fine 2025.

Dresser, però, ha messo in discussione l’affidabilità di quel dato, sostenendo che il valore sarebbe gonfiato di circa 8 miliardi a causa di un trattamento contabile che include il fatturato lordo generato attraverso i partner di distribuzione come Amazon e Google, anziché riportarlo al netto delle quote di ricavo condivise con tali partner.

Anthropic ha risposto che la propria metodologia contabile è conforme ai principi GAAP e che il trattamento del ricavo lordo o netto dipende dalle circostanze specifiche di ciascun accordo. Al di là delle dispute contabili, resta il fatto che il modello IA Claude di Anthropic si è affermato come riferimento per molti decision maker tecnologici, al punto che alla conferenza HumanX di San Francisco la scorsa settimana si parlava apertamente di “Claude mania”. Dresser ha risposto con un messaggio ideologico, accusando Anthropic di costruire la propria strategia su “paura, restrizione e l’idea che un piccolo gruppo di élite debba controllare l’IA”.

I numeri e la corsa alla quotazione

La posta in gioco rimane intanto altissima. OpenAI è stata valutata oltre 850 miliardi di dollari nell’ultimo round di finanziamento di fine marzo 2026, mentre Anthropic si è attestata a 380 miliardi a febbraio. Entrambe le società si stanno preparando a una potenziale quotazione in borsa già nel corso dell’anno, con la capacità di dimostrare una crescita solida nel segmento enterprise che rappresenta un elemento determinante per convincere gli investitori pubblici.

Dresser ha rivelato che il business enterprise rappresenta già il 40% del fatturato totale di OpenAI, con l’obiettivo di raggiungere la parità con il business consumer entro fine 2026. È in questo contesto che si inserisce anche la critica alla posizione di Anthropic sul fronte computazionale; OpenAI accusa infatti il rivale di non aver acquisito sufficiente capacità di calcolo, una scelta che nel medio termine potrebbe limitarne la scalabilità. Anthropic ha risposto annunciando un accordo con Google e Broadcom per “multipli gigawatt” di potenza computazionale.