Trump e i big dell’AI si accordano per un patto sulla sicurezza, mentre si moltiplicano gli allarmi

OpenAI, Anthropic, Meta, Google, Nvidia, xAI e altri protagonisti dell’industria tecnologica hanno sottoscritto alla Casa Bianca un nuovo impegno volontario sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. L’accordo arriva in una fase particolarmente delicata per il settore, tra la crescente autonomia degli agenti AI, gli episodi di comportamenti imprevisti e la pressione esercitata sulle aziende affinché dimostrino di avere sistemi di controllo adeguati.
Il documento prevede che le società sviluppino controlli interni robusti per verificare il comportamento dei propri modelli e collaborino con auditor indipendenti incaricati di accertare che questi meccanismi funzionino effettivamente come previsto. Le aziende si impegnano inoltre a impedire che i sistemi AI accedano o modifichino infrastrutture informatiche in maniera non autorizzata. È un punto rilevante ora che i modelli stanno passando dalla semplice generazione di testo all’esecuzione autonoma di attività su computer, reti e servizi esterni.
Il nuovo accordo cerca di intervenire proprio su questo terreno attraverso una combinazione di monitoraggio, controlli interni e verifica esterna. L’intesa rimane però volontaria (non è una legge federale) e lascia alle aziende un ruolo centrale nella definizione e nell’applicazione delle misure di sicurezza. Il documento prevede che, nel tempo, queste pratiche possano eventualmente essere trasformate in standard più strutturati o in norme, ma per ora l’approccio rimane quello dell’autoregolamentazione.
Parallelamente alla sicurezza dei modelli, l’incontro ha evidenziato un’altra questione ormai inseparabile dalla crescita dell’AI come quella dell’infrastruttura necessaria per alimentarla. Donald Trump ha ribadito il sostegno alla costruzione di nuovi data center, considerati fondamentali per aumentare la capacità di calcolo statunitense.
La questione è diventata però sempre più controversa a livello locale. I grandi campus destinati all’AI richiedono enormi quantità di elettricità e possono imporre investimenti significativi sulle reti di distribuzione. In diverse aree degli Stati Uniti le comunità locali stanno contestando nuovi progetti proprio per i possibili effetti sui consumi energetici, sui costi delle utility e sulle infrastrutture necessarie per collegare i nuovi impianti alla rete.
Trump ha sostenuto che le aziende tecnologiche dovrebbero contribuire economicamente alle comunità che ospitano i data center, trasformando gli investimenti in infrastrutture locali e altri benefici. La necessità di rassicurare l’opinione pubblica emerge anche dai dati sulla percezione dell’AI. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos condotto a settembre, il 73% degli intervistati ritiene infatti che le aziende AI non stiano facendo abbastanza per evitare che la tecnologia provochi danni gravi alla società, mentre il 55% considera positiva un’eventuale riduzione del ritmo di sviluppo dell’intelligenza artificiale.
La Casa Bianca deve quindi gestire una tensione strutturale, spingendo sull’acceleratore per mantenere il vantaggio tecnologico statunitense, ma al tempo stesso rispondendo alle preoccupazioni sulla sicurezza dei modelli e sull’impatto fisico della nuova infrastruttura. All’incontro hanno partecipato alcuni dei nomi più importanti del settore, tra cui Greg Brockman di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic, Mark Zuckerberg di Meta, Sundar Pichai di Google e Jensen Huang di Nvidia. Trump ha inoltre detto di stare valutando la creazione di un board composto da dieci persone incaricato di occuparsi della sicurezza dell’AI e ha annunciato l’imminente nomina di un nuovo responsabile delle politiche sull’intelligenza artificiale alla Casa Bianca.
L’incontro ha avuto anche un risvolto più ampio. Nella stessa giornata l’amministrazione ha infatti presentato anche un nuovo strumento AI destinato a facilitare l’accesso dei cittadini ai servizi governativi, con il coinvolgimento di diverse società della Silicon Valley. Trump ha inoltre chiesto alle agenzie federali di utilizzare l’espressione “super intelligence” al posto di “artificial intelligence” quando si riferiscono alla tecnologia.

