OpenAI cambia rapidamente strategia dopo lo stop a GPT-6.1 Astra e, a meno di 24 ore dalla decisione di non distribuire il modello più potente per ragioni di sicurezza, presenta GPT-6.1 Sol. Il nuovo modello viene descritto dall’azienda come una soluzione capace di avvicinarsi alle prestazioni di Astra nei carichi di lavoro complessi, con un vantaggio molto più concreto sul fronte dei costi.

La differenza economica infatti è tutt’altro che marginale. Nell’API, GPT-6.1 Sol costa 2 dollari per milione di token in ingresso e 10 dollari per milione di token in uscita, mentre l’input memorizzato nella cache scende a 0,10 dollari. OpenAI punta così a rendere più accessibili soprattutto gli scenari in cui il modello viene utilizzato per lunghe sessioni di ragionamento, programmazione, utilizzo del computer e gestione di flussi di lavoro articolati.

Dal punto di vista tecnico, Sol dispone di una finestra di contesto da 1,05 milioni di token e può produrre fino a 128.000 token in una singola risposta. Il modello supporta diversi livelli di ragionamento, da Low a Max, permettendo di aumentare la profondità dell’elaborazione quando la complessità del compito lo richiede. A questo si aggiunge una dotazione particolarmente interessante per gli agenti, con web search, file search, Code Interpreter, hosted shell, MCP e computer use supportati attraverso la Responses API.

I benchmark pubblicati dall’azienda mostrano risultati particolarmente competitivi in alcuni scenari di coding e automazione, anche se Astra conserva un vantaggio nei compiti più difficili. In un test come OSWorld 2.0, ad esempio, Sol ha raggiunto il 71,4% di ricompensa parziale nella configurazione Max, contro il 73,5% di Astra, mentre nel Terminal-Bench Science il distacco è più ampio, con 57% contro 68,1%.

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Il posizionamento è diverso da quello di un semplice aggiornamento incrementale. Sol è pensato come un modello da utilizzare alla base di applicazioni agentiche, dove l’IA deve interpretare un obiettivo, pianificare una sequenza di operazioni e interagire con strumenti esterni.

Ed è proprio qui che entra in scena Dots, probabilmente la novità più significativa presentata da OpenAI al DevDay 2026. I Dots sono agenti AI persistenti e sempre attivi che possono continuare a lavorare anche quando l’utente non sta interagendo direttamente con ChatGPT. L’utente assegna loro un obiettivo, collega le applicazioni necessarie e stabilisce quali azioni possono compiere autonomamente. Il sistema può quindi proseguire il lavoro, aggiornare il proprio contesto e tornare dall’utente quando serve una decisione.

Il dettaglio tecnico più interessante è che Dots non utilizza GPT-6.1 Sol come motore principale. OpenAI lo alimenta infatti con GPT-6 Astra, il modello che aveva scelto di non rendere pubblico nella variante GPT-6.1 dopo aver rilevato problemi nei test di sicurezza. Secondo OpenAI, Astra è il modello che segue più fedelmente le istruzioni e risulta quindi adatto a un sistema che deve operare in autonomia su applicazioni e strumenti.

Dots può lavorare con servizi collegati, Slack e altri strumenti, utilizzare ambienti cloud di Codex e, con autorizzazione, interagire persino con il computer locale dell’utente. Sono previste inoltre attività programmate e controlli ricorrenti, trasformando l’agente in una sorta di collaboratore digitale persistente anziché in un chatbot da interrogare ogni volta. OpenAI ha comunque previsto livelli di autorizzazione differenti, compresa la possibilità di richiedere conferma prima di determinate operazioni.

La tempistica non è casuale. Meta ha recentemente portato alla ribalta Muse, un agente personale che ha contribuito ad accelerare la competizione nel settore degli assistenti autonomi. Dots rappresenta la risposta diretta di OpenAI a questa nuova categoria di prodotti, con un’impostazione che punta soprattutto sull’integrazione con gli strumenti di lavoro e sulla capacità di mantenere un’attività nel tempo.

Il confronto, però, non riguarda soltanto le funzioni disponibili. La vera partita è sull’affidabilità dell’autonomia. Un agente che può accedere a file, applicazioni, posta elettronica e servizi esterni dispone di margini operativi enormemente superiori rispetto a un chatbot tradizionale, ma può di conseguenza provocare danni più concreti se interpreta male un comando o esegue un’azione indesiderata. Non a caso OpenAI ha sottoposto Dots a test specifici e ha introdotto regole per limitare ciò che l’agente può fare senza approvazione. Durante la presentazione di DevDay, inoltre, alcune dimostrazioni dal vivo hanno evidenziato problemi tecnici nell’esecuzione dei comandi vocali.

Per ora Dots viene distribuito progressivamente agli utenti Pro in diversi mercati, mentre nell’Area Economica Europea, in Svizzera e nel Regno Unito il servizio non è inizialmente disponibile per questo piano. L’accesso è invece previsto per determinati clienti Business ed Enterprise.