OpenAI offre all’EU l’accesso riservato ai modelli per la cybersecurity e lancia il progetto Daybreak

La Commissione Europea ha accolto favorevolmente l’offerta di OpenAI di rendere accessibili le proprie funzionalità di cybersecurity all’Europa, pur mantenendo un tono prudente e non chiudendo la porta di fronte ad altre proposte. Il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha chiarito la distinzione durante una conferenza stampa, sottolineando che con OpenAI esiste una proposta concreta sul tavolo, mentre con Anthropic, con cui la Commissione ha avuto quattro o cinque incontri, non si è ancora arrivati a discutere di accesso ai modelli.
A portare avanti il dialogo istituzionale per conto di OpenAI è George Osborne, ex ministro delle Finanze britannico oggi alla guida dell’iniziativa OpenAI for Countries. Nella lettera inviata alla Commissione e agli Stati membri, Osborne ha delineato i contorni dell’EU Cyber Action Plan, un programma pensato per democratizzare l’accesso agli strumenti di difesa digitale destinati ad attori istituzionali e aziendali verificati, con l’obiettivo dichiarato di allinearsi alle priorità europee in materia di sicurezza pubblica.
Questa apertura arriva a circa un mese da una decisione che aveva irrigidito i rapporti tra Europa e OpenAI. La Commissione ha infatti stabilito che ChatGPT debba essere classificato come motore di ricerca di grandi dimensioni ai sensi del Digital Services Act, con tutto ciò che ne consegue in termini di obblighi di trasparenza e responsabilità editoriale. In questo quadro, l’offerta dell’azienda USA sulla cybersecurity può essere letta anche come un tentativo di costruire capitale politico in Europa, aprendo un canale di collaborazione su un tema come quello della sicurezza informatica che nessun governo è in posizione di rifiutare.
Nelle stesse ore in cui annunciava la sua offerta all’Europa, OpenAI ha presentato Daybreak, un’iniziativa strutturata di cybersecurity che integra le capacità dei modelli frontier con Codex Security. Il sistema è progettato per supportare le organizzazioni nell’identificare e correggere vulnerabilità prima che vengano scoperte e sfruttate da attori malevoli, invertendo, almeno in teoria, il vantaggio tradizionale degli attaccanti.
L’architettura si regge su tre varianti di GPT-5.5, differenziate per livello di accesso e scopo: una versione standard con salvaguardie per uso generale, una con accesso certificato per attività difensive in ambienti autorizzati e una terza (la più permissiva) dedicata a red teaming, penetration testing e validazione controllata. Codex Security costruisce modelli di minaccia modificabili per specifici repository, concentrandosi sui percorsi di attacco più realistici e sul codice ad alto impatto, con la capacità di testare le vulnerabilità in ambienti isolati e proporre correzioni automatizzate.
Tra i partner già integrati nel programma Trusted Access for Cyber figurano nomi di primissimo piano come Akamai, Cisco, Cloudflare, CrowdStrike, Fortinet, Oracle, Palo Alto Networks e Zscaler. Un ecosistema che conferisce a Daybreak una dimensione industriale immediata che va ben oltre la fase sperimentale.
Il problema che Daybreak prova a risolvere
Per comprendere la rilevanza di Daybreak, occorre guardare alla trasformazione che l’intelligenza artificiale ha già prodotto nel panorama della sicurezza informatica. Gli strumenti basati su LLM hanno compresso drasticamente i tempi necessari per identificare vulnerabilità latenti, con il risultato che processi che un tempo richiedevano settimane di analisi manuale oggi si completano in ore, o anche meno. Questo cambiamento epocale ha però creato un’asimmetria pericolosa tra la velocità di scoperta dei difetti e la capacità dei team di sviluppo di correggerli.
Il caso HackerOne, che a marzo ha sospeso il proprio programma di bug bounty invocando uno squilibrio tra la quantità di vulnerabilità segnalate e la capacità dei maintainer open source di gestirle, è emblematico. L’AI-assisted research ha moltiplicato il volume delle segnalazioni, ma ha anche introdotto l’effetto collaterale insidioso della cosiddetta “triage fatigue”, ovvero il sovraccarico cognitivo dei team tecnici che si trovano a valutare un flusso incessante di report, alcuni dei quali sono tecnicamente plausibili ma completamente allucinati dai modelli.
In questo scenario, la scelta di OpenAI di offrire Daybreak come strumento difensivo rispecchia una tendenza più ampia. Anthropic con Mythos e Google con i propri programmi di sicurezza agentica dimostrano che in ambito AI il dominio della cybersecurity è destinato a diventare un asse strategico tanto quanto i modelli linguistici generalisti.
Infine, c’è chi, anche per ragioni di tempistiche, ha voluto vedere una correlazione tra l’EU Cyber Action Plan e l’annuncio di Daybreak. In realtà, al momento non ci sono dichiarazioni o documenti che indichino esplicitamente questo legame, anche se è molto probabile che l’accesso che l’UE riceverà nel quadro dell’EU Cyber Action Plan sia tecnicamente allo stesso stack tecnologico che alimenta Daybreak (GPT-5.5 e Codex Security), con configurazioni, controlli e governance adattati al contesto istituzionale europeo.

