Nvidia, Microsoft e altri chiedono agli USA di non bannare i modelli AI open weight

Venticinque tra aziende tecnologiche, organizzazioni di settore e società di venture capital hanno inviato una lettera aperta all’amministrazione americana chiedendo un approccio normativo che favorisca lo sviluppo dei modelli AI open weight, ritenuti fondamentali per mantenere competitivo l’ecosistema statunitense. L’obiettivo con giunto è evitare che il futuro dell’AI venga controllato da un numero ristretto di aziende capaci di sviluppare esclusivamente modelli proprietari.
Tra i firmatari figurano alcuni dei protagonisti assoluti del settore come Dell, IBM, Meta, Microsoft, Mistral AI, Mozilla, Nvidia, Palantir e Perplexity, oltre a diversi investitori che finanziano startup specializzate nell’intelligenza artificiale. Colpisce invece l’assenza di Anthropic, Google e OpenAI, le tre società oggi considerate tra i principali riferimenti nella corsa ai modelli linguistici di frontiera. Una mancanza che rafforza l’idea dei 25 firmatari secondo la quale il mercato dovrebbe rimanere aperto alla concorrenza e non essere indirizzato da regole che finirebbero per consolidare la posizione dei grandi operatori già dominanti.
Il dibattito ruota attorno ai cosiddetti modelli open weight, una categoria spesso confusa con l’open source ma che presenta differenze sostanziali. In questo caso vengono resi pubblici i pesi del modello, consentendo a sviluppatori, aziende e centri di ricerca di scaricarlo, modificarlo e utilizzarlo sulle proprie infrastrutture. Restano però riservati elementi fondamentali come il codice completo di addestramento, i dataset utilizzati e gli altri componenti necessari a riprodurre integralmente il processo di sviluppo. Si tratta quindi di un compromesso tra apertura e protezione della proprietà intellettuale.
Secondo i promotori dell’iniziativa, questa impostazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per favorire la diffusione dell’intelligenza artificiale all’interno del tessuto economico americano. La possibilità di eseguire i modelli localmente riduce la dipendenza dai servizi cloud dei grandi provider, permette alle imprese di personalizzare le soluzioni AI in funzione delle proprie esigenze e rafforza la concorrenza in un mercato destinato a diventare sempre più strategico.
Il documento richiama anche un precedente storico significativo se si pensa che negli anni ’80 il software open source sfidò l’idea, allora dominante, secondo cui soltanto il software proprietario potesse garantire innovazione e sostenibilità economica. Oggi, sostengono i firmatari, una dinamica analoga potrebbe ripetersi nel settore dell’intelligenza artificiale, con modelli aperti in grado di accelerare ricerca, sviluppo e crescita industriale.
La presenza di Microsoft tra i sostenitori della lettera assume un significato particolare se si guarda alla storia dell’azienda, visto che per molti anni il gruppo di Redmond è stato uno dei principali oppositori del software open source. Da allora però la strategia è cambiata radicalmente, con l’acquisizione di GitHub, gli investimenti nelle tecnologie aperte e il crescente coinvolgimento nei progetti open source che hanno trasformato Microsoft in uno degli attori più attivi di questo ecosistema.
La pubblicazione della lettera arriva in un momento particolarmente delicato per il settore. Nelle ultime settimane, abbiamo infatti assistito al “terremoto” dell’attacco ad Hugging Face da parte di due agenti AI di OpenAI, ma anche i recenti controlli governativi applicati ai modelli più avanzati di Anthropic hanno rafforzato la convinzione, da parte di molte aziende, che una regolamentazione eccessivamente restrittiva possa frenare l’innovazione e limitare l’accesso al mercato da parte di nuovi concorrenti. È proprio questo il rischio evidenziato nella lettera, nel senso che se le future norme dovessero favorire soltanto pochi sviluppatori dotati delle maggiori risorse economiche, l’intero ecosistema AI americano potrebbe perdere dinamismo.
Non tutti, comunque, vedono una contrapposizione netta tra modelli aperti e proprietari. Il CEO di OpenAI Sam Altman ha dichiarato di considerare positivo lo sviluppo dell’intelligenza artificiale open weight, purché continui a esistere anche un mercato per i modelli chiusi. Una posizione condivisa anche dal fondatore e amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang, secondo il quale entrambe le filosofie sono indispensabili per sostenere innovazione, sicurezza informatica e sovranità tecnologica. Per Huang, infatti, i modelli aperti favoriscono la diffusione delle competenze e accelerano la crescita dell’intero settore, mentre quelli proprietari continuano a rappresentare il laboratorio dove sperimentare le tecnologie più avanzate.
La richiesta rivolta ai legislatori statunitensi si concentra quindi sul principio secondo cui il successo dell’AI americana non dovrebbe essere misurato esclusivamente dalla capacità di sviluppare il modello più potente, ma dalla creazione di un ecosistema aperto, competitivo e capace di distribuire innovazione in ogni settore dell’economia. Secondo i firmatari, soltanto un mercato realmente pluralista potrà garantire nuove opportunità di sviluppo industriale, maggiore fiducia da parte delle imprese e una diffusione più ampia delle tecnologie AI nei prossimi anni.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

