Nella sanità, l’adozione dell’IA corre più dell’infrastruttura. Aumenta il rischio “shadow AI”

L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle strutture sanitarie, ma l’infrastruttura tecnologica necessaria per sostenerne un utilizzo sicuro e affidabile procede con un ritmo decisamente più lento. È questo il messaggio che emerge dall’ultima edizione dell’Enterprise Cloud Index (ECI) dedicata al settore sanitario e pubblicata da Nutanix, un’indagine che analizza lo stato di maturità delle organizzazioni rispetto all’adozione dell’AI, alle architetture cloud e alla modernizzazione delle applicazioni.
Il quadro delineato dal report evidenzia una situazione di forte accelerazione sul fronte dell’innovazione, accompagnata però da criticità strutturali che rischiano di rallentarne i benefici. La diffusione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale è ormai una priorità strategica per le direzioni aziendali, mentre cresce il fenomeno della cosiddetta shadow AI, ossia l’utilizzo di applicazioni e agenti intelligenti da parte del personale senza il controllo diretto dei reparti IT.
Secondo la ricerca, il 79% delle organizzazioni sanitarie ha già rilevato l’impiego di strumenti AI introdotti autonomamente dalle funzioni aziendali, una percentuale che testimonia quanto queste tecnologie si stiano diffondendo ben oltre i progetti ufficialmente approvati. La conseguenza è un aumento dei rischi legati alla governance, alla protezione dei dati e alla conformità normativa. L’83% degli intervistati ritiene infatti che gli strumenti utilizzati al di fuori della supervisione informatica rappresentino un concreto problema per la sicurezza aziendale, mentre la stessa percentuale individua nella scarsa collaborazione tra business e IT uno dei principali ostacoli alla realizzazione di iniziative tecnologiche efficaci.
La difficoltà maggiore riguarda però la capacità delle infrastrutture di sostenere i nuovi carichi di lavoro generati dall’intelligenza artificiale. Ben l’88% dei responsabili IT intervistati ritiene che gli attuali sistemi non siano ancora pronti per eseguire applicazioni AI direttamente on premise, proprio mentre il settore si sta orientando verso modelli di elaborazione sempre più vicini al paziente.
Il motivo è facilmente comprensibile. Le applicazioni cliniche richiedono tempi di risposta praticamente immediati e non possono dipendere esclusivamente dal cloud pubblico, soprattutto quando devono elaborare dati provenienti da dispositivi medici, sensori e apparecchiature diagnostiche. Una singola stanza di degenza può produrre fino a 7 terabyte di dati all’anno, mentre un posto letto di terapia intensiva può integrare anche una ventina di dispositivi connessi che generano continuamente informazioni. In questo scenario, trasferire ogni dato verso un data center remoto introdurrebbe latenza incompatibile con numerosi casi d’uso clinici.
Proprio per questo motivo cresce l’interesse verso l’elaborazione AI direttamente nei punti di cura, attraverso infrastrutture edge capaci di mantenere i dati localmente garantendo al tempo stesso prestazioni elevate e continuità operativa. Allo stesso tempo, procede anche la modernizzazione delle piattaforme applicative. L’indagine mostra come l‘intelligenza artificiale stia accelerando l’adozione delle tecnologie container, considerate uno degli strumenti più efficaci per distribuire modelli AI in ambienti eterogenei mantenendo elevati standard di sicurezza e portabilità.
L’86% delle aziende sanitarie ritiene che l’AI rappresenti un fattore determinante per la diffusione dei container. L’81% prevede inoltre di incrementarne ulteriormente l’utilizzo nei prossimi anni, mentre l’80% sviluppa già oggi le nuove applicazioni utilizzando architetture containerizzate. Questa evoluzione permette agli ospedali di distribuire servizi intelligenti direttamente all’interno delle proprie infrastrutture, senza dover necessariamente trasferire dati sensibili all’esterno e mantenendo una gestione uniforme tra data center, cloud privati ed edge computing.
Grande attenzione viene riservata anche agli agenti AI, destinati a diventare uno degli elementi centrali della trasformazione digitale della sanità. Secondo il report, il 58% dei responsabili IT ritiene che questi sistemi contribuiranno ad aumentare produttività ed efficienza operativa, mentre il 57% prevede un impatto significativo sulla revisione dei processi organizzativi. Più della metà degli intervistati vede inoltre negli agenti intelligenti un’opportunità per sviluppare nuovi servizi digitali o nuove fonti di ricavo.
Le prospettive di adozione confermano questa tendenza. Entro i prossimi tre anni il 57% delle organizzazioni prevede di implementare soluzioni di AI agentica, che andranno ad affiancarsi alla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa e dei tradizionali modelli di machine learning e analisi predittiva. Accanto alle prestazioni, emerge con forza anche il tema della sovranità del dato. Nel settore sanitario le informazioni cliniche rappresentano una delle categorie di dati più sensibili in assoluto e sono soggette a normative molto stringenti. Per questo motivo il 72% delle aziende considera la localizzazione dei dati un requisito prioritario nella definizione delle future strategie infrastrutturali.
L’adozione dell’intelligenza artificiale continua infine ad accelerare. Il 55% delle organizzazioni prevede di utilizzare oltre cinque applicazioni AI nei prossimi tre anni, mentre una quota più ridotta immagina ecosistemi con oltre dieci applicazioni operative contemporaneamente. Attualmente il 63% si affida già a provider di servizi gestiti per l’esecuzione dei carichi AI, confermando come il futuro sarà caratterizzato da infrastrutture ibride nelle quali cloud, data center ed edge computing lavoreranno in modo complementare.

