Le infrastrutture dati sono il freno all’adozione dell’AI, secondo il report di Hitachi Vantara

L’adozione dell’AI nelle aziende europee continua a crescere a ritmi impressionanti, come evidenziato dallo State of Data Infrastructure Report 2025 di Hitachi Vantara. Tuttavia, il rapporto mette in luce anche un aspetto spesso sottovalutato, ovvero che la tecnologia da sola non basta. La complessità delle infrastrutture dati, la frammentazione delle piattaforme e le lacune nella governance rappresentano oggi i principali ostacoli alla piena valorizzazione dei progetti di AI. Basato su un’indagine condotta su 1.244 responsabili IT e business in 15 Paesi (di cui 409 in Europa e 76 in Italia), il report dipinge un quadro in cui l’accelerazione tecnologica rischia di correre più veloce delle capacità operative delle imprese.
In Europa, la complessità delle infrastrutture cresce più rapidamente della capacità di controllo. La maggior parte delle aziende (77%) segnala un aumento rapido o molto rapido della complessità dei propri ambienti dati, una dinamica alimentata da volumi in costante aumento, carichi di lavoro AI sempre più intensi e la proliferazione di piattaforme e tool eterogenei.
A causa di questo squilibrio tra crescita e gestione, la metà dei responsabili IT segnala difficoltà nell’individuare violazioni di sicurezza, mentre oltre un terzo teme che la leadership aziendale, se pienamente consapevole delle fragilità attuali, ne resterebbe profondamente allarmata. Le minacce legate ai dati alimentati dall’AI si posizionano così tra i principali timori di sicurezza, un segnale di come l’innovazione tecnologica possa accentuare le vulnerabilità strutturali. In Italia, le preoccupazioni sul rischio reputazionale sono più marcate, con il 42% (35% in Europa) che teme che un incidente legato ai dati possa minare la fiducia di clienti e investitori.
Nonostante la diffusione quasi universale dell’AI in Europa (il 97% delle aziende che dichiara di utilizzarla almeno in parte), il grado di maturità resta disomogeneo. Il 66% considera l’AI un elemento ampiamente adottato o critico, mentre oltre un terzo la definisce già componente essenziale del core business. In Italia, la percentuale di aziende che la considera business-critical scende al 32%, ma la maggioranza (64%) conferma un utilizzo diffuso, dimostrando un’integrazione significativa nei processi aziendali.
La maturità dell’infrastruttura dati si conferma un fattore determinante per il successo dell’AI. Le aziende europee con basi dati consolidate mostrano maggiore capacità di ottenere un ritorno sugli investimenti in AI e dichiarano livelli superiori di fiducia nella qualità e disponibilità dei dati, così come negli output generati dai modelli intelligenti. Queste imprese sono meglio posizionate per scalare i carichi di lavoro, implementare automazioni e garantire resilienza operativa, tutti elementi cruciali per una adozione AI sicura e sostenibile.
Governance e competenze restano aree critiche. Solo il 26% delle aziende europee si definisce leader nel campo della governance AI, mentre la maggioranza considera il reskilling e l’assunzione di figure specializzate una priorità. La visione strategica a livello executive appare chiara solo per due terzi delle aziende. In Italia, la situazione è più sfidante, con appena il 18% che considera la governance AI industry-leading, mentre il 60% ritiene che gli executive abbiano una visione chiaramente definita, a dimostrazione di come il gap tra tecnologia e leadership rimanga significativo.
Sicurezza e resilienza operativa si confermano priorità assolute per le imprese. Il 56% delle aziende europee inserisce la protezione dei dati tra le prime tre priorità strategiche, ma solo il 67% considera la propria infrastruttura sufficientemente resiliente a resistere a un attacco ransomware. La fiducia nell’individuazione tempestiva delle violazioni dei dati si ferma al 65% e, in Italia, la percezione di resilienza è più bassa (54%), mentre il timore legato al recupero dei dati dopo un incidente ransomware raggiunge il 43%, sensibilmente sopra la media europea.
Il report evidenzia anche una forte dipendenza dalle competenze esterne per sostenere la modernizzazione dei sistemi. Il 92% delle aziende europee richiede supporto in almeno un’area dell’infrastruttura dati, dalla formazione del personale alla creazione di modelli AI fino all’implementazione di sistemi di data processing sicuri. L’Italia segue da vicino questa tendenza, con il 94% delle imprese che si affida a partner esterni per sviluppare competenze e supporto tecnico, confermando come la collaborazione e l’outsourcing siano componenti imprescindibili per la gestione efficace dei progetti AI.
“In tutta Europa le aziende stanno accelerando sull’adozione dell’AI, ma questa ricerca dimostra che la tecnologia da sola non basta” ha sottolineato Marco Tesini, VP & GM Western Europe di Hitachi Vantara. “Il valore dell’AI dipende dalla solidità della base dati su cui si fonda. Quando l’infrastruttura dati è frammentata, difficile da governare o lenta da scalare, i progetti di AI faticano a superare la fase sperimentale. Le aziende che investono in infrastrutture dati resilienti, ben governate e scalabili sono nelle condizioni ideali per generare fiducia nell’AI, gestire i rischi e crescere nel lungo periodo”.
(Immagine in apertura: Shutterstock)


