OpenAI ha pubblicato un documento di policy dal titolo Industrial Policy for the Intelligence Age, delineando come i governi dovrebbero gestire le ricadute economiche di una transizione verso la superintelligenza artificiale. Il documento non ha valore normativo, ma funziona come dichiarazione pubblica di intenti per orientare il dibattito tra legislatori, investitori e opinione pubblica su come OpenAI immagina la redistribuzione della ricchezza e del lavoro in un’economia trasformata dall’IA.

Un framework ibrido tra mercato e welfare

La proposta si articola attorno a tre obiettivi:

  • Distribuire la prosperità generata dall’IA in modo più ampio
  • Costruire meccanismi di contenimento dei rischi sistemici
  • Garantire un accesso diffuso alle capacità dell’intelligenza artificiale, affinché potere economico e opportunità non si concentrino ulteriormente in poche mani

Per raggiungerli, OpenAI combina strumenti tradizionalmente associati alla sinistra economica (fondi pubblici, reti di sicurezza sociale estese) con una cornice fondamentalmente capitalista e orientata al mercato.

Il documento propone uno spostamento del carico fiscale dal lavoro al capitale, con tasse più alte sui profitti aziendali, sui rendimenti generati dall’IA e sulle plusvalenze al vertice della distribuzione del reddito. OpenAI si spinge fino a evocare una possibile robot tax, ovvero l’idea, già avanzata da Bill Gates nel 2017, che un sistema automatizzato che sostituisce un lavoratore debba contribuire al sistema previdenziale nella stessa misura in cui lo faceva l’essere umano sostituito. La proposta non include però cifre specifiche su aliquote o soglie, lasciando quindi volutamente ampio il margine di interpretazione.

Il Fondo Pubblico di Ricchezza e le altre misure

Tra le proposte più insolite per una società privata c’è quella di istituire un Public Wealth Fund che assegni automaticamente a ogni cittadino americano una quota negli asset dell’industria IA, indipendentemente dalla sua partecipazione al mercato finanziario. I rendimenti verrebbero distribuiti direttamente alla popolazione, una misura che risponde all’evidente paradosso per cui l’IA ha contribuito a gonfiare le valutazioni di Borsa senza che la maggior parte delle persone ne abbia beneficiato concretamente.

Sul piano del lavoro, OpenAI propone di sussidiare la settimana lavorativa di quattro giorni senza riduzione della retribuzione (promessa ricorrente nell’immaginario tech), suggerendo inoltre che le aziende aumentino i contributi pensionistici, coprano una quota maggiore dei costi sanitari e finanzino servizi di cura per bambini e anziani.

OpenAI superintelligenze

Crediti: Shutterstock

Il documento inquadra queste misure come responsabilità delle imprese piuttosto che dello Stato. Un’impostazione che rivela però un punto critico, visto che chi perde il lavoro per effetto dell’automazione perde con esso anche i benefit legati all’occupazione. I “portable benefit account” proposti altrove nel testo (conti individuali che seguono il lavoratore tra un impiego e l’altro) rappresentano un passo in avanti, ma restano dipendenti dai contributi dei datori di lavoro e non raggiungono la copertura universale garantita dallo Stato, che proteggerebbe invece chi viene escluso dal mercato del lavoro in modo permanente.

Infrastruttura e sicurezza

Il documento dedica spazio anche alla crescita tra sussidi, crediti d’imposta e partecipazioni azionarie pubbliche per accelerare lo sviluppo delle infrastrutture IA, espansione della rete elettrica per sostenere la domanda energetica dei data center e un’indicazione che l’IA dovrebbe essere trattata come un’utilità pubblica, accessibile e non monopolizzata da pochi attori. Sul fronte dei rischi, OpenAI propone piani di contenimento per sistemi IA pericolosi, nuovi organi di supervisione e misure specifiche contro usi ad alto rischio come attacchi informatici e minacce biologiche.

Il timing della pubblicazione non è casuale. Il documento arriva infatti mentre l’amministrazione Trump lavora a un quadro normativo nazionale sull’IA in prossimità delle elezioni di medio termine di novembre 2026, inserendosi inoltre in un contesto già influenzato dalle donazioni politiche di Greg Brockman (presidente di OpenAI) a favore di Donald Trump, e dai centinaia di milioni convogliati da tech billionaire in super PAC favorevoli a una regolamentazione leggera del settore.

Una fondazione no-profit diventata colosso commerciale

OpenAI nacque come organizzazione no-profit con la missione esplicita di sviluppare l’IA a beneficio dell’intera umanità. La trasformazione in società a scopo di lucro, avvenuta lo scorso anno, ha accentuato le domande sulla compatibilità tra quella missione originaria e il dovere fiduciario verso gli azionisti.

Il documento richiama non a caso le grandi trasformazioni economiche del passato (dalla Rivoluzione Industriale al New Deal), proprio per giustificare la necessità di una politica industriale ambiziosa. Sei mesi prima, Anthropic aveva pubblicato il proprio blueprint di policy economica sull’impatto dell’IA, segnalando che questa riflessione non è più appannaggio esclusivo dei governi, ma si è spostata dentro le stesse aziende che guidano la transizione.