La Casa Bianca prepara il controllo preventivo per l’AI di frontiera: OpenAI, Google e Anthropic verso un nuovo accordo

Secondo quanto riportato da CNBC, la Casa Bianca starebbe finalizzando un accordo volontario con OpenAI, Anthropic e Google che consentirebbe alle agenzie federali di analizzare i nuovi modelli AI di frontiera fino a 30 giorni prima della loro distribuzione pubblica, con l’obiettivo di valutarne i possibili rischi per la sicurezza nazionale. L’annuncio potrebbe arrivare già entro il 1° agosto e rappresenterebbe il primo sistema strutturato di revisione preventiva concordato tra governo e principali sviluppatori di AI negli Stati Uniti. Sebbene il programma venga definito “volontario”, il suo peso politico e strategico potrebbe trasformarlo rapidamente in uno standard di riferimento per tutto il settore.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il funzionamento del meccanismo di selezione, dal momento che non tutti i modelli saranno infatti sottoposti alla revisione governativa. La decisione dipenderà da benchmark classificati, sviluppati dalla National Security Agency (NSA) in collaborazione con il National Cyber Director e la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA). Poiché questi criteri rimarranno riservati, le aziende non potranno sapere con precisione se un modello ancora in fase di sviluppo supererà la soglia che farà scattare il controllo.
Questa scelta introduce un elemento di imprevedibilità destinato a incidere direttamente sulle strategie di sviluppo dei laboratori AI. L’impossibilità di conoscere anticipatamente i parametri utilizzati dal governo rende infatti difficile stimare con certezza i tempi di lancio di un nuovo modello. L’iniziativa affonda le proprie radici nell’ordine esecutivo firmato dal presidente degli Stati Uniti il 2 giugno, con il quale NSA, CISA e National Institute of Standards and Technology (NIST) sono stati incaricati di definire un sistema di valutazione dedicato ai modelli AI più avanzati. Lo stesso provvedimento precisa esplicitamente che il governo non potrà introdurre licenze obbligatorie, autorizzazioni preventive o permessi necessari per sviluppare nuove intelligenze artificiali.
Questa precisazione non è casuale. Una bozza preliminare circolata nei mesi scorsi prevedeva infatti controlli obbligatori e una finestra di revisione della durata di 90 giorni. La versione definitiva sembra invece aver alleggerito l’impianto normativo, riducendo il periodo massimo a 30 giorni e trasformando il programma in un’iniziativa formalmente volontaria.
Ciò non significa però che le aziende possano ignorare facilmente il framework. Negli ultimi mesi la Casa Bianca ha progressivamente rafforzato la propria capacità di incidere sulle strategie delle principali società tecnologiche. Secondo CNBC, l’amministrazione avrebbe già iniziato a esercitare un ruolo diretto nella scelta dei cosiddetti “trusted partner”, ovvero le organizzazioni autorizzate ad accedere ai modelli AI prima del loro rilascio pubblico (una decisione che fino a poco tempo fa spettava esclusivamente ai laboratori di sviluppo).
A questa leva si aggiungono strumenti già utilizzati dal governo americano, come i controlli sulle esportazioni di tecnologie avanzate o eventuali interventi che possono influenzare i tempi di commercializzazione dei prodotti. Ecco perché il carattere volontario del nuovo accordo potrebbe rivelarsi più teorico che pratico.
L’assenza di Meta dalla lista rappresenta probabilmente l’elemento più delicato dell’intera operazione. L’azienda continua infatti a sviluppare modelli AI competitivi e sta investendo sempre più nella realizzazione di infrastrutture cloud dedicate all’intelligenza artificiale. Se la situazione dovesse rimanere invariata, il nuovo sistema di revisione riguarderebbe tre dei principali protagonisti del settore, lasciando però fuori uno dei concorrenti più importanti. Non sorprende quindi che alcuni analisti abbiano espresso preoccupazioni sulle possibili implicazioni politiche del nuovo framework. Juan Londoño, analista del Cato Institute, ha osservato come un simile meccanismo potrebbe teoricamente aprire la strada a utilizzi strumentali nei confronti delle aziende che dovessero entrare in contrasto con l’amministrazione federale.
Si pensi solo a quanto successo ad Anthropic nello scontro con il Pentagono, ma anche sul fronte dei controlli alle esportazioni la società ha già sperimentato un intervento governativo particolarmente incisivo. Dopo il debutto di Claude Fable 5 e Claude Mythos 5, avvenuto il 9 giugno, Anthropic ha infatti dovuto sospendere l’accesso ai nuovi modelli appena tre giorni dopo in seguito all’introduzione di restrizioni che vietavano l’utilizzo della piattaforma ai cittadini stranieri. Solo il 30 giugno il Dipartimento del Commercio ha revocato tali limitazioni, consentendo all’azienda di ripristinare il servizio globale il giorno successivo. Secondo Associated Press, alla base della decisione vi erano le preoccupazioni relative alla capacità dei modelli di individuare vulnerabilità software potenzialmente sfruttabili contro infrastrutture critiche.
Per le aziende che costruiscono prodotti e servizi basati sulle API dei principali laboratori AI, questo scenario introduce una nuova variabile da considerare, proprio perché le tempistiche di rilascio dei modelli potrebbero dipendere sempre più dalle valutazioni delle autorità federali. Una revisione di 30 giorni non comporta necessariamente un rinvio automatico del lancio, ma qualora un modello dovesse superare le soglie di rischio stabilite dai benchmark classificati, il calendario previsto potrebbe subire modifiche. Resta ora da capire se Meta entrerà successivamente nel programma e, soprattutto, se un sistema nato come collaborazione volontaria manterrà davvero questa natura anche negli anni a venire.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

