Suno prova a chiudere una delle pagine più controverse della propria storia con il lancio di v6, un modello IA musicale sviluppato partendo da zero utilizzando dati concessi in licenza dai partner dell’azienda. La novità assume un significato particolare perché arriva due anni dopo la causa intentata dalle principali case discografiche contro la società per l’utilizzo di musica protetta da copyright nell’addestramento dei precedenti modelli.

Il passaggio decisivo è rappresentato dall’accordo con Warner Music Group, che diventa la prima delle tre grandi major coinvolte nella disputa ad avviare una collaborazione diretta con Suno. Secondo Jack Brody, chief product officer dell’azienda, v6 è stato costruito con materiale fornito e autorizzato dai partner e rappresenta il primo modello di Suno sviluppato direttamente insieme all’industria musicale.

È una trasformazione importante nel modo in cui viene affrontato il problema dell’addestramento dei modelli generativi. I sistemi precedenti di Suno erano stati infatti addestrati utilizzando musica reperibile sul web, una pratica che l’azienda aveva difeso in tribunale sostenendo che potesse rientrare nel principio statunitense del fair use. La posizione era però incompatibile con quella delle major, secondo cui l’utilizzo di registrazioni protette per costruire sistemi capaci di generare nuova musica costituisce una violazione dei diritti d’autore.

L’accordo con Warner è arrivato dopo il ritiro della causa da parte della major, nell’ambito di un’intesa i cui dettagli economici non sono stati resi pubblici. Suno non ha inoltre precisato quanti brani siano stati messi a disposizione per l’addestramento di v6, né ha chiarito se gli artisti abbiano potuto decidere individualmente se consentire l’utilizzo delle proprie registrazioni.

E non è un tema di poco conto, visto che la concessione di una licenza da parte di un’etichetta non equivale automaticamente a un consenso individuale espresso da ogni artista presente nel catalogo. Suno sostiene inoltre che la partnership con Warner non debba essere interpretata esclusivamente come un accordo per ottenere materiale da utilizzare nell’addestramento. La collaborazione è orientata anche allo sviluppo di nuovi prodotti e alla possibilità di utilizzare l’IA come strumento creativo all’interno dell’ecosistema musicale tradizionale.

La fase successiva dell’accordo introduce infatti una funzione particolarmente interessante con la quale gli utenti potranno intervenire su canzoni esistenti, remixandole e reinterpretandole attraverso gli strumenti di Suno. In questo caso, secondo l’azienda, verranno coinvolti artisti che avranno scelto volontariamente di partecipare.

musica ai

La differenza rispetto alla generazione di musica da un semplice prompt è significativa. Si passa da un modello nel quale l’IA produce un brano autonomamente a un sistema nel quale una registrazione esistente diventa materiale di partenza per una trasformazione creativa. È un territorio nel quale diritti degli autori, diritti sulle registrazioni e controllo degli artisti dovranno essere definiti con grande precisione.

Suno sta anche modificando progressivamente il proprio approccio alla tracciabilità dei contenuti. A inizio mese ha introdotto un watermark audio capace di identificare i brani generati dalla piattaforma anche al di fuori del suo ambiente. È una misura destinata a diventare sempre più importante con la crescita della quantità di musica sintetica distribuita online, soprattutto sui servizi di streaming. L’azienda ha introdotto anche un limite mensile ai download, in modo da evitare che la piattaforma venga utilizzata per produrre quantità incontrollate di musica destinata a essere caricata sui servizi di streaming.

Per quanto riguarda i dati di addestramento, Suno intende continuare ad ampliare il patrimonio musicale autorizzato attraverso nuovi accordi. BMG ha già sottoscritto un’intesa che riguarda sia il catalogo delle registrazioni sia quello editoriale, mentre Believe ha avviato una collaborazione che può coinvolgere artisti ed etichette indipendenti della piattaforma TuneCore. Quest’ultimo accordo assume particolare rilevanza perché Believe aveva precedentemente iniziato a bloccare la distribuzione sui servizi di streaming dei brani realizzati con Suno. Il rapporto con l’azienda passa quindi dalla limitazione alla possibile integrazione, a condizione che artisti ed etichette aderiscano all’iniziativa.

Il quadro resta però incompleto. Se Universal Music Group e ElevenLabs hanno siglato un accordo strategico pluriennale che combina licensing e co‑sviluppo di prodotti AI audio, Sony Music sta ancora portando avanti le rispettive controversie legali con Suno e ha cercato di ottenere maggiori informazioni sull’accordo raggiunto con Warner.

Nel frattempo la società ha acquisito una valutazione di 5,4 miliardi di dollari dopo un finanziamento da 400 milioni, più del doppio rispetto al precedente round. È la conferma che, al di là dello scontro sul copyright, il mercato attribuisce alla generazione musicale un potenziale economico enorme.

La tesi di Suno è altrettanto ambiziosa. L’IA potrebbe ampliare il mercato musicale anziché sottrarre valore a quello esistente. Secondo Brody, chi comincia infatti a pagare per utilizzare Suno continua a spendere anche per servizi tradizionali come Spotify, aumentando quindi la spesa complessiva destinata alla musica. Perché questa previsione si trasformi però in realtà, il passaggio dalla musica semplicemente generata alla musica legalmente autorizzata, tracciabile e condivisa con chi ne possiede i diritti resta il vero banco di prova.