Ad HPE Discover, l’azienda presenta le reti con pilota automatico e AI factory per l’agentic enterprise

Durante l’HPE Discover di Las Vegas, è emerso chiaramente come il concetto di AI non sia più confinato a una funzione di assistenza passiva, ma stia evolvendo in un sistema di agenti capaci di ragionare, collaborare e, soprattutto, governare processi operativi complessi in totale autonomia. Questa transizione rappresenta un ripensamento integrale dello stack informatico, dove l’infrastruttura diventa parte attiva del processo decisionale.
Al centro di questa visione troviamo l’HPE AI Factory sviluppata in stretta sinergia con NVIDIA, una soluzione full-stack che punta a portare modelli sperimentali su larga scala senza sacrificare la sicurezza o l’efficienza economica. L’integrazione della nuova CPU NVIDIA Vera rappresenta il cuore pulsante di questa architettura, offrendo una base ottimizzata per l’elaborazione di dati ad alte prestazioni necessaria a sostenere il ragionamento agentico.
Non parliamo semplicemente di server più veloci, ma di un ecosistema che include il runtime sicuro NVIDIA OpenShell e l’Agent Toolkit, strumenti pensati per monitorare il comportamento degli agenti e applicare politiche di governance rigorose, evitando che l’autonomia si trasformi in imprevedibilità.
Un aspetto tecnico di estremo rilievo riguarda la tokenomics, ovvero l’ottimizzazione dell’utilizzo e dei costi legati ai token, che spesso rappresentano il vero collo di bottiglia economico per le aziende. Attraverso l’intelligenza integrata nelle soluzioni HPE Alletra Storage MP X10000, la gestione dei dati non strutturati subisce un’accelerazione notevole.
I dati vengono trasformati in flussi pronti per l’AI in una manciata di minuti, permettendo di ridurre i tempi di risposta dei token fino a venti volte. Questa efficienza nella preparazione dei dati si traduce in un aumento del throughput dei token del 20%, un vantaggio competitivo enorme per chi deve gestire carichi di lavoro di inferenza multi-nodo, capaci di scalare fino a 256 GPU.
Parallelamente alla potenza bruta del silicio, la strategia di HPE affronta il tema cruciale della rete come sistema nervoso dell’impresa. L’acquisizione e l’integrazione delle tecnologie Juniper Networking hanno dato vita a una visione di reti self-driving che si estende dal campus al data center, fino alle AI Factory più remote.
Il framework Marvis AI, ora integrato in HPE Aruba Central, abilita operazioni proattive che superano la classica manutenzione reattiva. Grazie all’analisi predittiva e all’intelligenza artificiale agentica, il sistema è in grado di prevedere guasti ottici o di sistema ben prima che si verifichino, utilizzando milioni di casi d’uso storici e database grafici contestuali per fornire un’analisi delle cause radice estremamente precisa.
L’integrazione degli switch HPE Networking CX nella piattaforma Mist AIOps permette inoltre un provisioning zero-touch e una visibilità nativa per l’AI che semplifica drasticamente la gestione di ambienti distribuiti. Quando un agente di intelligenza artificiale opera all’interno di un data center, la latenza di rete diventa il principale nemico. Per ovviare a questo problema, i nuovi switch Juniper QFX5140 e QFX5252 sono stati progettati specificamente per i cluster di inferenza, assicurando che le GPU trascorrano più tempo a elaborare informazioni e meno tempo in attesa della rete. Questa ottimizzazione è fondamentale per abbattere il costo totale di proprietà e accelerare il passaggio dalla sperimentazione alla produzione reale.
La sicurezza, tuttavia, rimane la preoccupazione primaria in un mondo popolato da agenti autonomi. La risposta di HPE risiede in un approccio multilivello che combina il Confidential Computing di NVIDIA con le capacità di protezione dei dati di HPE Zerto. Il Confidential Computing agisce come uno scudo crittografico, proteggendo modelli e dati privati durante l’esecuzione stessa; si tratta di un requisito essenziale per le cosiddette Sovereign AI Factory che devono rispettare rigorosi standard normativi locali. Allo stesso tempo, il software Zerto è stato potenziato per identificare in tempo reale azioni non autorizzate compiute dagli agenti AI, consentendo un ripristino immediato a uno stato iniziale sicuro grazie alla protezione continua dei dati.
L’integrazione tra i domini di elaborazione, cloud ibrido e networking è ulteriormente rafforzata dalla piattaforma SASE unificata. Questo approccio unisce SD-WAN e Security Service Edge in un’unica console di gestione nativa per l’AI, facilitando l’adozione del modello zero trust. Il SASE Copilot permette di interagire in linguaggio naturale per individuare lacune nella sicurezza, mantenendo le risorse aziendali invisibili agli aggressori esterni e garantendo che solo utenti e dispositivi autorizzati possano accedere ai flussi di lavoro critici.
Un dettaglio tecnico che merita attenzione è l’estensione del supporto del Model Context Protocol verso Apache Airflow tramite l’HPE Data Fabric Software. Questa mossa amplia enormemente la disponibilità dei dati per i flussi di lavoro degli agenti, creando un inventario AI aziendale che arricchisce i dati distribuiti con metadati preziosi. La disponibilità di un’appliance autonoma Data Fabric sui server ProLiant accelera l’implementazione di queste pipeline di dati, rendendo l’intera architettura più flessibile e pronta a evolvere con le necessità del business.
Mentre le nuove funzionalità di HPE Private Cloud AI sono attese per luglio 2026, l’ecosistema si completerà progressivamente entro il 2027, portando con sé innovazioni come l’osservabilità basata su agenti e il supporto per le GPU NVIDIA RTX PRO Blackwell. La roadmap delineata mostra un impegno costante nel ridurre i silos operativi attraverso strumenti come l’integrazione tra Mist Networking Data Center Assurance e HPE Compute Ops Management. Questo livello di convergenza tra hardware, software e intelligenza distribuita è la definizione stessa di come l’infrastruttura IT debba trasformarsi per sopravvivere e prosperare nella prossima era dell’informatica industriale.


