OpenAI, Meta, Google e Anthropic hanno ufficialmente aderito a una lettera aperta che potrebbe segnare una svolta nel dibattito sulla governance dell’intelligenza artificiale. Le “Big AI” chiedono al governo statunitense di promuovere la creazione di strumenti tecnici e normativi capaci, se necessario, di rallentare in maniera coordinata lo sviluppo dei modelli AI più avanzati.

L’iniziativa assume un peso particolare perché arriva proprio dai laboratori che stanno guidando la corsa mondiale verso l’intelligenza artificiale generale. OpenAI e Anthropic, infatti, sono tra le aziende che negli ultimi mesi hanno documentato come i propri modelli siano ormai in grado di contribuire in modo significativo allo sviluppo di nuovo software, compreso quello utilizzato per realizzare versioni sempre più evolute degli stessi sistemi di AI.

La lettera, intitolata Pacing the Frontier, è stata pubblicata il 28 luglio e nel giro di poche ore ha raccolto oltre 1.200 firme verificate di ricercatori, dirigenti e sviluppatori provenienti dalle principali aziende del settore. Tra i firmatari figurano nomi di primo piano come Dario Amodei di Anthropic, Jakub Pachocki e Mark Chen di OpenAI, Chris Olah, Jared Kaplan e Anca Dragan di Google e Shane Legg di Google DeepMind.

Ciò che distingue questo documento da molte altre iniziative sulla sicurezza dell’AI è il suo obiettivo. Gli autori chiariscono esplicitamente di non voler fermare oggi la ricerca né rallentare artificialmente l’innovazione. L’idea è piuttosto quella di predisporre, prima che diventi indispensabile, un meccanismo condiviso che consenta ai governi e alle aziende di intervenire in modo coordinato qualora i futuri modelli iniziassero a migliorarsi autonomamente con una velocità incompatibile con gli attuali sistemi di supervisione.

Il problema individuato dai ricercatori è noto come recursive self-improvement, ovvero il momento in cui un’intelligenza artificiale diventa sufficientemente competente da progettare, addestrare e ottimizzare una versione più avanzata di sé stessa con un intervento umano minimo. Si tratta di uno scenario ancora teorico, ma che secondo alcuni laboratori starebbe diventando progressivamente più realistico grazie ai rapidi progressi registrati negli ultimi diciotto mesi.

sviluppo ia

Il testo della lettera

Anthropic è una delle aziende che ha fornito i dati più significativi a sostegno di questa tesi. In un report pubblicato a giugno, il laboratorio ha rivelato che oltre l’80% del codice integrato nella propria infrastruttura software viene ormai scritto da Claude, mentre prima del lancio degli strumenti dedicati alla programmazione questa percentuale era limitata a pochi punti percentuali.

L’impatto sulla produttività sarebbe altrettanto rilevante. Secondo i dati interni, ogni sviluppatore riesce oggi a integrare mediamente una quantità di codice circa otto volte superiore rispetto al periodo compreso tra il 2021 e il 2025. Ancora più significativa è la crescita delle prestazioni nelle attività più complesse. Sui compiti di programmazione meno strutturati Claude avrebbe infatti raggiunto un tasso di successo del 76%, mentre alcuni modelli sperimentali utilizzati per ottimizzare il codice di addestramento avrebbero accelerato determinati processi fino a oltre cinquanta volte rispetto ai benchmark iniziali.

Questi numeri, sottolineano i ricercatori, non dimostrano che l’AI sia già capace di migliorarsi autonomamente, ma indicano una tendenza che merita attenzione, perché ogni nuova generazione di modelli sembra ridurre il divario verso quella soglia teorica. Secondo OpenAI e Anthropic, il vero problema non è esclusivamente tecnologico ma anche economico e geopolitico. Nessuna azienda avrebbe infatti interesse a rallentare volontariamente la ricerca se i concorrenti continuassero invece ad accelerare. Lo stesso vale per gli Stati nello scenario in cui un eventuale stop unilaterale rischierebbe semplicemente di trasferire il vantaggio competitivo ad altri Paesi.

Per questo motivo la lettera insiste sulla necessità di sviluppare strumenti condivisi a livello internazionale, verificabili e applicabili simultaneamente, evitando che la sicurezza diventi uno svantaggio competitivo. La pubblicazione della lettera coincide inoltre con la fase finale dei lavori dell’amministrazione Trump sul nuovo quadro normativo dedicato ai modelli AI di frontiera, previsto dall’Executive Order 14409 e atteso entro il 1° agosto.

Il provvedimento della Casa Bianca punta a introdurre un sistema volontario attraverso cui gli sviluppatori potranno sottoporre i modelli più avanzati a una valutazione governativa prima del rilascio pubblico. L’approccio immaginato da OpenAI e Anthropic è però molto più ampio e, come già detto, riguarda la costruzione di un meccanismo internazionale capace di coordinare eventuali rallentamenti dello sviluppo qualora l’evoluzione dell’AI dovesse superare la capacità delle istituzioni, delle aziende e della società di gestirne in sicurezza gli effetti.

(Immagine in apertura: Shutterstock)