Con un annuncio senza preavviso che ha lasciato disorientata un’intera generazione di amministratori IT, Microsoft ha ufficialmente chiuso il Microsoft Deployment Toolkit (MDT), uno dei tool più longevi e simbolici nella gestione automatizzata del deployment di Windows. Il messaggio di Redmond è stato netto: ritiro “immediato”, nessun aggiornamento futuro, nessuna patch di sicurezza e nessuna possibilità di supporto tecnico. Persino i pacchetti ufficiali di installazione potrebbero essere rimossi dai canali di distribuzione, sancendo la fine operativa di un ecosistema che ha accompagnato oltre vent’anni di amministrazione di sistema.

Per molti addetti ai lavori, MDT era un linguaggio comune nel mondo delle infrastrutture Windows. Gratuito, flessibile e poco invasivo, si era imposto come soluzione di riferimento per l’automazione di installazioni personalizzate del sistema operativo e delle applicazioni aziendali, in un’epoca in cui la virtualizzazione era ancora un orizzonte remoto. Il toolkit implementava metodologie differenziate, dalla Zero-Touch Installation completamente automatizzata alla User-Driven Installation che prevedeva l’interazione dell’utente, fino alla Lite-Touch Installation con supporti fisici come DVD e chiavette USB, combinando efficienza e controllo locale in un equilibrio raro da replicare con gli strumenti moderni.

Il suo ritiro però non sorprende del tutto. Già da dicembre 2024, Microsoft lo aveva infatti inserito nella lista ufficiale dei prodotti deprecati, spingendo progressivamente le aziende verso alternative come Windows Autopilot o Configuration Manager Operating System Deployment (OSD). La decisione di concludere ogni supporto in modo repentino ha però lasciato molti amministratori senza un piano di transizione completo e, in alcuni casi, in piena fase di deployment.

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Le motivazioni alla base dell’immediatezza non sono state chiarite da Microsoft, che non ha fornito spiegazioni ufficiali. Alcune voci nella comunità sistemistica, tuttavia, indicano la presenza di vulnerabilità di sicurezza che l’azienda avrebbe scelto di non correggere, preferendo dismettere il prodotto piuttosto che investirvi nuove risorse. Un’ipotesi che, al di là della sua veridicità, riflette un malcontento diffuso nei confronti della rigidità dei nuovi strumenti cloud-based.

Autopilot e Configuration Manager offrono potenti funzionalità integrate con Azure Active Directory, ma richiedono infrastrutture cloud-centriche e modelli di licenza più complessi. Per chi quindi operava con MDT in contesti isolati, o in reti aziendali senza dipendenza da servizi esterni, la sostituzione non si preannuncia affatto neutra. Alcuni utenti hanno anche evidenziato con amarezza che MDT era gratuito, privo di telemetria e non imponeva l’uso del cloud Microsoft, caratteristiche difficili da ritrovare nelle alternative moderne.

Se si guarda la traiettoria evolutiva della casa di Redmond, la scomparsa di MDT assume un valore simbolico. MDT apparteneva infatti a una Microsoft pre-Azure concentrata sull’efficienza locale e sulla capacità di controllo diretto da parte dell’amministratore. Oggi l’intero paradigma si è invece spostato verso il modello cloud-native, dove il provisioning e la distribuzione dei sistemi operativi fanno parte di un ecosistema identitario gestito centralmente, in linea con i requisiti di sicurezza e compliance imposti dalle architetture moderne.

Molti professionisti IT hanno accolto la notizia con una punta di nostalgia e, su forum e piattaforme social, emergono commenti che riconoscono nella fine di MDT il tramonto di un’epoca di libertà tecnica. Alcuni amministratori ricordano di aver mosso i primi passi nella gestione dei deployment proprio con quel toolkit, imparando a padroneggiare la logica dei file di risposta, dei pacchetti Sysprep e delle sequenze di task automatizzate. Il suo abbandono rappresenta, almeno per loro, la chiusura di un capitolo formativo e culturale.