Microsoft estende il supporto per Windows Server 2016 e Windows 10 LTSB, ma a che prezzo…

Microsoft ha scelto una formula comunicativa elegante per annunciare l’estensione degli aggiornamenti di sicurezza: un “regalo di tempo” per chi non è pronto a migrare. Dietro l’espressione si nasconde la strategia ormai consolidata degli Extended Security Updates (ESU), che, a fronte di un esborso economico crescente nel tempo, consente alle organizzazioni di mantenere in vita per tre anni i sistemi operativi prossimi dopo la fine del supporto ufficiale.
Gran parte delle versioni mainstream di Windows 10 ha concluso il ciclo di vita nel 2025. Il 13 ottobre 2026 toccherà a Windows 10 Enterprise 2016 LTSB e a Windows 10 IoT Enterprise LTSB 2016, mentre Windows Server 2016 raggiungerà l’end of support il 12 gennaio 2027. Scadenze che per molti reparti IT rappresentano veri punti di frizione tra esigenze operative, vincoli applicativi e budget.
La traiettoria preferita da Microsoft per chi utilizza Windows Server 2016 è l’upgrade a Windows Server 2025, con tutto ciò che comporta in termini di test di compatibilità, revisione delle infrastrutture e possibile refactoring dei carichi di lavoro. Per chi resta ancorato a Windows 10, le alternative sono Windows 11, con requisiti hardware che hanno generato dibattito per l’obbligo di TPM 2.0 e CPU compatibili, oppure l’adozione della release LTSC più recente, Windows 10 Enterprise LTSC 2021, pensata per ambienti a ciclo lungo.
L’ESU per Windows 10 Enterprise 2016 LTSB parte da 61 dollari per dispositivo nel primo anno, cifra che però è destinata ad aumentare progressivamente nelle annualità successive, replicando il modello già visto con versioni precedenti. È previsto uno sconto a 45 dollari per le organizzazioni che gestiscono i dispositivi tramite Intune o Windows Autopatch, chiaro segnale di come Microsoft incentivi l’adozione del proprio ecosistema di gestione centralizzata.
Più opaca la questione relativa a Windows Server 2016. L’assenza di un listino ufficiale, atteso nei prossimi mesi, complica la pianificazione finanziaria per le aziende che non possono o non vogliono migrare in tempi stretti. L’esperienza passata suggerisce però che l’operazione sarà onerosa. Per Windows Server 2012, il primo anno di ESU era stato fissato al 100% del costo della licenza completa, con la stessa percentuale replicata negli anni successivi. Un precedente che difficilmente lascia spazio a interpretazioni ottimistiche.
Uno schema simile è stato adottato per SQL Server 2016, il cui supporto terminerà il 14 luglio 2026. In quel caso, il prezzo iniziale dell’ESU partiva dal 75% del canone annuale di licenza, per poi crescere progressivamente, con il mantra di fondo che più si rimanda la migrazione, più aumenta il costo del differimento.
Dal punto di vista tecnico, gli Extended Security Updates garantiscono esclusivamente patch di sicurezza critiche e importanti e non includono nuove funzionalità, miglioramenti prestazionali o aggiornamenti non legati alla sicurezza. L’infrastruttura rimane quindi in uno stato di congelamento funzionale, con un livello di rischio mitigato ma non eliminato, soprattutto in contesti regolamentati o soggetti a requisiti di compliance stringenti.

