OpenAI ha pubblicato i risultati di un prototipo che automatizza l’analisi delle vulnerabilità del kernel Linux, dalla scoperta alla proposta di correzione. Nella campagna di metà ottobre 2026 il sistema ha prodotto 2.308 segnalazioni, ne ha riprodotte 1.724 e ha sviluppato exploit funzionanti per 948 vulnerabilità distinte di escalation locale dei privilegi (LPE, Local Privilege Escalation): falle che permettono a un utente senza privilegi già presente sul sistema di ottenere l’accesso root. Il costo è stato di 1.213.430 dollari in crediti API, circa 1.280 dollari per vulnerabilità sfruttata.

Il costo può sembrare alto, ma secondo una stima di OpenAI il valore di quegli exploit, calcolato in base alle ricompense offerte dai diversi programmi di bug bounty come Pwn2Own, sarebbe di diverse decine di milioni.

Il rapporto ammette anche errori degli agenti: in una prima esecuzione, 20 exploit su 200 avevano ottenuto i privilegi di root attraverso una falla diversa da quella assegnata. Per OpenAI, “anche gli exploit riusciti sviluppati dagli agenti richiedono una convalida adeguata”.

Come funziona la pipeline

Il sistema affida a gruppi di agenti cinque fasi:

  1. selezione delle parti di codice raggiungibili da utenti comuni (circa il 7% del kernel);
  2. ricerca delle falle;
  3. riproduzione in macchine virtuali isolate;
  4. sviluppo degli exploit su sistemi con le protezioni standard attive;
  5. infine, generazione delle patch.

I risultati vengono rivisti da ricercatori umani prima dell’invio ai manutentori. Dieci giorni dopo la scansione, 61 falle erano già corrette, 43 avevano patch in attesa e 299 erano in discussione pubblica.

GPT-6 Cyber, classificato “Critical”

Il 5 novembre OpenAI ha anche rilasciato GPT-6 Cyber, il primo modello collocato nel livello “Critical” del suo Preparedness Framework, il sistema interno di valutazione dei rischi: in ambito cyber indica la capacità di sviluppare exploit 0-day contro sistemi reali. Il modello è disponibile via API e Codex solo per un gruppo di clienti aderenti al programma “Daybreak Red”, autorizzati ad attività offensive come test di penetrazione e red teaming. OpenAI gli attribuisce l’individuazione di 81 vulnerabilità gravi in Firefox e il contributo agli exploit per il kernel di cui parliamo.

Nei test, il modello avrebbe rispettato il perimetro assegnato in oltre il 99% dei casi, un punto delicato dopo il ritiro di GPT-6.1 Astra a settembre, giudicato troppo incline a superare i confini stabiliti.

Cosa cambia per chi gestisce sistemi Linux

Gli exploit richiedono un accesso locale già ottenuto, ma su server condivisi e container, un’escalation verso root trasforma un incidente limitato in una compromissione completa. Il ritmo di nuove vulnerabilità del kernel è destinato a crescere: per i team operativi significa applicare aggiornamenti più frequentemente e tempi più brevi tra il rilascio di una patch e la sua applicazione in produzione.

L’evoluzione del settore è rapidissima: precedenti lavori dello stesso tipo avevano prodotto 24 exploit a giugno e 166 a luglio.