L’avvio del 2026 si sta rivelando più complesso del previsto per Microsoft, che il 22 gennaio ha dovuto affrontare un’interruzione su larga scala dei servizi Microsoft 365. Il disservizio ha coinvolto componenti centrali della suite cloud, a partire da Outlook, con ripercussioni evidenti anche su Defender e Purview, due pilastri dell’offerta orientata alla sicurezza e alla compliance aziendale. Per molte organizzazioni, soprattutto quelle che basano i processi quotidiani sulla posta elettronica e sugli strumenti collaborativi, l’impatto è stato immediato e tutt’altro che marginale.

Il primo riconoscimento ufficiale del problema è arrivato alle 19:37 UTC, quando numerosi utenti hanno iniziato a segnalare rallentamenti marcati o l’impossibilità totale di accedere ai servizi. In quel momento, Microsoft ha ammesso che una porzione della propria infrastruttura in Nord America non stava gestendo il traffico come previsto. Una spiegazione tecnica sintetica che non ha mitigato la frustrazione di chi si è trovato improvvisamente isolato da flussi di comunicazione critici.

Le testimonianze raccolte nelle ore successive restituiscono un quadro particolarmente problematico per la posta elettronica. All’interno delle organizzazioni, i messaggi sembravano muoversi con estrema lentezza, mentre la comunicazione verso l’esterno risultava in molti casi completamente bloccata. Per aziende che operano in settori regolamentati o ad alta intensità relazionale, come quello finanziario, la situazione ha assunto contorni allarmanti. Alcuni utenti hanno espresso apertamente incredulità e preoccupazione per l’impossibilità di ricevere email per ore, sottolineando le conseguenze operative e reputazionali di un simile scenario.

Microsoft 365 down

La portata dell’incidente è stata confermata anche dai numeri. Nel momento di massima criticità, il sito Downdetector ha registrato circa 15.000 segnalazioni, un indicatore che, pur non rappresentando l’intero bacino degli utenti colpiti, fornisce una misura significativa dell’estensione del problema. Si tratta di cifre che collocano l’evento tra le interruzioni più rilevanti degli ultimi mesi per l’ecosistema Microsoft 365.

Il ripristino dei servizi si è rivelato tutt’altro che rapido. Microsoft ha lavorato per ore alla riconfigurazione dell’infrastruttura e al ribilanciamento del traffico, mentre l’ambiente tornava gradualmente operativo. Solo alle 05:33 UTC, quasi dieci ore dopo la prima ammissione del guasto, l’azienda ha comunicato di aver ripristinato l’accesso ai servizi interessati, dichiarando stabile il flusso della posta elettronica (un’ulteriore conferma di risoluzione è arrivata meno di un’ora più tardi).

Nonostante le comunicazioni ufficiali, la percezione sul campo è rimasta disallineata. Alcuni utenti hanno continuato a segnalare problemi in particolare nella ricezione di email esterne, sostenendo che l’incidente non fosse completamente risolto. Il progressivo calo delle segnalazioni lascia però intendere che, per la maggior parte dei tenant, la situazione sia effettivamente rientrata, sebbene l’episodio abbia lasciato strascichi evidenti in termini di fiducia.

Questo blackout si inserisce in un contesto più ampio, segnato da recenti difficoltà operative per le piattaforme cloud dei grandi hyperscaler. Azure stessa è stata oggetto di interruzioni in altre aree geografiche, mentre il confronto con AWS sul tema dell’affidabilità continua a essere serrato e spesso giocato sul filo dei minuti di downtime. Per Microsoft, che ha costruito gran parte della propria strategia enterprise sull’idea di un cloud maturo e resiliente, ogni incidente di questo tipo rischia di pesare più del singolo disservizio.