Nelle scorse ore, le Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane (IRGC) hanno pubblicato sul loro canale ufficiale Sepah News un documento che ridefinisce, almeno nelle intenzioni, la geografia del conflitto in corso. questa volta, a finire nel mirino delle forze iraniane, sono infatti diciotto aziende private statunitensi tra cui Apple, Microsoft, Alphabet, Meta, Amazon, Nvidia, Intel, Cisco, Oracle, Dell, HP e IBM, dichiarate “obiettivi legittimi” in risposta a quello che l’IRGC descrive come il ruolo diretto di queste organizzazioni nelle operazioni di assassinio condotte da Stati Uniti e Israele contro la leadership iraniana.

Ai dipendenti di queste aziende presenti nella regione mediorientale è stato intimato di allontanarsi immediatamente dagli uffici e dai data center nel raggio di un chilometro. La logica dell’IRGC si concentra sull’intelligenza artificiale e sulle infrastrutture cloud americane come strumento abilitante della campagna militare contro l’Iran.

Bloomberg ha riportato che il CTO di Palantir ha definito il conflitto iraniano come “la prima grande guerra guidata dall’IA”, con sistemi avanzati che elaborano enormi quantità di dati per accelerare le decisioni di attacco. Il Pentagono ha confermato l’utilizzo di strumenti di IA per la navigazione dei droni, l’analisi dell’intelligence e la selezione degli obiettivi, pur sostenendo che un operatore umano rimane sempre nel ciclo decisionale.

Per l’IRGC, questa catena è sufficiente a trasformare i fornitori di infrastrutture cloud e di modelli di IA in co-belligeranti. Il ragionamento è che se le piattaforme commerciali rendono possibile la precisione degli attacchi contro obiettivi iraniani, le aziende che le operano non sono soggetti neutrali. Indipendentemente dalla sua tenuta giuridica, questa posizione ha implicazioni operative concrete, dal momento che quelle aziende hanno installazioni fisiche in tutto il Golfo Persico.

L’esposizione delle aziende citate nella dichiarazione è di proporzioni considerevoli. Microsoft ha impegnato 15 miliardi di dollari per espandere le proprie operazioni negli Emirati Arabi Uniti entro il 2029. Amazon ha annunciato un hub AI da 5 miliardi di dollari a Riyadh, mentre Oracle, Cisco e Nvidia hanno siglato una partnership con OpenAI per la costruzione di un campus AI negli Emirati. Google e AWS sta completando le proprie regioni cloud in Arabia Saudita previste per il lancio nel 2026. Questi investimenti si fondavano sulla premessa che gli Stati del Golfo rimanessero ambienti stabili e favorevoli agli affari, ma quella premessa appare oggi profondamente incrinata.

guerra iran

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Anche perché, da quando il conflitto è esploso a fine febbraio, droni e missili iraniani hanno già colpito infrastrutture nella regione. I data center di UAE e Bahrain sono stati oggetto di attacchi deliberati (un evento senza precedenti nella storia militare), con interruzioni documentate ai servizi cloud. In tutto, l’Iran ha lanciato oltre 500 missili balistici e navali e quasi 2.000 droni, con circa il 60% degli attacchi orientato verso obiettivi americani nella regione.

L’inclusione di G42 nella lista (unica azienda non statunitense) è un segnale politico rilevante. La società di Abu Dhabi, che ha costruito partnership strategiche con Microsoft, OpenAI e Cerebras, diventa così parte del perimetro ostile secondo l’IRGC. La sua presenza nella lista suggerisce che Teheran consideri le ambizioni AI degli Emirati stessi )e quindi non solo le aziende americane che le finanziano) parte integrante della minaccia percepita.

Per i Paesi ospitanti, che fino ad ora hanno cercato di mantenere una posizione di neutralità relativa, questo rappresenta un dilemma diplomatico di difficile gestione, visto che ospitare infrastrutture tecnologiche americane è diventato sinonimo di esposizione a ritorsioni militari iraniane.

Il vero cambio di paradigma che questa vicenda introduce riguarda la natura stessa dell’infrastruttura digitale in tempo di conflitto. Per anni la questione della regolamentazione dell’IA in contesti sensibili è stata trattata come un problema di governance, ma la dichiarazione dell’IRGC forza questa conversazione su un piano diverso, sottolieando che i server non sono più neutrali e che le aziende che li operano potrebbero non potersi più permettere di trattarsi come tali.

Anche per le diciotto aziende citate la scelta è strutturalmente difficile. Evacuare i dipendenti dagli uffici del Golfo è operativamente fattibile, ma delocalizzare o proteggere fisicamente miliardi di dollari di infrastrutture non lo è. Lo stesso dicasi per il doppio vincolo reputazionale. Avvicinarsi troppo alle operazioni militari rischia infatti di generare contraccolpi in altri mercati, mentre distanziarsi dal governo americano mette a rischio contratti della difesa, che nell’era AI sono ormai diventati una componente sempre più rilevante dei ricavi.

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