Sicurezza informatica: come difendersi dalle cyber minacce nel 2023

La cyber security dovrebbe essere tra le principali priorità in ogni azienda, e dovrebbe quindi avere un responsabile incaricato dal top management. La fragilità dell’era dell’informazione che stiamo vivendo richiede un forte controllo, strumenti adeguati e personale preparato.

La sicurezza informatica consiste nell’assicurare l’integrità, la riservatezza e la disponibilità delle informazioni, concetto tradotto in inglese nell’acronimo ICA (Integrity, Confidentiality and Availability). Rappresenta la capacità di difendersi o neutralizzare gli effetti di incidenti come la rottura di hard disk o attacchi informatici provenienti da aggressori di vario tipo.

In questo articolo vedremo come è cambiato il mondo della cybersecurity negli anni per capire quali sono i principali rischi che minacciano persone e aziende, e i principali strumenti di difesa per impostare una strategia di cybersecurity efficace.

Breve storia della cyber security

Il ruolo della sicurezza informatica è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Se i primi virus erano stati creati e diffusi quasi per burla, negli anni Ottanta gli hacker attaccavano sistemi come sfida alle istituzioni e dimostrazione delle proprie capacità, negli anni Novanta si comincia a capire che intrusioni e manomissioni di sistemi creano danni economici reali.

Si creano leggi per contrastare i reati informatici, introducendo il concetto di cyber crimine e sboccia l’industria della cybersecurity. Negli anni Duemila internet fornisce nuovi mezzi di attacco e organizzazione. Vedono la luce organizzazioni come Anonymous e altri “hacktivisti”, sono mossi da motivazioni politiche.

Dal 2010 si moltiplicano invece attacchi sempre più sofisticati portati da organizzazioni criminali che mettono in campo strumenti e competenze avanzate e ingenti risorse umane. Anche gli stati-nazione creano proprie strutture di attacco che prendono di mira aziende, organizzazioni politiche e infrastrutture critiche dei paesi rivali. Con le Advanced and Persistent Threats (APT) comincia l’epoca del cyberwarfare, la guerra di rete.

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Nel frattempo, la rivoluzione digitale tocca ogni attività privata, professionale e politica: cloud, mobile, app e social trasformano la vita quotidiana, i modelli di business delle aziende e la comunicazione politica, aprendo però il fianco al rischio di furto di dati sensibili, ricatti e manipolazione delle opinioni.

Strumenti come big-data, intelligenza artificiale e social permettono ad aziende e organizzazioni senza scrupoli come Cambridge Analytica di alterare i risultati di elezioni o polarizzare le società, mentre organizzazioni oscure si infiltrano nelle infrastrutture informatiche di paesi, organizzazioni politiche e aziende strategiche. I legislatori si occupano quindi del tema della privacy e della protezione dei servizi critici, introducendo norme come il GDPR e la direttiva NIS.

La sicurezza informatica nel nuovo mondo digitale

L’entrata in campo di nuovi, potentissimi attaccanti da un lato, e la complessità sempre maggiore degli strumenti e delle applicazioni da difendere, hanno reso obsolete le contromisure di sicurezza informatica adottate fino a pochi anni fa, che sostanzialmente erano concentrate in due punti:

  • Protezione del perimetro, con firewall e apparecchiature per la sicurezza di rete che bloccavano ogni tentativo di accesso esterno alla rete aziendale;
  • Protezione endpoint: antivirus e software installati su pc e server per proteggerli dai malware.

Queste difese continuano a rappresentare un primo baluardo, ma non bastano più. Con la tendenza al “Bring Your Own Device”, le persone oggi gestiscono informazioni di lavoro sui dispositivi più disparati (smartphone, tablet, computer, dispositivi indossabili…) attraverso le connessioni di rete differenti (rete aziendale, linea di casa, cellulare, Wi-Fi pubblici…) e utilizzano – a volte impropriamente – servizi cloud per backup, collaborazione e condivisione dei file. Ogni azienda deve quindi costruire una strategia di cyber security che tenga conto di molteplici fattori, usando spesso strumenti specifici che devono essere monitorati e coordinati per garantire una protezione efficace. Ecco alcuni aspetti della sicurezza informatica da tenere in considerazione.

Sicurezza delle infrastrutture critiche

Le infrastrutture critiche comprendono i sistemi fisici da dipende la società, comprese la rete elettrica, gli acquedotti, reti di trasporto e ospedali. Collegare una centrale elettrica a internet per esempio la espone a possibili cyber attacchi. Per lo stato e le organizzazioni è quindi strategico adottare strategie e procedure di protezione, cosa che si sta facendo attraverso la direttiva NIS. Ogni azienda però dovrebbe riflettere su come un attacco a queste infrastrutture possa avere effetti sulla propria operatività, prevedendo un piano di emergenza.

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Sicurezza di rete

Con un perimetro ormai permeabile e visto il rischio di comportamenti scorretti da parte del personale interno, la sicurezza di rete non può più limitarsi a bloccare gli accessi indesiderati dall’esterno della rete, ma anche preoccuparsi di monitorare comportamenti sospetti e segmentare le risorse interne alla rete in modo granulare, per esempio fornendo accesso solo alle persone che hanno legittimi motivi per utilizzarle e impedendo che la compromissione di una risorsa comporti un rischio per il resto della rete.

La segmentazione a volte richiede dei compromessi tra sicurezza e praticità (aggiungere login ulteriori può rallentare l’operatività ma è spesso necessario).

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Molti attacchi, in particolare quelli effettuati da strutture organizzate, vengono portati alla risorsa più vulnerabile di una rete, anche se poco significativa. Dopo averne preso il controllo, l’attaccante effettua degli “spostamenti laterali” sulla rete per infettare gli altri computer della rete fino ad arrivare ai sistemi più critici. Possono volerci mesi o addirittura anni prima che un’azienda si renda conto che i suoi sistemi sono stati violati. Mesi durante i quali l’attaccante ha avuto modo di acquisire informazioni e controllare servizi.

I moderni sistemi di rilevazione delle minacce di solito raccolgono molti dati. Quelli più avanzati sono in grado di correlare informazioni provenienti da numerosi dispositivi di sicurezza, dal firewall ai log dei server, dall’email all’antivirus del pc, utilizzandoli come come “sensori” per rilevare anomalie. In questo modo, si raccolgono moltissimi dati e si possono generare molte segnalazioni errate (falsi positivi). Per questo, vengono impiegati algoritmi di intelligenza artificiale in grado di catalogare e prioritizzare gli allarmi, e vengono offerti servizi di Managed Detection and Response in outsourcing, con personale specializzato nella valutazione delle minacce.

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Sicurezza cloud

Lo spostamento al cloud dei carichi di lavoro aziendali comporta nuove sfide alla sicurezza, come per esempio:

  • Il trasferimento di informazioni su piattaforme eterogenee di cui non si ha il pieno controllo o conoscenza;
  • La facilità con cui istanze possono essere create da soggetti diversi può portare a errori di configurazione delle macchine virtuali;
  • In alcuni casi, alcune istanze possono essere create e poi “dimenticate”;
  • La fatturazione variabile, abbinata al provisioning automatico può avere conseguenze impreviste sui costi dell’IT;
  • Attacchi portati ai fornitori, in particolare PaaS e SaaS, possono avere ripercussioni sulla sicurezza dei clienti.

I cloud provider stanno creando nuovi strumenti di sicurezza che aiutano gli utenti aziendali a mettere al sicuro i propri dati, ma il punto di fondo è che una migrazione al cloud non può essere la scusa per delegare la protezione dei dati al fornitore ed evitare di fare i dovuti controlli in materia di cybersecurity.

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Tra gli strumenti di cyber security specific per cloud, sta emergendo quello dei Cloud Access Security Broker (CASB), tool installati in azienda o anch’essi in cloud che permettono di definire policy e controlli di sicurezza applicati poi a tutti i servizi cloud utilizzati.

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Sicurezza delle applicazioni

La sicurezza delle applicazioni (AppSec), e in particolare quella delle applicazioni web, è aumentata di importanza perché rappresenta ultimamente uno dei punti più vulnerabili, ma ancora poche organizzazioni riescono a mitigare adeguatamente le principali vulnerabilità delle applicazioni, che sono mappate dall’Open Web Application Security Project nella sua Top 10.

La sicurezza applicativa comincia con l’utilizzo di pratiche di programmazione sicure, tra le cui tendenze più recenti troviamo la DevSecOps, interpretazione di DevOps in cui la sicurezza viene affrontata fin dall’inizio del progetto su entrambi i versanti (sviluppo e operations). Uno dei problemi dei progetti DevOps è che spesso la rapidità di esecuzione e le necessità di business portano a tralasciare l’aspetto della sicurezza, o considerarlo qualcosa da eseguire solo nella fase finale. La sicurezza delle applicazioni dovrebbe essere poi verificata attraverso pratiche di penetration testing.

Particolare attenzione deve essere posta nella sicurezza e nella gestione delle applicazioni mobile, per le quali sono nati servizi specifici di Mobile Application Management.

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Sicurezza dei dati

Come indicato all’inizio dell’articolo, la sicurezza informatica si può declinare su tre aspetti della protezione dei dati:

Riservatezza: i dati devono essere accessibili solo a chi è titolato a conoscerli, e non da altri. Oltre che controllando l’identità delle persone, questo si raggiunge attraverso la crittografia dei dati archiviati o in transito sulla rete.

Disponibilità: quando richiesti da persone autorizzate (o dal pubblico nel caso di siti web e servizi aperti), i dati devono essere effettivamente serviti in tempi utili. Una minaccia in questo caso sono attacchi che mirano a saturare le risorse di un server per impedirne l’operatività (Denial of Service), contro i quali esistono difese di rete efficaci. Per proteggersi dalla perdita di dati archiviati, anche a seguito di attacchi di tipo Ransomware, sono sono necessarie strutture e policy di backup.

Integrità: i dati non devono poter essere cancellati ma neanche modificati da chi non è autorizzato a farlo, né quando sono archiviati, né quando vengono comunicati. Anche in questo caso, la crittografia – e in particolare la branca della firma digitale – possono assicurare che il messaggio non sia stato manomesso.

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Gestione dell’identità degli utenti

Se come abbiamo visto l’autenticazione non è più dipendente dall’appartenenza a un dominio di rete, ma è specifica per ogni risorsa e applicazione, l’identità dell’utente deve essere il più possibile certa – grazie all’utilizzo di autenticazione a più fattori – ma anche rapida e fruibile. Sistemi di single-sign-on e piattaforme di autenticazione federata possono assicurare fluidità nelle operazioni e sicurezza.

Sicurezza dell’email

Dai trojan al ransomware, fino ad attacchi meno tecnici ma non meno devastanti come il phishing (specialmente nella sua variante “mirata”, lo spear phishing) o le truffe con cui persone che si fingono dirigenti dell’azienda spingono i dipendenti a compiere azioni indesiderate, sono molte le minacce informatiche che usano l’email come veicolo di attacco.

I sistemi anti-spam e anti-phishing forniscono un primo livello di protezione, ma l’insicurezza intrinseca dei protocolli utilizzati nell’email, unita alla scarsa diffusione di sistemi che potrebbero migliorarne l’affidabilità come DMARC, continuano a far sì che l’email sia tra i punti più vulnerabili dell’azienda.

Le soluzioni di email protection recenti usano il sandboxing per analizzare gli effetti di un allegato sul sistema prima di recapitarlo al destinatario e combinano informazioni contenute nei meta-dati per cercare di individuare le email sospette, anche sfruttando algoritmi di intelligenza artificiale.

Sicurezza della Internet of Things

La Internet of Thing preoccupa gli esperti di sicurezza per l’eterogeneità dei sistemi da proteggere e per la scarsa cura verso la cybersecurity che finora è stata riposta dai produttori di dispositivi di vario tipo, dalla loro breve persistenza sul mercato, e dalla scarsa disponibilità di patch di sicurezza.

Le preoccupazioni rivolte in particolare a due aspetti forse contrapposti. Da un lato, sistemi di controllo industriale potrebbero essere usati per indurre guasti o creare incidenti catastrofici su impianti e infrastrutture. Dall’altro, apparecchiature più anonime e apparentemente innocue possono essere usate come testa di ponte per violare una rete e portare in seguito attacchi ai sistemi centrali (un casinò americano ha subito una grave perdita economica in seguito a un attacco che ha avuto il suo punto di origine nel termostato dell’acquario presente nella sala da gioco).

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Due rischi ulteriori sono l’accesso non autorizzato a videocamere e microfoni che possono essere usati per intercettare e sorvegliare personale dell’azienda, o il rischio che i dispositivi IoT vengano usati per creare botnet in grado di attaccare altre infrastrutture informatiche, come nel caso della botnet Mirai.

Sicurezza Mobile

Cellulari e tablet usati in azienda portano rischi specifici. Spesso vengono usati sia per scopi lavorativi che personali (se non sono direttamente di proprietà del dipendente), possono contenere dati esposti al rischio di furto o perdita, sono agganciati a un abbonamento che può generare costi anche importanti e non sono percepiti in generale come uno strumento informatico da tutelare e proteggere quanto il pc, né dall’utente, né spesso dalla funzione IT.

I sistemi di Mobile Device Management (MDM) permettono alla IT security di gestire aggiornamenti e installazioni software e definire policy d’uso per flotte di dispositivi portatili su diversi sistemi operativi.

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