Passare a un unico sistema di identificazione digitale per i cittadini, basato sulla Carta di identità elettronica e gestito dallo stato al fine di migliorare la sicurezza, abbattere i costi pubblici e semplificare la vita digitale per i cittadini. Queste in sintesi le motivazioni dell’ipotesi di eliminare lo SpID espresse oggi dal Sottosegretario all’innovazione Tecnologica Alessio Butti in una lettera al Corriere, che aveva raccolto dichiarazioni in questo senso alla festa per i 10 anni di Fratelli d’Italia.

Tra le intenzioni e la applicabilità, però, non sono pochi gli ostacoli. Lo SpID introdotto dal Governo Monti su forte impulso dell’allora deputato Stefano Quintarelli ha il pregio di poter essere usato con qualsiasi telefono, anche se non è uno smartphone per gli identity provider che supportano l’invio della OTP via SMS. La CIE (Carta di Identità Elettronica) richiede un lettore per PC o uno smartphone dotato di lettore NFC., solitamente non presente sui modelli più economici e su quelli più vecchi, dei quali circolano ancora milioni di esemplari. Butti dice di essere a conoscenza del problema del lettore NFC, ma nella sua lettera ne sbaglia il nome due volte (chiamandolo una volta RFC, e l’altra RCF).

Al momento in Italia esistono più SpID che carte di identità elettroniche, documento il cui rilascio è previsto solo entro 180 giorni dalla scadenza di una carta di identità tradizionale (a meno di deterioramento, furto o smarrimento). Nei grandi comuni, può essere necessario anche più di un mese per avere l’appuntamento all’anagrafe, più un’altra settimana per la spedizione.

L’altro tema da non sottovalutare è la relazione con gli Identity Provider, che hanno fatto investimenti e fornito garanzie – anche finanziarie – per essere abilitati a erogare il servizio SpID. A suo tempo, il ricorso a Identity Provider Esterni (come Poste, Aruba, Infocert, Intesa per citarne alcuni) è stato dettato dalla indisponibilità della pubblica amministrazione e da motivi di urgenza.

Ora, siamo d’accordo che l’identità dei cittadini dovrebbe essere gestita dallo stato, e anche in sede Europea ci sono intense discussioni che ruotano attorno alla revisione della normativa Eidas. Nella sua versione 2.0, Eidas prevede la creazione di un Digital Wallet per identità, certificati e firme digitali dei cittadini. Nella versione attuale della bozza (che ancora deve superare la discussione tra Parlamento, Consiglio e Commissione), questo Wallet sarebbe incompatibile con SpID di livello 1 e 2. Se anche rimanesse così, i tempi di attuazione per la creazione dei Wallet sarebbero di due anni dalla conclusione dell’iter normativo.

Pensare a un superamento di SpID  in funzione di una identità davvero pubblica, più robusta e compatibile con le norme europee è senz’altro una direzione interessante e necessaria. Introdurre il tema ora potrebbe però portare a un abbandono troppo repentino di un servizio che sta funzionando molto bene (è grazie a SpID che l’Italia è tra i primi paesi europei per la diffusione dell’identità digitale e ha avuto una forte spinta nell’uso dei servizi digitali della PA negli ultimi due anni).

(Immagine di apertura: Fabio Principe / Shutterstock.com)