Con il recente boom della tecnologia per la smart home, anche le nostre porte da garage e le lampadine si connettono a Internet, per non parlare di alcune esigenze sorte nell’ultimo anno e mezzo con l’avvento in massa dello smart working.

E per questo motivo potreste aver bisogno di copertura Wi-Fi in parti della casa che in precedenza non avevano bisogno di accesso. Esistono numerosi prodotti che mirano a risolvere questo punto dolente, ma bisogna capire le differenze tra di essi per sapere quale acquistare. Di seguito illustreremo in dettaglio le principali differenze tra Wi-Fi extender, ripetitori Wi-Fi e bridge Wi-Fi.

Che cos’è un extender Wi-Fi?

Se avete un router Wi-Fi installato nel vostro ufficio di casa, potreste notare che quando vi trovate trovi in un punto lontano dall’altra parte della casa, avete una connessione Wi-Fi notevolmente più debole (o addirittura inesistente). Questo può essere frustrante, ma c’è una soluzione semplice: un extender Wi-Fi.

Un extender Wi-Fi, come suggerisce il nome, estende la connessione wireless esistente ad altre aree. Funziona collegandosi alla rete esistente tramite una connessione cablata e crea un nuovo punto di accesso Wi-Fi ovunque si trovi l’extender. Poiché si tratta di una connessione cablata, potete aspettarvi prestazioni, velocità e affidabilità ottimali.

In una configurazione tipica, utilizzerete la tecnologia di rete Powerline (basata sugli standard HomePlug o G.hn) per collegare l’extender al router. All’estremità del router, collegate una parte dell’hardware dell’extender a una presa a muro, quindi la collegate al router tramite un cavo Ethernet corto.

Dovreste quindi inserire l’extender stesso in una presa a muro dove avete bisogno di una migliore copertura Wi-Fi. La tecnologia Powerline si occuperà quindi della connessione cablata e i dispositivi “client” (laptop, streamer multimediali, ecc.) stabiliranno connessioni wireless all’extender.

Con una configurazione di extender wireless, la posizione è importante. La parte del sistema di estensione che si collega al router deve essere relativamente vicina al router. E a seconda delle dimensioni della casa, potreste dover aggiungere diversi extender Wi-Fi per coprire completamente la casa con il segnale Wi-Fi.

Che cos’è un ripetitore Wi-Fi?

Un ripetitore Wi-Fi, come un extender Wi-Fi, mira a portare la copertura Wi-Fi in aree della casa che altrimenti non ne avrebbero, ma lo fa in un modo diverso. A differenza di un extender Wi-Fi, un ripetitore Wi-Fi funziona collegandosi alla stazione base (il router) in modalità wireless e quindi ritrasmette e amplifica quel segnale.

Poiché il ripetitore deve utilizzare lo stesso segnale radio per ricevere dati dal router wireless e inviare dati al router wireless, dimezza di fatto la larghezza di banda della rete Wi-Fi. È meglio che rimanere bloccati con una “zona morta” in qualsiasi area della casa, ma sperimenterete velocità di trasferimento dati notevolmente lente e latenza più elevata. Se avete la possibilità di configurare un punto di accesso cablato con un extender, dovreste assolutamente seguire questa strada (o investire in una rete mesh).

Che cos’è un booster Wi-Fi?

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I dipartimenti di marketing dell’hardware di rete hanno fatto gli straordinari creando una terminologia diversa per quella che è essenzialmente la stessa cosa. Un booster Wi-Fi è solo un altro modo per dire Wi-Fi extender o ripetitore Wi-Fi. È un termine generico. Ci sono alcune aziende che chiamano i loro prodotti “booster Wi-Fi” che, sebbene non sia un termine incorretto, aggiunge ulteriore confusione.

A peggiorare le cose, alcune aziende usano persino l’extender Wi-Fi e il ripetitore Wi-Fi in modo intercambiabile, creando ancora più confusione. Quindi, per semplificare le cose, pensate al booster Wi-Fi come a qualsiasi dispositivo che estende la copertura wireless, ma informatevi bene sul prodotto in questione prima di acquistarne uno.

Che cos’è un bridge Wi-Fi?

Un bridge Wi-Fi viene utilizzato per connettere alla rete dispositivi non compatibili con il Wi-Fi o dispositivi posizionati in una posizione fuori portata. Il dispositivo, ad esempio un TV nel seminterrato, si collega al bridge Wi-Fi tramite una connessione cablata e il bridge comunica quindi con il router principale. Anche se siete connessi al bridge, per quanto riguarda il dispositivo stesso, siete connessi alla rete principale. Ovviamente bisogna aspettarsi un po’ di latenza, ma questa si ridurrà su distanze più brevi.

Bridging è anche un termine di rete usato per descrivere la connessione di due reti diverse insieme, creando un “ponte” tra loro e facendole funzionare come un’unica rete. Questo è l’ideale quando si hanno più dispositivi su reti diverse che devono essere sulla stessa rete. Uno dei bridge più comuni che incontrerete in una smart home è il Philips Hue Bridge, che collega a una rete Wi-Fi la rete di illuminazione intelligente di quell’ecosistema basata sulla tecnologia Zigbee.

Sebbene siano disponibili per la vendita bridge di rete dedicati, probabilmente avete già un dispositivo in casa che può essere trasformato in un bridge di rete. Ad esempio, molti router hanno la “modalità bridge” e anche il vostro PC può essere utilizzato come bridge di rete. Questo non è l’ideale per operazioni su larga scala, ad esempio quando è necessario accedere alla rete in un edificio vicino ma non è possibile eseguire il cablaggio. Ma se state solo cercando di connettere alla rete la vostra Playstation 5 nell’altro angolo della stanza, andrà più che bene.

Un confuso mix di terminologia

Nel grande e vasto mondo del networking, c’è molta confusione terminologica a causa di quanto strettamente correlati siano alcuni dei termini, o semplicemente a causa di un uso improprio di termini da parte del marketing. Reti mesh, backhaul cablati e wireless, router e switch, booster, extender, ripetitori, bridge… e l’elenco potrebbe continuare. C’è insomma molto da imparare e c’è una buona ragione per cui così tante persone vanno da un rivenditore di cui si fidano e comprano ciò che viene consigliato loro.