Al Cisco Live di Amsterdam, evento annuale che riunisce oltre 12.000 tra clienti e partner, l’azienda ha presentato un pacchetto di annunci che attraversa networking, sicurezza, osservabilità e governance. A sintetizzare le novità per il mercato italiano sono stati l’amministratore delegato Gianmatteo Manghi e altri manager dell’azienda, che in una conferenza stampa a Milano hanno evidenziato quattro aree chiave: infrastrutture “AI Ready”, cybersecurity potenziata dall’intelligenza artificiale, approccio “a piattaforma” e il sempre più attuale tema del trust, collegato a indipendenza tecnologica e sovranità.

AD di Cisco Italia Gianmatteo Manghi

L’Amministratore Delegato di Cisco Italia Gianmatteo Manghi

Il primo punto è anche il più urgente. Dalla ricerca AI Readiness di Cisco, condotta su ottomila aziende nel mondo, solo un terzo può affermare con certezza che la propria infrastruttura è pronta a sostenere carichi AI in modo sicuro e performante.

Sul fronte della fiducia, Manghi ha ricordato l’adesione alla Rome Call for AI e gli investimenti paralleli in soluzioni cloud e in architetture che garantiscano sovranità digitale, cioè “che permettano di rispettare tre requisiti fondamentali: l’autonomia operativa dei clienti che investono nelle nostre tecnologie, la continuità di funzionamento e la conformità completa alle regole tecnologiche europee e sulla localizzazione dei dati”.

Cisco sta estendendo la sua rete europea di Service Center certificati per lavorare con i dati strategici dei governi europei.

Cisco sta estendendo la sua rete europea di Service Center certificati per lavorare con i dati strategici dei governi europei.

Da complicato a complesso: il networking nell’era degli agenti

Michele Festuccia, responsabile del team Solution Engineer per l’Italia, ha inquadrato il contesto partendo da una distinzione: i sistemi multidominio attuali sono complicati, con molti elementi che interagiscono in modo deterministico. Con l’AI agentica il quadro da complicato diventa complesso: i flussi di traffico sono dinamici, le interazioni causa-effetto non più tutte prevedibili.

Michele Festuccia, Direttore Tecnico presso Cisco Italia

Michele Festuccia, Direttore Tecnico presso Cisco Italia

Cisco interviene su tre livelli: infrastrutture che sostengono modelli AI ad alto consumo di risorse trasmissive; Embedded AI, cioè funzionalità di machine learning integrate nei sistemi di rete per automatizzare configurazioni e individuare guasti; e infine ambienti AI, con strumenti come AI Defense per governare l’uso della generative AI e proteggere la proprietà intellettuale.

Il concetto centrale è quello dell’Internet of Agents: agenti AI che collaborano tra loro per eseguire workflow, in un modello operativo agent-first dove le decisioni vengono prese dagli agenti stessi lungo la catena operativa. Un approccio che richiede infrastrutture radicalmente diverse e che si intreccia con il tema dell’indipendenza tecnologica: Cisco, ha ricordato Festuccia, sta investendo nella produzione in-house di chip e componenti ottiche per ridurre la dipendenza da fornitori esterni.

Silicon One G300: il silicio per i data center agentici

Stefano Gioia, Solution Architect del team Cloud e AI di Cisco

Stefano Gioia, Solution Architect del team Cloud e AI di Cisco

Stefano Gioia, Solution Architect del team Cloud e AI, ha presentato il cuore hardware degli annunci: il chip Silicon One G300, un ASIC per switching da 102,4 Tbps – un trhoughput doppio rispetto alla generazione precedente – con supporto a porte Ethernet singole da 1,6 Tbps. Gioia ha sottolineato che Cisco è tra le poche aziende del settore a sviluppare internamente i propri chip. La caratteristica distintiva, secondo Gioia, è la programmabilità: il G300 può essere aggiornato dopo l’installazione per adattarsi a nuovi flussi di traffico non deterministici, come quelli generati dall’AI agentica.

Il chip introduce l’Intelligent Collective Networking, che combina packet buffer condiviso, bilanciamento ottimizzato dei carichi e telemetria proattiva. Secondo Cisco, questa combinazione migliora del 33% il tasso di utilizzo della rete e riduce del 28% i tempi di completamento dei job AI. Gioia ha introdotto anche il concetto di token economy: il vantaggio competitivo andrà a chi genera più token al minor costo infrastrutturale.

Il G300 alimenta i nuovi router Nexus 9000 con sistema operativo NX-OS e Cisco 8000 con architettura aperta, disponibili con raffreddamento ad aria o a liquido al 100%. In combinazione con le nuove ottiche LPO da 800G, che dimezzano il consumo del modulo ottico, l’efficienza energetica migliora fino al 70%, secondo l’azienda. Un singolo sistema offrirebbe la banda che nella generazione precedente richiedeva sei diversi apparati. Le ottiche, ha precisato Gioia, sono progettate in Italia. Sul versante software, la nuova dashboard Nexus One unifica la gestione delle reti data center e, grazie all’integrazione con Splunk, correla in tempo reale telemetria di rete e comportamento dei workload AI.

AgenticOps: osservabilità e controllo nell’era multi-agent

Luca Relandini, Principal Architect per Observability in Cisco

Luca Relandini, Principal Architect per Observability in Cisco

Luca Relandini, principal architect nel team globale di Observability, ha affrontato il tema della governance dei sistemi multi-agent. Nel modello tradizionale l’operatore correla manualmente informazioni da strumenti diversi, ciascuno verticale su un dominio. Con le architetture multi-agent, agenti orchestratori coordinano altri agenti, assegnano compiti e consolidano risposte. Ma questa autonomia genera criticità: servono garanzie di sicurezza, stabilità e performance.

L’approccio AgenticOps si fonda su tre pilastri:

  • Il Deep Network Model è un LLM addestrato con quarant’anni di knowledge base Cisco che, secondo i benchmark interni, offre un’accuratezza superiore del 20% rispetto ai modelli generici sulle problematiche di rete
  • Splunk funge da data fabric aziendale: un data lake unificato che raccoglie telemetria da tutti gli asset attraverso protocolli standard, evitando il lock-in.
  • Terzo pilastro è AI Canvas, tra gli annunci più significativi: un ambiente che integra l’AI Assistant (interfaccia conversazionale presente nei prodotti Cisco, capace di generare widget grafici ed eseguire azioni) con un workspace condiviso collaborativo, una sorta di war room virtuale con cui – afferma Relandini – i tempi di risoluzione dei problemi di rete possono scendere da qualche ora a pochi minuti.
Cisco AI Canvas

Cisco AI Canvas

Per il monitoraggio degli stessi agenti AI, Splunk Observability Cloud ha introdotto una sezione dedicata che traccia prestazioni, errori e consumi di token, integrandosi con AI Defense per identificare vulnerabilità come bias, allucinazioni e prompt injection.

Sicurezza per l’era agentica: dall’Hybrid Mesh Firewall al protocollo MCP

Renzo Ghizzoni, responsabile Cybersecurity di Cisco Italia, ha chiuso il cerchio affrontando il tema della protezione. Il punto di partenza è un cambio di paradigma: nell’era degli agenti AI – ha spiegato – la sicurezza non può più essere un layer aggiunto sopra applicazioni e infrastrutture, ma deve essere integrata direttamente nella rete. Cisco declina questo principio attraverso l’Hybrid Mesh Firewall, un’architettura che estende i punti di controllo dal firewalling tradizionale al mondo dei container, delle macchine virtuali e della microsegmentazione, coesistendo con soluzioni di terze parti e infrastrutture SDN già in essere. Il tutto è orchestrato da Security Cloud Control, un unico piano di gestione delle policy di sicurezza.

Renzo Ghizzoni, Country Leader Sales Security di Cisco Italia.

Renzo Ghizzoni, Country Leader Sales Security di Cisco Italia.

La novità più rilevante riguarda però la protezione degli agenti AI. Ghizzoni ha sottolineato come il workplace del futuro non sia più composto solo da persone e dispositivi, ma anche da agenti che si connettono autonomamente alle applicazioni. Questo introduce una sfida specifica: gli agenti comunicano attraverso protocolli come MCP (Model Context Protocol), con pattern di traffico diversi da quelli tradizionali. Cisco ha annunciato il supporto nativo di MCP all’interno della propria soluzione SASE, con la capacità di fare discovery e inventory delle comunicazioni MCP, ottimizzare il routing del traffico AI e, soprattutto, ispezionare l’intento delle comunicazioni agentiche per identificare accessi malevoli o comportamenti anomali.

Su Cisco AI Defense, Ghizzoni ha evidenziato tre aggiornamenti annunciati al Cisco Live:

la possibilità di costruire una bill of materials dell’AI, censendo tutti gli asset della supply chain, inclusi i server MCP;

il red teaming algoritmico avanzato che testa la resistenza dei modelli ad attacchi di prompt injection reiterati nel tempo;

gli agenti AgenticOps integrati in Security Cloud Control, capaci di analizzare autonomamente il traffico firewall e suggerire ottimizzazioni delle policy.

Integrazione, ma senza rigidità: la sfida è aperta

Alla domanda su come evitare che la piattaforma diventi un sistema rigido, i relatori hanno indicato la gestione unificata dell’identità e dei permessi come collante trasversale alle tecnologie, affiancata dalla costruzione modulare delle interfacce. Gioia ha aggiunto il ruolo dei Cisco Validated Design, architetture certificate con partner come NVIDIA, Red Hat e VAST, e il concetto di AI Pod: un blocco preconfigurato con computing, networking, storage e software, venduto e supportato come entità unica.

Cisco vuole quindi essere l’abilitatore infrastrutturale dell’era agentica, con una piattaforma che copre tutti i livelli, dal chip di silicio alla governance. La sfida sarà dimostrarlo sul campo, soprattutto per le imprese che devono conciliare innovazione e sovranità dei dati.