Elon Musk ha annunciato che dal prossimo anno l’azienda spaziale SpaceX inizierà a fornire in via sperimentale un servizio di comunicazione satellitare chiamato Starlink Direct2Cell e che potrà essere usato con qualsiasi cellulare attuale, senza bisogno di accessori hardware o software particolari. L’annuncio è stato dato congiuntamente a Mike Sievert, CEO di T-Mobile USA che sarà il primo partner a rendere disponibile il servizio ai suoi clienti negli Stati Uniti, inclusi Alaska, Hawai, Porto Rico e acque territoriali.

Il servizio sarà inizialmente limitato alla possibilità di inviare e ricevere SMS, MMS ed eventualmente comunicazioni di app di messaggistica che dovranno essere individuate (ne parliamo più avanti), ed è mirato a garantire alcuni servizi – per il momento ristretta appunto ai messaggi di testo – in tutte le zone non coperte dalla rete cellulare o per casi di emergenza, in cui disastri naturali come incendi o terremoti possono danneggiare antenne e centrali terrestri.

Il problema delle zone morte per quanto riguarda la connettività cellulare è particolarmente sentito negli Stati Uniti, dove in più del 20 percento del territorio nazionale non c’è alcuna copertura cellulare, in particolare in aree rurali e negli enormi parchi nazionali, nei quali l’installazione di antenne è sottoposta a limitazioni. A differenza dell’Italia, dove le aree in cui manca la copertura cellulare sono piccole e distribuite a macchia di leopardo, negli USA queste aree possono occupare centinaia di chilometri quadrati nei quali non è possibile contattare nessuno in caso di necessità.

Starlink sul cellulare: come funziona

Come dicevamo, a differenza dell’attuale servizio Starlink, che richiede di installare una parabola, il nuovo tipo di connessione sarà utilizzabile con gli attuali cellulari, a patto che sia visibile una porzione di cielo. Non funzionerà quindi all’interno di edifici o in zone coperte da alberi.   

Elon Musk ha affermato che l’intenzione è quella di estendere il servizio anche alle chiamate voce e alla connettività internet, ma l’intenzione sembra in conflitto con le capacità tecniche dei satelliti Starlink V2, che con una banda da 2 a 4 Mbit al secondo consentirebbero di avere solo 2.000 conversazioni contemporanee per ogni cella, contro centinaia di migliaia di messaggi di testo.

Se l’idea è quella di consentire l’utilizzo in modo trasparente per l’utente (se manca la copertura terrestre, il cellulare si aggancia automaticamente al satellite, secondo Sievert senza costi aggiuntivi), il numero di connessioni vocali rischia di saturare la capacità della costellazione Starlink.

Detto ciò, anche soltanto la possibilità di inviare e ricevere messaggi ovunque, anche in mezzo al deserto o in mare aperto, è qualcosa di rivoluzionario, soprattutto in caso di emergenze o catastrofi. Con il suo attale servizio basato su parabole, Starlink è stata fondamentale nel garantire la connettività all’esercito e alla popolazione ucraina in seguito all’invasione russa.

Apple forse parte della sperimentazione?

La notizia di SpaceX ha portato alcuni commentatori sui social a ipotizzare che Apple potrebbe annunciare a giorni un suo coinvolgimento nella sperimentazione. Il principale indizio è la grafica dell’invito all’evento Apple del 7 settembre e che raffigura la mela disegnata tra le stelle e riporta la scritta “Far out” (lontano).

evento apple settembre starlink

Se così fosse, il coinvolgimento potrebbe riguardare il supporto di iMessage, l’app che su iOS gestisce sia gli SMS, sia i messaggi via Internet. Negli Stati Uniti, dove la quota di mercato di Apple nei cellulari è attorno al 50 percento, iMessage svolge il ruolo che da noi è interpretato da WhatsApp, che infatti laggiù in pochi conoscono e usano.

Poter annunciare che gli iPhone potranno inviare e ricevere messaggi ovunque, indipendentemente dalla copertura degli operatori, sarebbe un bel colpo per Apple. Siamo però nell’ambito delle congetture che si auto alimentano ogni volta che Apple tiene un evento di questa portata.

I dubbi sulla sostenibilità per l’ambiente terrestre e quello spaziale

Non tutti però sono entusiasti dei progetti legati a Starlink. Alcuni esperti hanno espresso dubbi sulla sostenibilità ambientale ed economica del progetto, che prevede la messa in orbita di una costellazione di 30.000 satelliti che pesano circa 1,2 tonnellate ciascuno. Vista l’attuale capacità di carico delle navi Starship di Space X (150 tonnellate), questo significherebbe fare 250 lanci nell’arco dei 5-7 anni.

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Una volta terminata la messa in orbita, però, sarebbe già ora di ricominciare daccapo, perché l’aspettativa di vita dei satelliti Starlink v2 è appunto più o meno la stessa: dai cinque ai sette anni. Questo preoccupa gli esperti di inquinamento atmosferico, non tanto per le emissioni di CO2 (che equivalgono a quelle di circa 400 voli commerciali transatlantici: non poco, ma nemmeno un’enormità), quanto per alterazioni nell’ozonosfera e per l’effetto che avrebbero inquinanti emessi in alta quota.

Più serie sono le preoccupazioni relative all’inquinamento generato dai satelliti in fase di rientro, e nel caso si verificassero collisioni in orbita che andrebbero ad aggravare l’affollamento dei detriti spaziali in modo imprevedibile e con possibili reazioni a catena con conseguenze gravi sia in orbita, sia a terra.

SpaceX dichiara che gli Starlink v2 potranno effettuare correzioni di rotta per evitare i detriti, e anche effettuare una manovra chiamata Ducking che modificando l’orientamento di antenne e pannelli, ridurre la possibile superficie d’impatto. Basterà?

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Contrari a questo tipo di sfruttamento intensivo di una risorsa comune, lo spazio, sono anche gli astronomi, le cui osservazioni sono sempre più disturbate dalla presenza di satelliti. Per il numero di satelliti e per la quota orbitale, Starlink risulta tra gli elementi di maggior disturbo per loro.