Si è costituita ufficialmente TikTok USDS Joint Venture LLC, l’entità a maggioranza americana che gestirà dati, algoritmo e moderazione dei contenuti per oltre 200 milioni di utenti statunitensi. L’annuncio arriva in esecuzione dell’ordine esecutivo firmato dal presidente Trump  il 25 settembre 2025. Si chiude così una vicenda iniziata durante il suo primo mandato e proseguita con una legge del congresso che impone la cessione del ramo d’azienda americano sotto l’amministrazione Biden, e che aveva come possibile conseguenza un ban che aveva tenuto la piattaforma offline per 14 ore nel 2025, con ban revocato da un ordine esecutivo di Trump il giorno dopo.

La struttura proprietaria vede tre managing investors con partecipazioni del 15% ciascuno: Oracle, Silver Lake e MGX (fondo di Abu Dhabi). La cinese ByteDance  mantiene il 19,9%, appena sotto la soglia del 20% prevista dalla legge. Completano il consorzio investitori come Dell Family Office, Susquehanna International Group, General Atlantic e altri partner finanziari internazionali.

La governance è affidata a un board di sette membri a maggioranza americana, presieduto da Shou Chew (CEO di TikTok Global) e composto da rappresentanti degli investitori principali. Raul Fernandez, presidente e CEO di DXC Technology, assume il ruolo di direttore indipendente e presidente del Security Committee, portando in dote tre decenni di esperienza all’intersezione tra tecnologia, rischio e sicurezza nazionale.

Adam Presser, proveniente dall’organizzazione TikTok USDS originaria, è stato nominato CEO della Joint Venture, mentre Will Farrell assume la carica di Chief Security Officer. Entrambi hanno precedenti esperienze in TikTok e nel settore della sicurezza informatica.

Ramo operativo e ramo commerciale

La divisione delle competenze rappresenta un aspetto peculiare dell’accordo. TikTok USDS Joint Venture (la TikTok americana) gestirà infrastruttura, protezione dei dati, sicurezza dell’algoritmo, software assurance e trust & safety (moderazione contenuti e policy).

TikTok Global (la TikTok cinese) avrà invece il controllo su interoperabilità di prodotto globale e determinate attività commerciali, inclusi e-commerce, pubblicità e marketing. Secondo un comunicato diffuso da TikTok Global, questa separazione consentirà agli utenti americani di continuare a beneficiare dell’esperienza TikTok globale, permettendo ai creator statunitensi di essere visti a livello mondiale e alle aziende di operare su scala internazionale.

I dati degli utenti americani saranno conservati nell’ambiente cloud di Oracle negli Stati Uniti (cosa che già avviene), e l’algoritmo di raccomandazione verrà riaddestrato, testato e aggiornato su dati esclusivamente statunitensi.

L’algoritmo di raccomandazione verrà riaddestrato, testato e aggiornato su dati esclusivamente statunitensi

Le salvaguardie per i dati personali si estendono anche all’editor video CapCut, a Lemon8 e altre app e siti web del portafoglio ByteDance negli Stati Uniti.

Anche se l’accordo è apparentemente concluso, alcuni rappresentanti del Congresso stanno cercando di sottoporlo a una revisione e autorizzazione parlamentare. Repubblicani e democratici chiedono di conoscere nel dettaglio il funzionamento della nuova piattaforma e di avere garanzie sull’effettiva indipendenza dell’algoritmo da influenze cinesi.

Come e perché si è arrivati a questo

La vicenda TikTok affonda le radici in preoccupazioni per la sicurezza nazionale emerse durante la prima amministrazione Trump e confermate poi sotto Biden. Tra i principali incidenti e prove raccolte, citiamo le registrazioni audio di 80 riunioni interne TikTok che confermavano l’accesso ai dati di cittadini americani da parte di ingegneri in Cina  e trasferimenti di dati europei verso server cinesi confermati dal Garante privacy Irlandese, che ha comminato a ByteDance una multa di 530 milioni di euro.

Oltre a una gestione non conforme dei dati personali generici, c’è anche un caso di sorveglianza mirata. ByteDance ha confermato che alcuni dipendenti (autonomamente e senza autorizzazione, sostiene) avevano tracciato la posizione fisica di due giornalisti di Forbes e Financial Times che stavano indagando sulla piattaforma, utilizzando i dati dell’applicazione per identificare le loro fonti interne a TikTok.

Il quadro normativo cinese aggrava le preoccupazioni: la Legge sull’Intelligence Nazionale del 2017 obbliga qualsiasi organizzazione o cittadino a cooperare con i servizi segreti, senza possibilità di rifiuto. ByteDance ha inoltre un rappresentante del Partito Comunista Cinese con un vicepresidente che ha influenza su tutte le linee di prodotto e di business.

I briefing classificati al Congresso nel marzo 2024 hanno rappresentato un punto di svolta, producendo un consenso bipartisan senza precedenti, con un voto 50-0 in commissione, poi 352-65 alla Camera e una conferma unanime della Corte Suprema, è stata varata la legge Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Application, che ha portato all’accordo odierno.

Non è dato sapere che tipo di informazioni i parlamentari abbiano ricevuto in quelle riunioni a porte chiuse, ma basti sapere che hanno convinto anche politici fino a quel momento molto attivi sulla piattaforma e sfavorevoli al ban. Qualcuno di loro ha definito TikTok come “una pistola carica puntata alla testa degli americani”.

Si suppone che le preoccupazioni ruotino attorno alla possibilità che TikTok ha di controllare gli argomenti che vengono diffusi quotidianamente sulle pagine Per te di centinaia di milioni di utenti, orientandone opinioni ma anche invitandoli all’azione sociale e politica. È noto che TikTok abbia usato per un certo periodo di tempo una funzionalità interna chiamata Heat button in grado di aumentare la visibilità di un video specifico, facendolo diventare virale.

Altrettanto nota è la velocità con cui i video virali si diffondono. Si ritiene che i video diffusi su TikTok abbiano avuto un ruolo importante nelle rivolte giovanili che lo scorso anno hanno portato alla caduta del governo in Nepal.

Il controllo della narrazione nel mondo digitale

L’accordo rivela una dinamica di potere che va oltre le questioni di privacy e sicurezza informatica. Gli Stati Uniti hanno ottenuto il controllo sull’unico grande social network con una grande diffusione domestica e che non potevano regolare direttamente. La struttura della Joint Venture, pur mantenendo l’interoperabilità globale dei contenuti, introduce un elemento critico: le interazioni provenienti da utenti esteri (like, commenti, condivisioni…) non concorreranno ad aumentare la visibilità dei contenuti nell’algoritmo americano.

Sarà quindi la parte americana a decidere i criteri che portano i contenuti a diventare virali o a essere nascosti, considerando unicamente le interazioni ricevute dagli utenti americani.

Questa scelta ha una duplice lettura. Da un lato rappresenta una legittima protezione contro possibili interferenze estere in eventi critici come elezioni o crisi nazionali. L’indagine della Commissione Europea sull’interferenza russa nelle elezioni rumene del dicembre 2024, che ha rilevato circa 800 account russi riattivati e 25.000 account creati prima delle elezioni, dimostra che il rischio non è astratto.

Dall’altro, conferisce agli Stati Uniti un controllo sostanziale sulla narrazione digitale per metà della popolazione americana, in particolare sulla metà più giovane che non guarda la tv, non legge i quotidiani e non frequenta Facebook. L’algoritmo riaddestrato su dati esclusivamente statunitensi, isolato dalle dinamiche di engagement globale, crea di fatto un ecosistema informativo separato.

Il sospetto quindi è che invece di disarmare quella pistola carica puntata alla testa degli americani, l’amministrazione attuale voglia impugnarla saldamente nelle proprie mani in un momento in cui i video diffusi sulle piattaforme social contradicono platealmente le affermazioni dell’amministrazione sulle violazioni di diritti civili e i crimini commessi dall’ICE per le strade di Minneapolis .

Il sospetto è che, invece di disarmare quella pistola carica puntata alla testa degli americani, l’amministrazione voglia impugnarla saldamente nelle proprie mani

L’ipocrisia dei due pesi e due misure

Uno degli aspetti più ironici della faccenda è nel confronto con l’atteggiamento delle piattaforme americane che stanno ingaggiando battaglie legali e facendo lobbying contro i regolatori europei, che hanno varato leggi come il GDPR e il Digital Services Act per difendere i cittadini dallo sfruttamento dei dati personali, dalla manipolazione algoritmica, dalla disinformazione e contenuti dannosi per i minori e non solo.

Meta, X Corp, Google e altre big tech hanno contestato sistematicamente queste leggi sul territorio europeo, sostenendo che violano la libertà di espressione e rallentano l’innovazione tecnologica. In casa propria, però, gli USA mostrano di avere nei confronti di TikTok esattamente le stesse preoccupazioni che gli europei hanno nei confronti delle piattaforme americane, ma invece di risolverle con una legge che riguardi tutte le piattaforme allo stesso modo, la risolve con una legge “ad aziendam” che impone la cessione del controllo.

Gli USA mostrano di avere nei confronti di TikTok esattamente le stesse preoccupazioni che gli europei hanno nei confronti delle piattaforme americane

La questione solleva interrogativi fondamentali sulla governance digitale globale. Se il rischio è che un governo autoritario possa accedere ai dati o manipolare il dibattito pubblico, questo rischio cambia natura quando il governo in questione è il nostro o quello di un paese alleato? Cambia se è uno stato autoritario o una democrazia pienamente funzionale?

Il modello che sembra emergere è quello di una frammentazione dell’ecosistema digitale lungo linee di faglia legate alla sovranità nazionale. Dopo anni di retorica sulla natura aperta di internet, le grandi democrazie occidentali stanno tracciando confini digitali tanto rigidi quanto quelli del Great Firewall cinese. L’Internet globale si sta frammentando in una serie di reti che hanno solo alcuni punti di connessione tra loro, attentamente sorvegliati come i check point della storica cortina di ferro.

Si avvicina l’era della Splinternet.