Dal palco del Taipei Music Center nella cornice del Computex 2026, il CEO di Nvidia Jensen Huang ha mostrato al mondo il “superchip” RTX Spark, una dichiarazione d’intenti rivolta a Intel, AMD e, in misura diversa, anche a Qualcomm, con i quali Nvidia vuole una fetta del mercato PC… e sembra avere il chip giusto per ottenerla.

Conosciuto internamente come N1X, il chip RTX Spark è strettamente imparentato con il GB10 Superchip che già alimenta DGX Spark, la workstation AI tascabile che Huang aveva presentato al CES 2025 sotto il nome in codice Project Digits. Il progetto RTX Spark è stato avviato tre anni fa insieme a Microsoft, Arm, MediaTek e altri partner dell’ecosistema e se DGX Spark era, in qualche misura, la prova generale, adesso Nvidia fa sul serio.

Sul piano tecnico, la natura del chip merita un approfondimento. Il GB10 è composto da due dielets (un S-Dielet che ospita la CPU e il sottosistema di memoria e un G-Dielet dedicato alla GPU), assemblati con packaging avanzato 2.5D su processo TSMC a 3 nanometri. Il processore conta 20 core ARM v9.2, progettati da MediaTek in due cluster da 10, con 32 MB totali di cache L3. La GPU integrata si basa sull’architettura Blackwell GB100 e porta in dote 6.144 CUDA core, Tensor Core di quinta generazione, supporto DLSS, Ray Tracing e NVFP4. Parlare di “GPU integrata” in questo contesto suona quasi riduttivo, visto che siamo di fronte a qualcosa che non ha precedenti nella categoria. 

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Il chip trasporta fino a 128 GB di memoria unificata, rivendica 1 petaflop di calcolo AI e dovrebbe fare la sua comparsa in autunno su laptop e desktop compatti di ASUS, Dell, HP, Lenovo, Microsoft Surface e MSI, con Acer e GIGABYTE in arrivo in un secondo momento. L’aspetto più significativo, però, non è la lista degli OEM, ma il fatto che questi sistemi gireranno su Windows e non su una distribuzione Linux derivata, come il DGX OS basato su Ubuntu 24.04 che equipaggia le workstation AI di Nvidia.

Huang ha dichiarato che Microsoft e Nvidia hanno lavorato a stretto contatto per garantire la compatibilità delle applicazioni Windows su N1X, aggiungendo che RTX Spark è progettato per “reinventare” i PC Windows nell’era degli agenti AI. È un punto cruciale. Qualcomm ci ha provato per anni con Windows on Arm, accumulando frustrazioni e problemi di compatibilità che hanno raffreddato l’entusiasmo degli utenti. Nvidia arriva a questo appuntamento con un vantaggio che Qualcomm non aveva, ovvero una reputazione impeccabile nel mondo del gaming e del computing professionale, nonché un brand che il pubblico PC conosce e rispetta e, soprattutto, la collaborazione esplicita di Microsoft fin dalle prime fasi di sviluppo del chip.

Per quanto riguarda le prestazioni dichiarate, Nvidia afferma che i sistemi basati su N1X dovrebbero reggere 100 frame al secondo in risoluzione 1440p nei videogiochi AAA grazie all’ausilio di tecnologie di upscaling come DLSS. I 128 GB di memoria unificata aprono inoltre scenari che finora appartenevano esclusivamente alle workstation desktop, tra cui rendering 3D che richiedono oltre 90 GB di VRAM, editing video in 12K, generazione di video con AI ed esecuzione locale di modelli linguistici da 120 miliardi di parametri con finestre di contesto sufficientemente ampie da supportare agenti locali.

Nvidia RTX Spark

 

Huang ha paragonato questa trasformazione alla reinvenzione del telefono nello smartphone; una frase ad effetto, certo, ma non del tutto priva di sostanza considerando l’entità del salto prestazionale rispetto ai cosiddetti Copilot+ PC che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Non a caso, l’annuncio di Nvidia ha fatto scendere i titoli di AMD, Intel e Qualcomm. Wall Street ha infatti capito immediatamente che non si tratta di un esperimento di nicchia. Nvidia entra nel mercato PC con tutti i crismi (partner di primo piano, chip competitivo, ecosistema software garantito da Microsoft, roadmap multi-generazionale) e lo fa in un momento in cui la narrazione dell’AI on-device ha finalmente trovato una direzione credibile.

Sul fronte dei prezzi, la prudenza è d’obbligo. I sistemi GB10 partner al lancio oscillavano tra i 3.000 e i 4.000 dollari e DGX Spark oggi viene venduto a 4.699 dollari, complice l’aumento generalizzato dei prezzi della memoria. Aspettarsi che gli RTX Spark entry-level scendano sotto la soglia dei 2.000 dollari sarebbe ottimistico. Il posizionamento è chiaramente premium, almeno in questa prima fase, e la vera partita si giocherà quando e se Nvidia riuscirà a portare questa architettura su fasce di prezzo più accessibili.