Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente tornano a pesare sui mercati globali, colpendo in modo diretto il comparto tecnologico asiatico. Ieri, numerosi titoli del settore hanno registrato ribassi significativi dopo gli attacchi iraniani contro la Ras Laffan Industrial City in Qatar, uno degli hub energetici più strategici al mondo. L’impennata dei prezzi del petrolio ha ulteriormente peggiorato il sentiment degli investitori, alimentando timori su inflazione e interruzioni nelle catene di approvvigionamento.

Il legame tra energia e industria tecnologica è più stretto di quanto possa sembrare. Molti materiali utilizzati nella produzione elettronica (dalle schede a circuito stampato ai prodotti chimici per semiconduttori) derivano direttamente o indirettamente dal settore energetico, in particolare dal gas naturale e dai suoi sottoprodotti. Tra questi, l’elio riveste un ruolo cruciale.

Le borse asiatiche hanno reagito immediatamente. I colossi sudcoreani SK Hynix e Samsung Electronics hanno perso rispettivamente il 2,23% e l’1,8%, mentre Seoul Semiconductor ha ceduto il 2,53%. In Giappone, Advantest ha registrato un calo superiore al 4%, seguita da Tokyo Electron (-1,99%). Anche TSMC, leader globale nella produzione di chip, ha chiuso in ribasso del 2,1%.

Non sono stati risparmiati nemmeno i titoli legati all’intelligenza artificiale. Le cosiddette “AI tigers” cinesi, tra cui MiniMax e Zhipu, hanno perso rispettivamente il 10% e l’8%, interrompendo un recente rally alimentato anche dalle dichiarazioni ottimistiche di Jensen Huang sulle prospettive degli agenti AI.

Crediti: Shutterstock

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Il nodo centrale resta la catena di approvvigionamento dei semiconduttori, già fragile e altamente globalizzata. Gli attacchi contro il complesso industriale gestito da QatarEnergy hanno sollevato preoccupazioni non solo per il gas naturale liquefatto (LNG), ma soprattutto per l’elio, un sottoprodotto essenziale per la produzione di chip.

Il Qatar è responsabile di oltre un terzo della produzione mondiale di elio, utilizzato nei processi di fabbricazione dei semiconduttori e in applicazioni come la risonanza magnetica. Eventuali interruzioni prolungate nella produzione o nella distribuzione potrebbero avere effetti a catena su tutta l’industria tecnologica globale.

Già nelle settimane precedenti, QatarEnergy aveva annunciato uno stop produttivo nel suo impianto da 77 milioni di tonnellate annue, dichiarando lo stato di forza maggiore sulle spedizioni di LNG. Secondo gli analisti di Fitch Ratings, questa situazione sta restringendo l’offerta di elio, aumentando i rischi per l’intera supply chain asiatica dei semiconduttori.

Anche in caso di ripresa delle attività, i problemi logistici potrebbero persistere. Ritardi nei trasporti, congestioni portuali e difficoltà nella ricostruzione delle catene distributive rischiano infatti di prolungare gli effetti della crisi ben oltre la fase emergenziale.

Oltre all’elio, l’attenzione degli analisti si concentra sull’intero comparto petrolchimico del Golfo, fondamentale per sostenere la crescita delle infrastrutture digitali, inclusi data center e sistemi hyperscale. Secondo gli esperti, uno scenario peggiore potrebbe tradursi in ritardi nella produzione di semiconduttori con impatti economici stimati tra 1,5 e 3 miliardi di dollari in ricavi rinviati.

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