Apple ha presentato ieri il MacBook Pro con display PROLED XDR, il primo Mac con schermo touch. È disponibile nei formati da 14 e 16 pollici con i chip M5 Pro e M5 Max e affianca, senza sostituirli, i MacBook Pro tradizionali con schermo mini-LED. Il giorno prima l’azienda aveva annunciato il MacBook Pro 14 pollici con il nuovo chip M6, a partire da 2.349 euro e iMac sempre con chip M6. Tutti sono già ordinabili e saranno consegnati dal 6 novembre.

Un ripensamento lungo sedici anni

Nell’ottobre 2010 Steve Jobs aveva liquidato pubblicamente l’idea di un portatile con schermo touch. Secondo il cofondatore di Apple, i test condotti dall’azienda dimostravano che le superfici tattili non funzionano in posizione verticale: l’effetto è spettacolare in una dimostrazione, ma dopo poco il braccio si affatica e l’esperienza diventa pessima dal punto di vista ergonomico. È il fenomeno che da allora viene chiamato gorilla arm. Successivamente, anche Tim Cook aveva difeso la separazione tra Mac e iPad, paragonando l’idea di fonderli a quella di unire un frigorifero e un tostapane.

Nel frattempo i portatili Windows con schermo touch sono diventati comuni e una generazione di utenti si è abituata a manipolare i contenuti direttamente con le dita non solo su smartphone e tablet, ma anche sui pc. Apple arriva quindi ultima, ma con un’implementazione che punta sulla precisione: il sensore è integrato nel pannello invece che sovrapposto, per ridurre la latenza, e la cerniera è stata irrigidita per evitare che lo schermo oscilli quando lo si tocca. Durante le videochiamate una stabilizzazione dell’immagine compensa i movimenti della fotocamera causati dal tocco.

Tastiera e trackpad restano gli strumenti principali. macOS traduce automaticamente i tocchi in clic, ma per sfruttare davvero lo schermo le applicazioni dovranno adottare le nuove interfacce di programmazione per i gesti. Tra le app che saranno ottimizzate entro fine anno Apple cita Microsoft Word, Excel, PowerPoint e Outlook, Zoom, Notion, Adobe Lightroom, DaVinci Resolve e Blender. Lo schermo non supporterebbe però Apple Pencil.

Display OLED tandem e Dynamic Island

Il supporto al touch non è però l’unica cosa notevole dello schermo. Il pannello PROLED XDR usa la tecnologia OLED tandem, con due strati sovrapposti di pixel che emettono luce propria: una soluzione che consente luminosità più elevate e una maggiore durata rispetto agli OLED tradizionali. Apple dichiara un picco di 2.000 nit sia per i contenuti HDR sia per quelli SDR, contro i 1.600 del precedente display mini-LED, e un contrasto di 10.000.000:1, dieci volte superiore. Oltre allo spazio colore P3 il pannello copre ora anche Adobe RGB, rilevante per fotografia e stampa professionali, e la frequenza di aggiornamento varia da 10 a 120 Hz.

Il display offre modalità di riferimento calibrate per cinema, fotografia e stampa e, per la prima volta, modalità DICOM per la visualizzazione di immagini mediche, limitate però dalla stessa Apple a scopi di ricerca e didattica.

Il MacBook Pro con schermo touch PROLED è disponibile nei tagli da 14 e 16 pollici.

Il MacBook Pro con schermo touch PROLED è disponibile nei tagli da 14 e 16 pollici.

La tacca che ospitava la fotocamera lascia il posto alla Dynamic Island, già vista su iPhone: un’area attorno alla fotocamera che mostra attività in tempo reale, come la musica in riproduzione o un trasferimento AirDrop, e che si può toccare per interagire. Nonostante le novità, i portatili sono più leggeri: 1,38 kg per il 14 pollici (227 grammi in meno) e 1,82 kg per il 16 pollici (317 grammi in meno). Le diagonali effettive salgono a 14,2 e 16,3 pollici.

128 GB di memoria e 16 TB di archiviazione

Nelle configurazioni con M5 Max il MacBook Pro PROLED arriva a 128 GB di memoria unificata, cioè condivisa tra CPU, GPU e acceleratori neurali, con una banda fino a 614 GB/s. Non si tratta di un primato, perché era già disponibile sulle generazioni precedenti, ma oggi il suo pubblico naturale è cresciuto perché interessa chi vuole eseguire in locale modelli IA. Con 128 GB condivisi, Apple sostiene che M5 Max possa eseguire sul dispositivo modelli da centinaia di miliardi di parametri.

L’altra novità è l’archiviazione fino a 16 TB, sempre solo con M5 Max: il doppio del limite precedente dei MacBook e una capacità rara tra i portatili dei grandi produttori, spesso raggiungibile solo con personalizzazioni ad-hoc. Il prezzo è commisurato: sullo store italiano, il passaggio da 2 a 16 TB costa 7.700 euro, e la configurazione massima supera i 16.000 euro (Ricordiamo che in Italia lo storage sui dispositivi è gravato dall’obsoleto compenso per copia privata, tassazione alla fonte proporzionale allo spazio di archiviazione).

Apple crea così una nuova fascia al vertice della gamma, pensata per creativi, sviluppatori e professionisti dell’immagine. Il vero banco di prova, però, non sarà lo schermo ma il software: senza applicazioni progettate per il tocco, il touch sul Mac rischia di restare una funzione sottoutilizzata. Il precedente tentativo di introdurre interfacce touch innovative risale alla Touch Bar, la striscia tattile sopra la tastiera introdotta sui MacBook Pro nel 2016 e poi abbandonata per scarsa adozione.

Il chip M6 debutta sul MacBook Pro 14 pollici

Il paradosso della settimana è che il chip più recente non sta sul modello più costoso. Il MacBook Pro 14 pollici di base riceve infatti il chip M6, che ha debuttato ad agosto sul Mac mini, con CPU a 12 core e GPU a 12 core, due in più ciascuna rispetto a M5. Ogni core della GPU integra un acceleratore per i carichi AI, affiancato da un doppio Neural Engine a 16 core. Secondo i test di Apple, la grafica è fino al 30% più veloce rispetto a M5, mentre i carichi AI registrano prestazioni fino al 25% superiori.

Il MacBook Pro da 14 pollici con chip M6.

Il MacBook Pro da 14 pollici con chip M6.

Le prestazioni AI non potranno però essere sfruttate con i modelli più grandi. La memoria infatti parte da 16 GB e si ferma a soli 32 GB. Arrivano Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, mentre le porte restano Thunderbolt 4 e l’autonomia dichiarata è di 24 ore.

Il MacBook Pro con M6 è quindi un prodotto intermedio, incastrato tra il più economico MacBook Air e il MacBook Pro con M5 Pro, che costa poco di più e offre prestazioni nettamente superiori.

Anche iMac con M6 e le novità di Creator Studio

Lo stesso chip M6 arriva sull’iMac da 24 pollici, che salta la generazione M5. Il design e i sette colori restano invariati, mentre debuttano Wi-Fi 7, Ethernet a 2,5 Gigabit sul modello a 12 core e un’unità SSD fino a due volte più veloce. Il prezzo parte da 1.829 euro. L’aggiornamento ha senso per chi possiede ancora un iMac con uno dei primi chip Apple Silicon o addirittura un processore Intel, molto meno per chi ha già un modello con M4.

Apple ha aggiornato anche Creator Studio, l’abbonamento che riunisce le sue app creative e di produttività (12,99 euro al mese o 129 euro l’anno). Tra le novità, effetti MotionVFX integrati in Final Cut Pro, la generazione di riempimenti da descrizione testuale in Pixelmator Pro e un assistente in Logic Pro. Per le aziende è più interessante quanto arriva in Keynote, Pages e Numbers: un assistente basato su modelli di Apple e OpenAI e il supporto a MCP (Model Context Protocol), lo standard aperto che consente ad agenti AI esterni di leggere e modificare documenti ed eseguire azioni automatizzate. Gli assistenti sono in versione beta e per ora funzionano solo in inglese americano. Gli aggiornamenti saranno disponibili a novembre.

Prezzi e disponibilità

  • MacBook Pro 14 pollici con M6: da 2.349 euro
  • MacBook Pro PROLED XDR 14 pollici: da 3.399 euro con M5 Pro, da 5.299 euro con M5 Max
  • MacBook Pro PROLED XDR 16 pollici: da 3.999 euro con M5 Pro, da 5.699 euro con M5 Max
  • iMac con M6: da 1.829 euro (10 core), da 2.029 euro (12 core)

Tutti i modelli sono ordinabili e saranno consegnati dal 6 novembre.