Abacus Group vuole essere il grande consulente IT a misura di PMI

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Uno dei motivi della scarsa produttività dell’economia italiana è che le PMI, che ne costituiscono l’ossatura, sono troppo piccole e male equipaggiate per riuscire a fare leva sulle tecnologie digitali. L’IT delle piccole e medie imprese italiane è spesso frammentato tra 8 e 12 fornitori diversi, gestiti da team ridotti all’osso se non da consulenti esterni, e senza figure di governance. Abacus Group è stata costruita proprio per riempire quel vuoto: offrire alle PMI un interlocutore unico capace di coprire l’intero ciclo di vita dei sistemi IT, dall’infrastruttura all’intelligenza artificiale.
Un progetto industriale nato da zero
Nonostante la presentazione ufficiale sia del 15 maggio scorso, Abacus Group nasce nel 2022 e ha operato fin qui sotto traccia, o meglio interfacciandosi con il mercato solo attraverso le (tante) società acquisite in questi anni. Nasce come progetto industriale puro – non dalla trasformazione di un’azienda preesistente, ma dall’aggregazione mirata di società tecnologiche specializzate. In poco più di due anni il gruppo ha valutato oltre 1.300 target e chiuso l’acquisizione di 16 società, con un enterprise value complessivo investito superiore ai 60 milioni di euro. Il modello finanziario delle acquisizioni misto – in parte cash, in parte concambio azionario – trasforma gli imprenditori acquisiti in soci del gruppo, allineando gli incentivi sulla crescita collettiva piuttosto che sulle singole entità.

Michele Lamartina, Amministratore Delegato di Abacus Group
A guidare il gruppo è Michele Lamartina, Amministratore Delegato con un curriculum costruito interamente nei grandi nomi del software e della cybersecurity enterprise: Accenture, VMware, CA Technologies, Broadcom, Salesforce e da ultimo Palo Alto Networks, dove ha ricoperto il ruolo di Regional Vice President per Italia, Grecia, Cipro e Malta. Il ruolo di Group Chairman è affidato a Marco Comastri, anch’egli con incarichi di vertice passati in IBM, Microsoft, CA Technologies e Tinexta.
Con il lancio ufficiale del gruppo, Abacus avvia il consolidamento sotto tre linee di business integrate e un unico modello operativo.
I numeri: 50 milioni di partenza, 200 milioni come obiettivo
A fine 2025 il gruppo aggregava circa 45 milioni di euro di ricavi e 11 milioni di EBITDA, con oltre 450 dipendenti distribuiti in più di 15 sedi, prevalentemente in Italia, con presenze a Madrid e Lugano. Tre nuove acquisizioni chiuse tra gennaio e maggio 2026 hanno già aggiornato quei numeri di un ulteriore 10–15%.
L’obiettivo dichiarato è superare i 200 milioni di euro di fatturato entro il 2029, combinando crescita organica (stimata in almeno il 10% annuo attraverso il cross-selling sulla base clienti esistente) con un piano di acquisizioni che continuerà ad allargare la copertura geografica e le competenze verticali. La Spagna è indicata anche come testa di ponte verso il mercato latinoamericano.
Tre linee di business, un modello integrato

La prima, Infrastructure & Managed Services, copre connettività, data center, cloud, business continuity e disaster recovery, con presidio operativo 24×7 tramite NOC e una base di cybersecurity di primo livello. È l’area storicamente più radicata nel centro-sud Italia, dove Abacus serve anche il segmento consumer e prosumer attraverso brand telco locali.
La seconda, Digital & AI Transformation, è il nucleo a maggior valore aggiunto: system integration, sviluppo software, AI generativa e agentiva, analytics, sistemi RAG, automazione dei processi. A questo perimetro appartengono anche prodotti proprietari sviluppati internamente, tra cui Zenithar (CRM e HR), Mimir (motore RAG), Safety Drugs (farmacovigilanza) ed ERP verticali per l’automotive e l’industria, con oltre 100 clienti attivi. In questa area il gruppo opera anche su clienti enterprise di fascia alta, inclusi istituti bancari e assicurativi.
La terza, Workforce & Talent Solutions, mette a disposizione team specializzati per progetti complessi. Sia direttamente ai clienti, sia come subfornitore di grandi system integrator.
Il posizionamento: il “grande consulente” che le PMI non si possono permettere
Il messaggio centrale di Abacus è la riduzione della frammentazione tecnologica. Secondo dati citati dal management, una PMI italiana gestisce mediamente tra 8 e 12 fornitori IT senza avere internamente le competenze per coordinarli. È la stessa condizione che nelle grandi aziende viene gestita da figure di governance e program management. Risorse che le imprese da 50 a 500 dipendenti raramente possono permettersi.
“Vogliamo proporci come il partner che riesce a combinare capacità consulenziali di alto livello con il rigore nell’esecuzione operativa. Una combinazione che soprattutto la piccola e media impresa fatica a trovare sul mercato”, ha spiegato Michele Lamartina.
Su clienti enterprise di maggiori dimensioni (oltre 1.000 dipendenti), Abacus non si propone come fornitore end-to-end ma punta invece sulle competenze verticali specialistiche, in particolare in ambito AI, banking e assicurativo, dove può presentarsi direttamente o come subfornitore dei grandi system integrator.
Crescere senza perdere l’identità delle aziende acquisite
Come si costruisce un’identità comune aggregando in pochi anni sedici aziende con culture e storie molto diverse tra loro?
“Le aziende che abbiamo acquisito hanno alcune caratteristiche precise: competenze specifiche che ci interessano e imprenditori che fanno parte del progetto, con un cambio azionario che li rende investitori nel gruppo. Il limite che avevano – e che le spinge a entrare – è che sono aziende piccole, senza una struttura di sales e marketing solida. Il gruppo gliela fornisce”, ha sintetizzato Marco Comastri.
La due diligence pre-acquisizione, secondo quanto illustrato dal management, valuta non solo fatturato e competenze tecniche ma anche allineamento culturale e stile di lavoro, con interviste incrociate tra il potenziale acquisito e le società già nel gruppo. Gli imprenditori acquisiti assumono ruoli manageriali nel gruppo e restano soci: un meccanismo pensato per preservare il radicamento territoriale e la profondità specialistica delle singole realtà, evitando la standardizzazione che penalizza i grandi operatori nel mercato delle PMI.
La sfida della coesione, tuttavia, è ancora in corso. Il processo di confluenza delle entità legali nelle tre linee di business è stato avviato nella seconda metà del 2025 e il 2026 è il primo anno in cui Abacus si presenta al mercato con un’identità unitaria.
Cominciano ora le vere sfide: convincere le PMI a investire in modo strategico e strutturato nelle tecnologie ICT, far funzionare l’integrazione delle nuove acquisizioni previste, riuscire a inserirsi in relazioni consolidate con il fornitore locale o “il cugino bravo con i computer”.