Per il mercato PC si avvicina uno dei periodi più bui degli ultimi anni, dice IDC

Il mercato globale dei PC sta entrando in una fase di forte instabilità che si estenderà per tutto il secondo semestre del 2026, senza segnali concreti di miglioramento nel breve periodo. Secondo le nuove stime di IDC, le spedizioni mondiali di personal computer sono infatti destinate a diminuire dell’11,3% su base annua, con un peggioramento progressivo che culminerà nel quarto trimestre, dove il calo potrebbe raggiungere il 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di una contrazione significativa che interrompe ogni tentativo di stabilizzazione del settore dopo anni già caratterizzati da forte volatilità post-pandemica.
Alla base di questo scenario c’è una carenza strutturale di memoria DRAM e NAND che non mostra segni di risoluzione prima della fine del 2027. La scarsità di componenti fondamentali sta creando una catena di effetti a cascata tra aumento dei prezzi finali, riduzione della disponibilità di configurazioni specifiche e difficoltà per i produttori nel mantenere un portafoglio prodotti completo. In pratica, i costruttori di PC non riescono più a garantire la stessa varietà di modelli e configurazioni, soprattutto nelle fasce medio-basse dove i margini sono già ridotti.
Il primo trimestre del 2026 aveva inizialmente dato un segnale ingannevolmente positivo, con una crescita delle spedizioni del 3% su base annua. Tuttavia, quella crescita non rifletteva una reale espansione della domanda, ma un anticipo degli acquisti da parte di consumatori e aziende che hanno cercato di evitare futuri aumenti di prezzo e possibili carenze di prodotto. In sostanza, si è verificato un fenomeno di “pull-forward demand”, in cui la domanda futura viene spostata artificialmente nel presente creando una distorsione temporanea dei dati di mercato.
Questa dinamica è stata evidenziata da Jean Philippe Bouchard, vicepresidente della divisione Devices and Consumers di IDC, che ha sottolineato come la combinazione tra scarsità di memoria e aspettative di aumento dei prezzi abbia spinto molti clienti ad anticipare gli acquisti. Secondo le sue analisi, non si intravedono miglioramenti significativi nell’offerta di memoria prima del 2027, il che implica un contesto prolungato di pressione sui prezzi e di limitata disponibilità per i produttori di PC.
La seconda metà del 2026, pur partendo da un residuo di domanda anticipata, è quindi destinata a mostrare un rallentamento progressivo e poi una contrazione più marcata, soprattutto nel segmento notebook. L’impatto non è però uniforme visto che alcune categorie soffrono più di altre, in particolare i sistemi con configurazioni di memoria elevate o con specifiche hardware più recenti.
Un elemento che introduce ulteriore complessità nello scenario è rappresentato dal ruolo di Apple e del suo MacBook Neo, che sta influenzando in modo significativo la dinamica competitiva del mercato notebook. Il nuovo dispositivo ha generato una domanda superiore alle attese, costringendo IDC a rivedere al rialzo le previsioni per il segmento portatile. Tuttavia, questo effetto non è isolato e il successo del MacBook Neo sta esercitando pressione sull’intero ecosistema PC, spingendo i concorrenti a reagire con nuove strategie.
Secondo Jitesh Ubrani, responsabile della ricerca IDC per il settore consumer, i produttori stanno rispondendo con una combinazione di nuove architetture hardware, miglioramenti software da parte di Microsoft e politiche di prezzo più aggressive. L’obiettivo è mantenere competitività in un contesto in cui Apple sta ridefinendo le aspettative in termini di prestazioni, efficienza e integrazione verticale tra hardware e software.
Questa pressione competitiva contribuisce però a una dinamica paradossale, per la quale, mentre alcuni segmenti cercano di contenere i prezzi attraverso offerte promozionali o ottimizzazione dei costi, il livello medio dei prezzi di vendita (ASP, Average Selling Price) continua a salire. IDC prevede infatti una crescita degli ASP del 17% nel 2026, un dato che riflette sia la scarsità di memoria, sia la crescente complessità tecnologica dei dispositivi.
Nel medio periodo, anche l’espansione della capacità produttiva della memoria potrebbe non essere sufficiente a riportare i prezzi ai livelli del 2025. L’inflazione strutturale dei componenti e la domanda crescente da settori ad alta intensità computazionale, come l’intelligenza artificiale e il cloud computing, continueranno infatti a esercitare pressione sulla supply chain. Questo significa che il mercato PC si sta progressivamente spostando verso un nuovo equilibrio in cui i dispositivi entry-level diventano meno accessibili e le configurazioni base tendono a incorporare hardware più costoso.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

