Nvidia batte le stime, ma il titolo non sale. La sfida intanto si sposta sulle CPU
I numeri che Nvidia ha presentato ieri raccontano di un’azienda che continua a riscrivere i propri record con una cadenza quasi monotona. Il fatturato del trimestre conclusosi a gennaio ha raggiunto i 68,13 miliardi di dollari superando le stime degli analisti ferme a 66,21 miliardi, mentre l’utile per azione rettificato si è attestato a 1,62 dollari contro il consensus di 1,53. Un risultato che sulla carta avrebbe dovuto scatenare entusiasmo tra gli investitori, ma la reazione iniziale di Wall Street è stata più prudente del previsto.
Più che il passato, infatti, a fare notizia è stata la proiezione sul futuro. Nvidia ha indicato ricavi per il primo trimestre fiscale 2026 attorno ai 78 miliardi di dollari, con una forbice del ±2%, quando il mercato si aspettava poco più di 72,6 miliardi secondo i dati LSEG. La CFO Colette Kress ha inoltre anticipato che la crescita supererà la previsione dei 500 miliardi di dollari di fatturato per l’intero anno solare 2026.
A sostenere questa traiettoria c’è l’insaziabile domanda proveniente dai grandi hyperscaler, le cui infrastrutture di intelligenza artificiale continuano ad assorbire quantità enormi di chip Nvidia. “I nostri clienti vogliono investire nel computing per l’IA”, ha dichiarato senza mezzi termini il CEO Jensen Huang.
Eppure, c’è un aspetto “delicato” emerso dai documenti societari e riguarda la dipendenza da un ristretto numero di clienti strategici; solo due società infatti hanno rappresentato il 36% delle vendite nell’ultimo anno fiscale, rispetto al 34% attribuito a tre clienti nell’esercizio precedente. Questa concentrazione solleva interrogativi legittimi sulla solidità strutturale del modello di business, soprattutto in uno scenario geopolitico in cui le restrizioni all’export verso la Cina pesano già sulle previsioni (il trimestre corrente non include alcun ricavo atteso dalle vendite di chip per data center verso Pechino).
Al di là dei numeri trimestrali, il segnale più significativo che Huang ha lanciato agli investitori riguarda un cambio di paradigma competitivo. Nvidia, fino a oggi sinonimo di GPU per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, sta puntando con decisione sul mercato delle CPU per data center, terreno da decenni presidiato da Intel e AMD.
Con la transizione dell’IA dalla fase di training a quella di inferenza e deploy degli agenti, la domanda di CPU ad alte prestazioni è destinata a crescere sensibilmente e Nvidia intende intercettare questa crescita con i propri processori Grace e Vera. Huang è arrivato ad affermare, durante il CES di Las Vegas a gennaio, che non si stupirebbe se Nvidia diventasse uno dei maggiori produttori mondiali di CPU.
Il recente accordo siglato con Meta per la fornitura di CPU standalone (non abbinate a GPU) è già il segnale concreto di questa svolta. Come ha osservato l’analista Dave Altavilla di HotTech Vision and Analysis, l’obiettivo di Nvidia è dimostrare che l’architettura CPU tradizionale dominata da Intel non è più la fondazione predefinita dell’infrastruttura di computing moderno, ma semplicemente una delle opzioni architetturali disponibili. Per Intel e AMD, Nvidia è insomma diventato un avversario che arriva da una direzione inattesa e con le tasche piene… e che inizia a far paura.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

