La crescente corsa all’intelligenza artificiale sta modificando profondamente le priorità di investimento delle aziende e questa volta, a pagarne il prezzo, è stata IBM. Il gruppo di Armonk ha infatti annunciato risultati preliminari del secondo trimestre inferiori alle aspettative, attribuendo la frenata soprattutto a un improvviso cambio di strategia da parte dei clienti, che hanno preferito destinare i propri budget all’acquisto di server, sistemi di storage e moduli di memoria anziché investire nei tradizionali mainframe della famiglia IBM Z.

La decisione di pubblicare in anticipo i dati finanziari, accompagnati da una lettera aperta dell’amministratore delegato Arvind Krishna, rappresenta una scelta piuttosto insolita per IBM e testimonia la volontà dell’azienda di spiegare ai mercati le ragioni di un trimestre al di sotto delle attese. Il segmento più penalizzato è stato quello Infrastructure, che ha registrato un calo del fatturato del 7%. Un dato che sorprende soprattutto alla luce del recente debutto dell’ultima generazione di mainframe IBM Z, definita dalla stessa azienda come il lancio commerciale più riuscito nella storia della piattaforma.

Le spiegazioni fornite da Krishna indicano però che il problema non sarebbe riconducibile a una perdita di interesse verso i mainframe, bensì a un fenomeno molto più ampio che sta coinvolgendo l’intero settore IT. Nelle ultime settimane di giugno, numerose aziende avrebbero infatti deciso di anticipare gli acquisti di componenti hardware ritenuti strategici per i progetti di intelligenza artificiale, nel timore di futuri aumenti di prezzo e di possibili difficoltà di approvvigionamento.

Secondo IBM, molte organizzazioni hanno dirottato i budget destinati ai mainframe verso server, sistemi di archiviazione e memoria, cercando di assicurarsi componenti sempre più richiesti dal mercato. L’impennata degli investimenti nell’AI sta infatti esercitando una forte pressione sulla catena di fornitura, alimentando il timore che alcune tecnologie possano diventare meno disponibili o significativamente più costose nei prossimi mesi.

Krishna ha riconosciuto che IBM si aspettava un certo impatto legato alle tensioni sulla supply chain, ma non aveva previsto una riallocazione degli investimenti di tale portata. Si tratta di un’ammissione piuttosto significativa, considerando che i mainframe rappresentano storicamente una delle attività più redditizie del gruppo grazie agli elevati margini che caratterizzano questa famiglia di sistemi.

Il rallentamento delle vendite dei mainframe ha avuto effetti anche sul comparto software. Tradizionalmente, infatti, ogni nuova installazione di un sistema IBM Z è accompagnata dalla vendita di software middleware, strumenti di elaborazione transazionale e altre soluzioni strettamente collegate alla piattaforma. La diminuzione del numero di contratti hardware ha quindi inciso indirettamente anche sui ricavi software associati.

ibm borsa

Tra le cause del trimestre negativo, il CEO ha citato anche un altro elemento. Secondo Krishna, numerosi clienti sarebbero stati distratti dalle crescenti preoccupazioni legate alla sicurezza informatica che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. Pur senza entrare nei dettagli, il manager ha lasciato intendere che l’attenzione verso le minacce cyber abbia influenzato le priorità decisionali di molte organizzazioni, contribuendo a rallentare la chiusura di alcuni importanti contratti.

IBM, tuttavia, non attribuisce tutte le responsabilità al contesto di mercato. Nella lettera agli investitori Krishna riconosce apertamente che l’azienda non è riuscita a reagire con sufficiente rapidità ai cambiamenti della domanda. Diversi accordi di grande valore economico non sono stati infatti finalizzati nei tempi previsti, contribuendo in misura significativa al mancato raggiungimento degli obiettivi trimestrali.

La reazione di Wall Street è stata immediata. Dopo la diffusione dei risultati preliminari, il titolo IBM ha registrato una flessione superiore al 25%, segnale della forte delusione degli investitori nei confronti di un trimestre che avrebbe dovuto beneficiare del successo commerciale della nuova generazione di mainframe.

Il quadro complessivo, però, presenta anche elementi positivi. Red Hat continua a rappresentare uno dei principali motori di crescita del gruppo, con un incremento del fatturato dell’11%, confermando il ruolo strategico dell’ecosistema open source all’interno dell’offerta IBM. Anche le recenti acquisizioni, tra cui HashiCorp e Confluent, stanno mostrando risultati incoraggianti, contribuendo ad ampliare il portafoglio di soluzioni dedicate al cloud ibrido, all’automazione e alla gestione dei dati.

Performance particolarmente solide arrivano inoltre dalla divisione Distributed Infrastructure, che ha registrato una crescita record del 37%. A trainare il risultato sono stati soprattutto i server Power e i sistemi di storage, due segmenti che stanno beneficiando direttamente dell’aumento degli investimenti nelle infrastrutture destinate ai carichi di lavoro AI.

L’intero episodio rappresenta un indicatore significativo di come l’intelligenza artificiale stia modificando la distribuzione dei budget IT aziendali. Se fino a pochi anni fa il rinnovo dei mainframe costituiva una delle priorità per molte grandi organizzazioni, oggi l’urgenza di realizzare infrastrutture in grado di supportare modelli di AI generativa e applicazioni ad alta intensità computazionale sta spingendo CIO e responsabili IT a privilegiare componenti considerati essenziali, come server, memoria e sistemi di archiviazione.

(Immagine in apertura: Shutterstock)