Il panorama della cybersecurity sta entrando in una fase di trasformazione profonda, con una convergenza di fattori tecnologici, politici e sociali che ne stanno amplificando non poco la complessità. Il Global Cybersecurity Outlook 2026 del World Economic Forum, realizzato in collaborazione con Accenture, restituisce l’immagine di un ecosistema sotto pressione, in cui la rapidità del cambiamento supera spesso la capacità delle organizzazioni di adattarsi in modo strutturato. L’indagine, basata sulle risposte di oltre 800 responsabili della sicurezza informatica in 92 Paesi, mette in evidenza rischi crescenti, ma anche spazi di manovra per chi saprà investire con lungimiranza in resilienza, competenze e cooperazione.

L’IA emerge come il principale fattore di discontinuità. Per la quasi totalità dei dirigenti intervistati, questa tecnologia rappresenta infatti l’elemento destinato a influenzare maggiormente la cybersecurity nel 2026. La crescita esponenziale delle vulnerabilità legate a questi sistemi nel corso del 2025 ha reso evidente come l’IA sia un moltiplicatore di capacità anche per gli attaccanti. Il primo caso documentato di utilizzo di agenti IA lungo l’intero ciclo di un attacco informatico, dalla ricognizione all’esfiltrazione dei dati, ha segnato un punto di svolta simbolico e operativo, dimostrando che l’automazione intelligente può ormai sostenere offensive complesse e persistenti.

Global Cybersecurity Outlook

A fronte di questo scenario, molte organizzazioni stanno iniziando a strutturare controlli più rigorosi sull’adozione dell’IA. Cresce così in modo significativo il numero di realtà che valutano la sicurezza degli strumenti prima del loro utilizzo operativo e che ne rivedono periodicamente l’affidabilità. Il divario tra organizzazioni resilienti e non resilienti è però evidente, con il risultato che dove la sicurezza è integrata nei processi decisionali, l’IA diventa un alleato, mentre dove manca una governance solida la tecnologia si trasforma in un ulteriore fattore di esposizione. La carenza di competenze rimane poi uno degli ostacoli principali, limitando la capacità di sfruttare appieno il potenziale dell’IA in ambito difensivo.

Accanto alla dimensione tecnologica, la geopolitica si conferma un elemento strutturale della strategia cyber. La frammentazione degli equilibri internazionali e l’aumento delle tensioni tra Stati stanno spingendo un numero crescente di organizzazioni a rivedere le proprie politiche di sicurezza. Le grandi imprese, in particolare, stanno rafforzando le attività di threat intelligence legate agli attori statali e intensificando la collaborazione con agenzie governative e reti di condivisione delle informazioni. Nonostante ciò, la fiducia nella capacità dei singoli Paesi di rispondere a incidenti cyber su larga scala resta limitata, soprattutto in alcune aree del mondo dove le infrastrutture critiche risultano meno protette.

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Il settore pubblico appare particolarmente esposto. Il report evidenzia come una quota rilevante delle organizzazioni governative presenti livelli di cyber-resilienza insufficienti, un dato allarmante se si considera il loro ruolo centrale nella protezione dei servizi essenziali e delle infrastrutture nazionali. Questo squilibrio tra settore pubblico e privato contribuisce ad aumentare il rischio sistemico, rendendo intere filiere vulnerabili anche quando singoli attori mostrano buone capacità difensive.

Parallelamente, la criminalità informatica continua a evolversi secondo logiche industriali. Le frodi digitali sono ormai pervasive e colpiscono con modalità sempre più sofisticate, grazie anche all’uso dell’IA per automatizzare campagne di phishing, frodi finanziarie e furti di identità. I deepfake rappresentano una delle manifestazioni più insidiose di questa evoluzione, perché combinano ingegneria sociale e manipolazione tecnologica, minando la fiducia nelle informazioni e nelle istituzioni. Le operazioni coordinate a livello internazionale dimostrano che la cooperazione può produrre risultati concreti, ma restano iniziative complesse e costose, difficili da sostenere nel lungo periodo senza un impegno condiviso.

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Le catene di fornitura digitali continuano a rappresentare uno dei punti di maggiore fragilità. La crescente dipendenza da software, hardware e servizi di terze parti rende difficile garantire l’integrità complessiva dei sistemi. Molte organizzazioni valutano la maturità di sicurezza dei fornitori e coinvolgono la funzione cyber nei processi di acquisto, ma poche estendono queste pratiche a simulazioni congiunte di incidenti o a esercizi di recovery. Gli attacchi che hanno colpito grandi gruppi industriali nel 2025 mostrano come una singola violazione possa propagarsi rapidamente lungo l’intera filiera, con impatti economici e operativi di vasta portata.

A queste criticità si sommano disuguaglianze profonde nell’accesso alle competenze e alle risorse. Il divario tra organizzazioni altamente resilienti e quelle con capacità limitate continua ad ampliarsi, creando un effetto di trascinamento che espone anche gli attori più maturi a rischi indiretti. Le differenze regionali sono marcate, così come quelle tra settore privato, pubblico e mondo non profit. L’adozione dell’IA per la cybersecurity riflette fedelmente queste asimmetrie, rafforzando chi è già forte e lasciando indietro chi fatica a tenere il passo.

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Mentre l’attenzione resta concentrata sull’intelligenza artificiale, il report segnala l’emergere di vettori di rischio meno visibili ma potenzialmente dirompenti nel medio-lungo periodo. I sistemi autonomi, la robotica, le valute digitali, le infrastrutture spaziali e i cavi sottomarini stanno ridefinendo il perimetro della sicurezza, introducendo una dimensione cyber-fisica sempre più rilevante. Le tecnologie quantistiche, in particolare, pongono una minaccia crescente alla crittografia tradizionale soprattutto nei sistemi legacy e industriali, dove la migrazione verso standard post-quantistici richiederà tempi e investimenti significativi.

Quello che esce dal Global Cybersecurity Outlook 2026 restituisce è un quadro in cui la sicurezza digitale non può più essere affrontata come una funzione isolata o reattiva. Con governance, competenze, supply chain, tecnologie emergenti e collaborazione internazionale che si intrecciano in modo sempre più indissolubile, è evidente come la resilienza sia ormai diventata un processo continuo di adattamento a un contesto in costante mutamento.

(Immagine in apertura: Shutterstock)