Se fino a qualche anno fa la discussione nelle sale dei consigli di amministrazione verteva sulla necessità imperativa di investire per non perdere il treno della digitalizzazione, oggi il dialogo si è spostato su un piano molto più critico e analitico. La domanda che risuona con maggiore insistenza tra gli stakeholder non riguarda infatti più il “quanto” stiamo spendendo, bensì se l’incremento costante dei budget IT si stia effettivamente traducendo in un vantaggio competitivo tangibile. Il 2025 ha lasciato in eredità volumi di investimento imponenti accompagnati da aspettative altrettanto elevate, ma nonostante ciò numerose organizzazioni si trovano ora a fare i conti con performance che faticano ad allinearsi alle risorse impiegate.

Guardando al 2026, appare evidente che la vittoria sul mercato non sarà appannaggio di chi possiede la capacità di spesa maggiore. Il differenziale competitivo risiederà nella capacità di convertire ogni euro investito in risultati misurabili e valore strategico. Questa transizione impone l’abbandono delle vecchie logiche di spesa a favore di un rigore metodologico che integri trasparenza dei costi e una correlazione inequivocabile con gli obiettivi di business. Diventa quindi indispensabile presentare al CdA dati incontrovertibili, supportati da una governance dell’IA che sia efficace e da un approccio di Technology Business Management (TBM) che permei ogni decisione quotidiana.

Analizzando i dati del recente studio globale di Apptio, emerge chiaramente come le priorità dei CIO si stiano cristallizzando attorno alla cybersecurity e all’IA, pur dovendo navigare in un mare di incertezze riguardanti l’affidabilità dei dati e la fiducia nel ritorno sull’investimento (ROI). La rotta da seguire per uscire da questa impasse è quella di una rinnovata intelligenza finanziaria aziendale, un ecosistema di informazioni che riesca finalmente a far dialogare costi, utilizzo effettivo e valore generato abbattendo le barriere storiche tra dipartimenti finanziari, IT e linee di business. Inoltre, la disponibilità di un’unica fonte di verità, difendibile e condivisa, è l’unico fattore che permette di accelerare i processi decisionali e di garantire che i finanziamenti siano specchio fedele del valore prodotto, permettendo all’innovazione di prosperare in modo responsabile.

Purtroppo, la realtà operativa di molti leader è ancora ostacolata dalla presenza di silos informativi e dati frammentati. Questa disconnessione rende ardua la realizzazione del potenziale insito negli investimenti tecnologici. Il Treport mette in luce proprio queste criticità, evidenziando come la pianificazione degli investimenti sia mutata e dove le capacità gestionali mostrino ancora il fianco.

Per colmare questo divario servono azioni pragmatiche come l’unificazione degli insight a livello aziendale, la modernizzazione della gestione finanziaria dell’IT e l’ottimizzazione delle pratiche FinOps per liberare il vero valore del cloud. Allo stesso tempo, è necessario semplificare lo Strategic Portfolio Management (SPM) per allocare le risorse con precisione chirurgica e governare proattivamente le iniziative legate all’IA.

ia generativa divario

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Siamo di fronte a uno scenario paradossale in cui i budget lievitano, ma la sicurezza dei dirigenti diminuisce. Nonostante il 74% degli intervistati segnali un aumento della spesa in software e infrastrutture IT, con un quarto di essi che riporta incrementi significativi, molti leader confessano dubbi sulla capacità di trasformare tali capitali in output aziendali concreti.

Il ROI è così diventato l’argomento centrale di ogni conversazione con la clientela, ma quando la visibilità finanziaria e operativa risulta parziale il processo decisionale si inceppa e la fiducia del management si sgretola. La vera sfida odierna non è trovare i fondi per la tecnologia, bensì giustificarne l’impiego e indirizzarla con lucidità. L’affidamento a processi manuali e disconnessi genera un’illusione di controllo che svanisce non appena le pressioni del mercato reale mettono a nudo le inefficienze strutturali.

Esiste poi una realtà contabile della spesa IT che impone di ottimizzare l’esistente per finanziare il nuovo. Malgrado l’urgenza di investire in IA e sicurezza, i costi fuori controllo rappresentano una fonte di allarme costante. È significativo notare come il 67% degli investimenti in IA debba provenire da una riallocazione interna del capitale esistente, piuttosto che da nuovi stanziamenti netti. Questo scenario mette i team sotto una pressione formidabile, costringendoli a tagliare risorse in un’area per alimentare l’innovazione in un’altra, un esercizio di bilanciamento rischioso senza una visione olistica.

A complicare ulteriormente il quadro interviene l’economia specifica del cloud e dell’IA, che sta introducendo una variabilità di spesa senza precedenti. L’accelerazione dei consumi rende infatti obsoleti i modelli tradizionali di pianificazione e responsabilità, incapaci di tenere il passo con la dinamicità delle nuove infrastrutture. I leader si vedono così costretti a ripensare radicalmente i meccanismi di visibilità, ownership e finanziamento. Molti stanno prendendo atto che le loro attuali competenze non sono sufficienti a gestire carichi di lavoro basati su IA o containerizzati, evidenziando i limiti intrinseci dei metodi convenzionali di previsione della spesa IT.

L’innovazione, in questo scenario, finisce sotto la lente d’ingrandimento. Se l’IA, la cybersecurity e la modernizzazione digitale sono ormai considerate essenziali e non più sperimentali, ciò non significa che possano procedere senza freni. Ecco perché i vertici aziendali stanno applicando una disciplina ferrea al modo in cui queste iniziative vengono finanziate, misurate e scalate, privilegiando i risultati rispetto all’ambizione pura. Dai confronti con i leader del settore emerge che i CdA esigono ora traguardi definiti, strutture di governance solide e prove di valore inconfutabili prima di autorizzare la scalabilità dei progetti. L’entusiasmo tecnologico lascia insomma il posto all’obiettività finanziaria.

Le organizzazioni all’avanguardia stanno quindi abbandonando la reportistica statica per abbracciare insight in tempo reale basati sui dati. Attraverso l’allineamento dei flussi finanziari e operativi e il collegamento diretto tra investimenti e risultati, queste aziende riescono a prendere decisioni più rapide, riallocando il capitale con una sicurezza che trasforma la spesa IT da centro di costo a leva per un vantaggio competitivo sostenibile.

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