TSMC ha chiuso il sesto trimestre consecutivo di utili record, con una crescita del 68,7% su base annua. ASML ha ammesso che la capacità produttiva pianificata per il 2027 e il 2028 non basterà a coprire la domanda dei clienti. Nello stesso momento un report di Gartner stima che oltre 3.500 miliardi di dollari di investimenti in infrastruttura AI siano esposti a svalutazioni entro il 2030, mentre il costo per assicurarsi contro l’insolvenza delle aziende tecnologiche statunitensi ha toccato livelli record.

TSMC, il sesto record di fila

Secondo i dati diffusi da TSMC, il produttore taiwanese ha registrato nel terzo trimestre 2026 un utile netto di 763,1 miliardi di dollari taiwanesi (21 miliardi di euro). I ricavi hanno raggiunto 46,72 miliardi di dollari e l’utile per ADR – i certificati con cui le azioni TSMC sono scambiate alla Borsa di New York – è stato di 4,60 dollari, contro i 4,45 attesi dagli analisti.

Il margine operativo si è attestato al 58,7%, sopra il limite alto della previsione aziendale (58%). I processi produttivi a 3 nanometri, quelli usati per i processori e gli acceleratori più avanzati, valgono da soli il 33% dei ricavi. È il segno che la capacità produttiva di punta resta assorbita in larga parte dalla domanda legata all’AI.

ASML, una domanda che supera l’offerta fino al 2028

Il quadro è simile un gradino più a monte della filiera. Nel comunicato depositato alla SEC, ASML – unico produttore al mondo dei sistemi di litografia EUV (a ultravioletto estremo) indispensabili per i chip più avanzati – dichiara per il terzo trimestre vendite per 11,7 miliardi di euro, un margine lordo del 57,5% e un utile netto di 5,0 miliardi. L’utile, però, include una plusvalenza di 509,7 milioni di euro legata alla partecipazione in Mistral, e quindi non ricorrente.

Per il quarto trimestre l’azienda olandese prevede vendite tra 14,2 e 15,2 miliardi di euro e, per l’intero 2026, tra 44 e 45 miliardi. Il dato più significativo per il mercato IT però è un altro: ASML ha riconosciuto che l’offerta pianificata per il 2027 e il 2028 non soddisferà pienamente la domanda. Nel frattempo la quota della Cina sulle vendite di sistemi è salita al 23%.

Questi ultimi due punti hanno fatto sì che, nonostante i risultati sopra le attese, il titolo ha perso terreno dopo la pubblicazione dei conti.

Per Gartner, i conti dell’AI non tornano

Il rovescio della medaglia arriva da chi quei chip li compra. Il report di Gartner Prepare for AI Market Consolidation: Capital Write-Downs Could Exceed $4 Trillion by 2032 mette a confronto gli investimenti previsti in data center AI con i ricavi che ne potranno derivare.

Secondo Will Sommer, Senior Director Analyst di Gartner, i fornitori di servizi AI spenderanno nel 2026 quasi 1.000 miliardi di dollari in infrastruttura e altri 6.000 miliardi tra il 2027 e il 2030. Per ripagare questi investimenti e i relativi costi di finanziamento con un ritorno sul capitale investito del 12% – la soglia considerata accettabile da molte aziende – servirebbero 8.500 miliardi di dollari di ricavi. Gartner ne prevede al massimo 3.600 miliardi tra utenti aziendali e consumatori.

La conseguenza attesa sono le svalutazioni: oltre 3.500 miliardi di dollari di investimenti esposti entro la fine del 2030 e più di 4.000 miliardi entro il 2032, anche perché ogni nuova generazione di GPU riduce il valore di quelle precedenti. A pagare il prezzo più alto sarebbero i neocloud, i fornitori specializzati nel noleggio di capacità di calcolo su GPU.

Gartner prevede che l’80% di loro non esisterà più come impresa indipendente entro il 2030, per fallimento o acquisizione. Gli hyperscaler – i grandi fornitori di cloud pubblico come AWS, Microsoft e Google – dovrebbero reggere meglio, perché il loro business non dipende solo dall’AI. Resta una previsione, ma si aggiunge agli allarmi già lanciati da Bain, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca dei Regolamenti Internazionali e da McKinsey.

Assicurarsi contro l’insolvenza non è mai costato tanto

I mercati sembrano già scontare una parte di questi timori. Il segnale più netto arriva dai CDS (credit default swap), i contratti con cui gli investitori si assicurano contro l’insolvenza di un emittente: più il rischio percepito è alto, più la protezione costa. Secondo Reuters, il costo di questa assicurazione sul debito delle aziende tecnologiche statunitensi ha toccato livelli record. La pressione è più forte sugli operatori di data center che dipendono da ricavi ancora da realizzare.

Tra i grandi nomi spicca Oracle, che finanzia a debito una parte consistente della propria espansione nei data center. Secondo i dati di S&P Global Market Intelligence, lo spread dei CDS a cinque anni è salito di 26 punti base in una sola notte, fino al record di 288. In pratica, assicurare 100 dollari di obbligazioni Oracle costa ora 2,88 dollari l’anno. Per SoftBank, tra i principali finanziatori dell’AI, lo spread è salito di 24 punti base fino a 424. Anche Amazon, Alphabet, Meta e Nvidia hanno toccato i rispettivi massimi storici, pur su livelli molto inferiori a quelli di Oracle. In Borsa, il 14 ottobre Oracle ha chiuso in calo dell’8,83% a 130,55 dollari.

CoreWeave nell’occhio del ciclone

Il caso più critico è CoreWeave, il più noto dei neocloud. L’azienda è in perdita e, secondo i dati LSEG ha debiti per quasi 50 miliardi di dollari. Lo spread dei suoi CDS ha superato i 1.000 punti base, più di tre volte quello di Oracle. Il 14 ottobre il titolo ha chiuso in calo del 15,5% e ha perso un altro 6% nelle contrattazioni dopo la chiusura, bruciando circa un quinto del proprio valore in un giorno.

Anche le obbligazioni sono sotto pressione. Quelle con scadenza 2032 passano di mano a 77 centesimi per ogni dollaro di valore nominale, e il rendimento a scadenza del bond 2032 con cedola del 9,625% è salito al 14,8%. Quello del bond 2031, con cedola del 9,75%, è vicino al 14,9%. Gavan Nolan di S&P Global Market Intelligence ha ricordato che il rating B+ assegnato da S&P colloca CoreWeave tra i titoli speculativi, i cosiddetti junk bond. Il movimento è stato amplificato sui social da un grafico dell’investitore Chamath Palihapitiya, commentato da Elon Musk con un laconico “yikes”.

Perché le due notizie non si contraddicono

Utili record a monte e sfiducia a valle descrivono due fasi diverse dello stesso ciclo. TSMC e ASML incassano oggi, a fronte di ordini già firmati e spesso pagati in anticipo. Il rischio resta invece in capo a chi compra GPU e costruisce data center a debito, scommettendo su ricavi che, secondo Gartner, arriveranno più tardi e in misura inferiore al previsto. La separazione, però, non è netta. Anche i CDS di Nvidia, il principale fornitore di acceleratori per l’AI, hanno toccato livelli record, sia pure con spread molto più contenuti.

Il mercato del credito comincia quindi a interrogarsi anche su chi sta a monte. Il calo di ASML in Borsa nonostante i conti suggerisce che anche gli investitori dei fornitori guardano già a questa seconda fase: se i clienti dovessero tagliare gli investimenti, gli ordini di oggi non si ripeterebbero domani.

Finanza a parte, per chi gestisce l’IT in azienda le implicazioni sono concrete. Sul fronte dell’offerta, la saturazione della capacità produttiva avanzata e il collo di bottiglia della litografia EUV fanno prevedere tensioni su prezzi e tempi di consegna di server, GPU e PC di fascia alta almeno fino al 2028.

Sul fronte dei servizi, chi acquista capacità di calcolo da un neocloud deve mettere in conto un rischio di controparte reale. Diventano quindi rilevanti la verifica della solidità finanziaria del fornitore, le clausole di portabilità dei carichi di lavoro e le strategie che distribuiscono i carichi su più provider, evitando impegni pluriennali con un solo operatore di secondo livello.