I prezzi della DRAM costringono i CIO a rivedere i budget 2026

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La carenza di DRAM sta diventando la variabile più destabilizzante nei budget IT del 2026, soprattutto per chi deve rinnovare server e infrastrutture. I prezzi della memoria sono saliti in pochi mesi con un’intensità che gli stessi vendor definiscono “senza precedenti”, e gli analisti avvertono che non si tratta di un picco temporaneo ma di un ciclo lungo che potrebbe arrivare fino al 2028.
Alla radice c’è l’esplosione della domanda legata all’AI, che assorbe capacità produttiva su scala mai vista prima. I grandi fornitori di chip (Samsung, SK Hynix, Micron) stanno dirottando linee di produzione verso la memoria HBM ad alta banda, indispensabile per GPU e acceleratori, lasciando meno spazio alla produzione di DRAM tradizionale usata in server generici, PC e appliance enterprise.
Questo spostamento strutturale avviene mentre hyperscaler, telco, banche e governi avviano in parallelo programmi di espansione dei datacenter AI, concentrando in pochi anni una domanda che normalmente sarebbe distribuita su un intero decennio.
La capacità produttiva, invece, è rigida: i nuovi impianti costano decine di miliardi e impiegano anni per andare a regime. SK Hynix, per esempio, ha annunciato un investimento da 13 miliardi di dollari in un nuovo sito di packaging HBM che inizierà a contribuire in modo significativo solo a partire dal 2027, mentre Samsung ha comunicato un aumento di output DRAM di circa il 5%, insufficiente a colmare il divario tra domanda e offerta. In questo contesto, anche piccoli squilibri logistici o regolatori (restrizioni alle esportazioni, tensioni geopolitiche, rialzi energetici…) amplificano l’effetto sui prezzi lungo tutta la filiera, dai chip ai sistemi finiti.
Quanto pesano gli aumenti, dai moduli ai server completi
Sul mercato europeo, i dati raccolti dai distributori mostrano una curva dei prezzi molto ripida. In pochi mesi – indicativamente tra settembre e dicembre 2025 – i moduli DRAM enterprise hanno registrato rincari nell’ordine del 60% in media, con oscillazioni tra i vari tagli ma una dinamica comune: ogni fornitura arriva a listini più alti della precedente. Gli OEM (HPE, Dell, Lenovo…) hanno assorbito inizialmente parte dello shock grazie a scorte acquistate in precedenza, ma le ultime spedizioni stanno inevitabilmente incorporando i nuovi costi: sui componenti RAM forniti direttamente dai vendor, si parla di un +25% rispetto alla fine dell’estate.
Per i server general-purpose di fascia enterprise, gli analisti si aspettano aumenti nell’ordine del 10–15%
L’impennata si riflette sui sistemi completi con un certo ritardo, ma il segnale è già chiaro: per i server general-purpose di fascia enterprise, gli analisti si aspettano aumenti nell’ordine del 10–15% sul prezzo al cliente finale, man mano che i listini vengono aggiornati e le configurazioni standard vengono adeguate alle nuove condizioni di fornitura. Lo stesso vale per lo storage, dove la combinazione di DRAM più cara (usata per cache e controller) e pressione sulla memoria NAND usata negli SSD ha iniziato a tradursi in prezzi per terabyte sensibilmente più alti, con uno “spread” che si è allargato rispetto al 2024.
Cosa dicono gli analisti: un ciclo lungo, non un picco
Le società di ricerca convergono su un messaggio: non è una fiammata di breve periodo. IDC, intervistando vendor e canale, ha rivisto al ribasso le già basse stime di crescita del mercato PC e server proprio a causa della memoria, indicando che la stabilizzazione dei prezzi DRAM è più realistica verso fine 2027 che non nel 2026, come previsto inizialmente. La mazzata viene dopo un anno molto positivo per il segmento PC, trainato soprattutto dalla fine del supporto a Windows 10 e dal normale ciclo di rinnovo di tutti quei portatili acquistati in fretta e furia nel 2020 per abilitare il lavoro da remoto dei dipendenti e mantenere l’operatività durante i lockdown.
Il rischio concreto però è che le spedizioni di PC ritornino a volumi pre-pandemia, non perché manchi la domanda finale, ma perché i costi dei componenti comprimono la convenienza di refresh massivi e progetti di rinnovo nelle aziende.
Sul fronte dei chip, le proiezioni indicano che entro fine decennio oltre la metà del fatturato globale dei semiconduttori sarà direttamente legata a carichi AI, con HBM e DRAM di fascia alta tra i driver principali. In questo scenario, le mosse di player come SK Hynix e Samsung – aumento di capacità, nuovi impianti, riallocazione verso nodi più avanzati – sono lette come segnali di una trasformazione strutturale del mercato, non come un’aggiustata tattica a un temporaneo picco di richiesta.
Criticità per le aziende: budget saltati e compromessi scomodi
Per le imprese, la prima conseguenza è la perdita di prevedibilità. Budget hardware approvati sei mesi fa rischiano di non essere più sufficienti a coprire lo stesso numero di nodi, soprattutto nei progetti di consolidamento o modernizzazione del parco server. Nei refresh ciclici di datacenter e infrastruttura on-prem, i CIO si trovano davanti a scelte poco piacevoli: ridurre la quantità di memoria per nodo (impattando performance e densità di VM/container), ridurre il numero complessivo di server o ampliare budget in corsa, con tutte le complessità di governance che ne derivano.
Budget hardware approvati sei mesi fa rischiano di non essere più sufficienti a coprire lo stesso numero di nodi
Il tema non è solo economico: molte architetture pensate negli ultimi anni hanno dato per scontato un rapporto relativamente favorevole tra costo della DRAM e potenza di calcolo: spplicazioni in-memory, database ad alta densità, analytics near-real-time e workload AI ibridi dipendono da configurazioni generose in termini di gigabyte per core. Riprogettarle per usare meno RAM implica interventi non banali su software, tuning e bilanciamento tra on-prem e cloud. Anche nel mondo cloud, è ragionevole aspettarsi che la pressione sui costi di infrastruttura finisca, prima o poi, nei listini dei servizi gestiti, soprattutto su istanze ad alta memoria e piani storage premium. E persino SaaS e servizi che fanno uso di inferenza IA potrebbero subire dei rincari.
Opportunità (e rischi) per il canale e i rivenditori IT
In questo contesto, il canale enterprise si trova in una posizione scomoda. Da un lato, distributori e system integrator che hanno pianificato bene gli approvvigionamenti possono contare su scorte acquistate a prezzi meno aggressivi, che consentono di offrire condizioni più competitive rispetto al mercato spot e guadagnare quote in una fase turbolenta. Dall’altro, chi entra a rifornirsi “just-in-time” a condizioni di mercato, oggi si vede scaricare l’intero aumento sui listini, con il rischio di comprimere i margini o perdere deal sensibili al prezzo.
Per i partner di canale più strutturati, questa crisi può diventare un’occasione per rafforzare il ruolo consulenziale. Supportare i clienti nella definizione della roadmap di acquisto – anticipare dove ha senso bloccare i prezzi, dove conviene rimandare, come ridisegnare le configurazioni per ottenere il massimo da ogni gigabyte – è un servizio ad alto valore che va oltre la semplice rivendita di hardware.
Per i fornitori si aprono spazi per offrire modelli alternativi di consumo: leasing, pay-per-use on-prem, abbonamenti “hardware + servizi” multianno
Si aprono inoltre spazi per offrire modelli alternativi di consumo (leasing, pay-per-use on-prem, offerte “hardware + servizi” multianno) che aiutano le aziende a diluire nel tempo l’effetto degli aumenti, spostando la conversazione dal costo d’acquisto al TCO complessivo.
Per chi lavora su soluzioni infrastrutturali complesse – hyperconverged, piattaforme per AI/ML, data platform – la chiave competitiva sarà dimostrare, con numeri alla mano, quanta capacità elaborativa e quanta produttività applicativa si riesce a estrarre da configurazioni di memoria meno “spendaccione” rispetto al passato. È una sfida tecnica, ma anche commerciale: chi saprà raccontare ai CIO una strategia credibile per attraversare un ciclo di prezzi alti senza bloccare la trasformazione digitale, avrà un vantaggio importante nel mercato enterprise dei prossimi anni.
(Per l’Immagine di apertura e la raccolta delle fonti è stata usata l’IA)