Finalmente si potrà stabilire quanti medici e infermieri servono in ogni ospedale per singolo reparto in base ai posti letto e alla tipologia di pazienti che sono curati in quelle stesse corsie. Questo grazie a un sistema tagliato su misura, in grado di definire ogni anno per la singola struttura un livello minimo di personale necessario per aprire il reparto (e avere l’accreditamento) e anche un tetto massimo: in questo range le Regioni nella loro autonomia potranno decidere quanti camici bianchi e operatori sanitari servono per far funzionare i loro ospedali.

A calcolarlo è il nuovo algoritmo frutto della sperimentazione a cui lavora l’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali (nella foto in basso la sede a Roma), insieme ai tecnici di Regioni, Mef e ministero della Salute. Una sperimentazione, prevista dalla legge di bilancio del 2022 e da un successivo decreto firmato da Mef e Salute sul “metodo per la determinazione del fabbisogno di personale del Ssn” e che consegnerà entro l’estate i risultati di questa metodologia ai ministri Schillaci e Giorgetti dopo una condivisione anche con i sindacati.

L’emergenza cronica provocata dal tetto di spesa alle assunzioni nel SSN

Per il mondo della Sanità l’algoritmo potrebbe rivelarsi uno strumento essenziale per affrontare una volta per tutte l’emergenza legata alla carenza cronica di medici e infermieri dopo quasi vent’anni di tetto di spesa sulle assunzioni del personale nel Ssn.

Una svolta quella dell’addio al tetto di spesa statico – che calcola gli spazi sulle assunzioni su quanto è stato speso nel 2004 tolto l’1,4% – che lo stesso ministro Orazio Schillaci si è impegnato a superare entro l’anno e che anche la premier Giorgia Meloni ha definito come “un obiettivo che contiamo di raggiungere quanto prima, compatibilmente con gli impegni di finanza pubblica”.

La tabella di marcia sarebbe già definita: dopo il primo test dell’algoritmo sui dati del 2022 su un campione di nove Regioni nelle prossime settimane arriveranno i risultati sui dati del 2023 stavolta con il coinvolgimento di tutte le Regioni. Una volta calcolati i fabbisogni di personale per ogni ospedale i risultati definitivi saranno consegnati al massimo entro settembre al Governo in modo da poter arrivare all’addio al tetto di spesa con la prossima legge di bilancio da chiudere il prossimo dicembre.

Al momento i primi dati raccontano che tutte le regioni – chi più e chi meno (l’Emilia in particolare sarebbe messa meglio delle altre) – si trovano sotto l’asticella massima di personale indicata dall’algoritmo.

 

Agenas sede

Uno strumento flessibile che tiene conto anche di DRG e ore lavorate

Il punto di forza di questo strumento è la sua flessibilità e capacità di fotografare nel dettaglio il fabbisogno del personale partendo dai letti presenti in un ospedale per i vari reparti (geriatria, medicina, chirurgia, ecc.) e dai cosiddetti Drg – i casi trattati – che indicano anche la complessità delle prestazioni erogate. Un sistema cucito sul singolo ospedale che tiene conto anche delle ore lavorate dal personale (un dato da poco entrato nel sistema di calcolo del conto annuale) e che è in grado di aggiornare la determinazione del fabbisogno ogni anno in base ai nuovi dati.

Con questo lavoro consegniamo al Governo la possibilità di superare un tetto statico che per vent’anni ha creato molti problemi: grazie a un algoritmo introduciamo una specie di abito su misura per ogni ospedale», avverte Domenico Mantoan direttore di Agenas che tira le fila dei lavori di questa nuova metodologia.

Sempre Mantoan sottolinea come finora “sia stata sbagliata la programmazione dei professionisti della Sanità. Questo è uno strumento che offre la possibilità anche di programmare nel tempo il numero di professionisti aggiornando il fabbisogno con un metodo dinamico e non con uno strumento brutale come è stato quello del tetto di spesa”.