Ascom Rapid Response riduce del 53% gli arresti cardiaci intraospedalieri

Un grande ospedale del Sud-Est asiatico con 700 posti letto, certificazione HIMSS livello 7 e un’architettura interamente a camere singole si è trovato a fare i conti con i limiti del proprio sistema di risposta rapida, prima di avviare un progetto di trasformazione con Ascom.
La struttura non partiva da zero sul fronte della digitalizzazione, disponendo già di un flusso di attivazione Code Blue con caricamento automatico dei parametri vitali nella cartella clinica elettronica, notifiche via e-mail e SMS al team Rapid Response e una matrice di escalation basata sui punteggi di rischio. Eppure, qualcosa non funzionava come avrebbe dovuto.
Il problema non era l’assenza di tecnologia, ma la sua qualità applicativa. I controlli clinici avvenivano a intervalli regolari ma non in continuo e le soglie di escalation generavano un volume eccessivo di comunicazioni non contestualizzate. Come spiega Vid Shetty, Solution Manager di Ascom Solutions Singapore, “la soglia di escalation attivava comunicazioni spesso inutili o troppo tardive per influenzare i risultati”. In un contesto dove circa 1,6 pazienti su 1.000 ricoverati subivano annualmente un arresto cardiaco intraospedaliero con trasferimento in terapia intensiva, il margine di miglioramento era concreto e soprattutto urgente.
A complicare il quadro ha contribuito la cosiddetta “alarm fatigue”, a causa della quale il personale clinico, sommerso da notifiche non prioritarie, rischiava di reagire più lentamente proprio agli allarmi che avrebbero richiesto intervento immediato (un paradosso tipico dei sistemi di allerta non ottimizzati).
La riprogettazione del percorso clinico
La collaborazione con Ascom ha portato a un ridisegno strutturale del flusso Rapid Response articolato su tre direttrici principali:
- Introduzione del monitoraggio continuo tramite dispositivi wearable capaci di rilevare in tempo reale qualsiasi variazione dei parametri vitali, eliminando così i vuoti informativi tra un controllo e l’altro
- Ottimizzazione del National Early Warning Score (NEWS2), il sistema di scoring clinico usato per identificare precocemente i pazienti a rischio di deterioramento. Calibrando meglio le soglie di allerta, il sistema è diventato più sensibile ai segnali precoci e meno esposto a falsi positivi
- Introduzione di un algoritmo di filtraggio integrato nell’EMR che riduce drasticamente il rumore di fondo. Gli allarmi giornalieri in zona rossa sono passati da circa sette a meno di tre e le notifiche che raggiungono il team Rapid Response tramite Microsoft Teams includono ora solo informazioni cliniche essenziali: ID del paziente, segni vitali, allergie e diagnosi attiva
I risultati in numeri
L’impatto clinico di questa ristrutturazione è stato misurato con precisione. Il tasso di arresti cardiaci intraospedalieri che richiedono trasferimento in terapia intensiva si è ridotto del 53%, passando da 1,6 a 0,85 per ogni 1.000 pazienti ricoverati. Il tempo medio di risposta del team Rapid Response è inoltre sceso a 26 secondi, mentre il tempo dedicato al rilevamento dei parametri vitali si è ridotto a 1 minuto e 13 secondi, con un miglioramento del 54,9%. Gli stessi errori di documentazione della frequenza respiratoria sono calati del 14,5%.
La traduzione economica di questi risultati è altrettanto significativa. Con un volume annuo di circa 43.400 ricoveri, la riduzione di 0,75 eventi IHCA per 1.000 pazienti equivale a 32,55 ricoveri in terapia intensiva evitati ogni anno. Considerando una degenza media in ICU di 4,9 giorni e un costo di 1.264 dollari per giornata di letto, il risparmio stimato supera i 200.000 dollari annui, senza considerare i costi indiretti legati alla gestione delle complicanze e alla qualità della vita dei pazienti.
Un caso concreto che dimostra come la qualità degli esiti clinici non dipenda solo dalla quantità di tecnologia installata, ma anche dalla coerenza con cui viene integrata nei processi di cura quotidiani.

