Gli annunci di Insight, l’evento annuale di NetApp in corso a Las Vegas, sono stati commentati per la stampa italiana da Davide Marini, Country Manager di NetApp Italia, e Roberto Patano, Field CTO di NetApp Italia. Marini ha aperto con i numeri della filiale: l’anno fiscale 2026, chiuso ad aprile, si è concluso con risultati positivi e, secondo le rilevazioni trimestrali di IDC, da sei trimestri consecutivi NetApp cresce in Italia più della media del mercato dello storage enterprise NAS e SAN.

Unendo i puntini degli annunci principali, si ricava l’immagine di un’azienda che sta separando sempre più lo strato software dall’hardware, permettendo di gestire con la sua soluzione software defined non solo i dispositivi del suo marchio e sempre più servizi cloud, ma anche sistemi virtualizzati con VMware o Nutanix. Il tutto con l’obiettivo esplicito di abilitare funzionalità e prestazioni sempre più necessarie per l’era delle GPU e dell’intelligenza artificiale.

Davide Marini, Country Manager, e Roberto Patano, Field CTO di NetApp Italia

Davide Marini, Country Manager, e Roberto Patano, Field CTO di NetApp Italia

Novus, lo storage che non lascia a secco le GPU

Per molti anni, lo storage non è stato il collo di bottiglia dei data center. “I clienti che hanno comprato soluzioni totalmente flash vanno a sfruttare le performance dello storage mediamente per il 30-40%, quando sono bravi”, osserva Patano. Con la predominanza delle GPU nelle sale macchine, il quadro è cambiato. Secondo NetApp, uno storage tradizionale fornisce 40-80 GB/s a un nodo da otto GPU, e nelle AI factory l’utilizzo delle GPU può scendere sotto il 30% perché i dati non arrivano abbastanza in fretta. Visto il costo delle GPU, non sfruttarle al massimo della loro potenza, è un peccato… capitale.

Con installazioni che già oggi contano 10-20.000 GPU, e che a breve arriveranno a 50.000, ciascuna con un fabbisogno di alcuni GB/s, il throughput necessario sale nell’ordine dei 100 TB/s. È questo il valore dichiarato per Novus, l’architettura che separa la gestione dei metadati dal percorso dei dati. Un servizio dedicato restituisce alle GPU l’indirizzo dell’informazione, che viene poi letta direttamente dai nodi di storage. Metadati, capacità e prestazioni scalano in modo indipendente all’interno di un unico namespace che, secondo l’azienda, può arrivare a uno zettabyte.

NetApp Novus

Le prime release combinano il software Novus Data Director, su server Supermicro qualificati, con sistemi AFF A90 che eseguono ONTAP, il sistema operativo storage di NetApp. Protezione, gestione e sicurezza restano quindi quelle già note ai clienti, rassicura Patano. Novus potenzia le soluzioni NetApp tradizionali: non le sostituisce.

Il punto su cui NetApp insiste è l’uso di Parallel NFS (pNFS), la variante parallela del protocollo standard di condivisione file. “Le soluzioni sul mercato che cercano di fare questo tipo di attività hanno normalmente un client proprietario e si basano su una piattaforma proprietaria”, ha spiegato Patano. Con Novus, invece, le GPU accedono ai dati senza installare software aggiuntivo. La tecnologia di gestione dei metadati arriva da PEAK:AIO, specialista di file system paralleli che NetApp ha annunciato di voler acquisire il 29 settembre. La soluzione è disponibile da subito.

AI Data Engine indicizza i dati senza copiarli

Il secondo blocco di annunci riguarda le pipeline di dati per l’intelligenza artificiale, che oggi richiedono copie, spostamenti e trasformazioni che aggiungono latenza, costi e rischi. “L’obiettivo è quello di evitare di copiare le informazioni, rendendo le informazioni direttamente disponibili all’intelligenza artificiale”, ha detto Patano. L’AI Data Engine (AIDE), presentato lo scorso anno come appliance, diventa software-defined e non è più legato allo storage NetApp: indicizza i dati su qualsiasi sistema che usi i protocolli NFS, SMB o S3, compresi quelli dei concorrenti.

Il risultato è un catalogo di metadati che resta aggiornato perché i dati non vengono spostati, e che può essere messo a disposizione dei modelli per l’inferenza. NetApp lo offre gratuitamente per i primi sei mesi. La disponibilità sarà però graduale: in questa fase arriva la parte di metadati, mentre i servizi di governance, cioè controllo degli accessi e anonimizzazione dei dati personali, seguiranno con annunci successivi.

Sovranità: console locale e Keystone Sovereign

“Una delle grosse confusioni che spesso si fa quando si parla di sovranità è che si pensa che sia sufficiente che i dati risiedano fisicamente in Italia o in Europa. Quella è una parte fondamentale, ma non è sufficiente”, ha avvertito Patano. Anche il monitoraggio deve restare sotto controllo: “Tutti i log devono rimanere all’interno dell’azienda”.

Da qui la nuova NetApp Console, che oggi può essere installata localmente anche in ambienti air-gapped, cioè isolati da Internet, e che eredita le funzioni di Active IQ Unified Manager. L’interfaccia in linguaggio naturale può appoggiarsi a un modello linguistico locale con guardrail definiti dal cliente. La console suggerisce interventi sull’infrastruttura: sta all’amministratore decidere quali operazioni automatizzare e quali confermare manualmente.

Keystone Sovereign estende lo stesso principio all’offerta storage-as-a-service di NetApp, pagata a consumo in modalità opex. Con l’opzione sovrana, monitoraggio, controllo dei consumi, fatturazione e supporto restano in Europa, con garanzie contrattuali locali. Il servizio rimane comunque erogato da NetApp, e non da un’entità legale indipendente, cosa che non scherma Keystone Sovereign dagli effetti del Cloud ACT americano.

I contratti Keystone esistenti possono essere convertiti senza cambiare piattaforma, anche se il passaggio non è immediato. I primi progetti pilota partiranno in Germania e Francia.

Un ecosistema meno legato allo storage NetApp

Diversi annunci hanno un filo comune: estendere gestione e protezione anche a dati che non risiedono su sistemi NetApp. Oracle lancerà OCI NetApp Storage Service, un servizio basato su ONTAP: NetApp diventa così disponibile in modo nativo su tutti e quattro i principali hyperscaler (AWS, Google Cloud, Microsoft e appunto Oracle), un primato che l’azienda rivendica in esclusiva. L’integrazione con Nutanix, annunciata lo scorso anno, sarà disponibile da ottobre: “Il mercato, soprattutto nelle piccole e medie aziende, sta valutando soluzioni alternative a VMware”, ha osservato Patano.

Sul fronte VMware, l’acquisizione di JetStream Software, completata ad agosto, permette di proteggere e replicare in cloud ambienti VMware, indipendentemente dallo storage su cui girano. Si rafforza infine l’integrazione con Commvault: i segnali della Autonomous Ransomware Protection di ONTAP, a cui NetApp attribuisce una precisione del 99%, avviano direttamente i flussi di backup e ripristino in clean room gestiti da Commvault. “Chiamarli solo backup adesso non si può più”, ha commentato con una battuta Patano.

Shortage di memorie: listini validi quindici giorni, nessun sollievo prima del 2028

In risposta a una nostra domanda sulla crisi di approvvigionamento dei chip di memoria, Marini non ha cercato di addolcire il quadro: “Il mercato continua a passare messaggi che non sono particolarmente confortanti per i clienti. Si dice che lo shortage rimarrà e che i prezzi continueranno ad aumentare”. Le previsioni raccolte da NetApp presso i propri fornitori indicano che “fino al 2028 non ci saranno segni di miglioramento”, e comunque “il prezzo raggiunto oggi non calerà a breve”.

Le conseguenze si vedono nei contratti. “Siamo passati da una validità dei prezzi molto lunga a una validità dei prezzi che è arrivata nell’ordine della settimana odei 15 giorni”, ha spiegato Marini. Si sta lavorando per riportarla almeno a un mese, o più per i progetti critici, ma gli accordi con prezzi bloccati per tre-cinque anni non sono più disponibili presso nessun fornitore. Secondo Marini, i clienti hanno messo in conto i rincari, e possono anche assorbirne il colpo; quello che chiedono sono tempi di consegna certi, su cui negli ultimi mesi l’intero mercato si è dimostrato poco affidabile. Anche i vendor hanno margini ridotti: “Oggi è successo qualcosa a monte dei vendor, ed è successo qualcosa di un’entità enorme: non ci sono più leve per tamponare da un punto di vista economico e di tempistiche”.

Le contromisure proposte fanno leva sulla flessibilità del portafoglio. I sistemi sostituiti da poco possono essere riconvertiti a backup o per carichi di lavoro meno critici; tornano in voga le configurazioni ibride che affiancano memorie flash a dischi meccanici, che stavano quasi scomparendo; il tiering verso il cloud dei dati meno usati può liberare capacità sui sistemi esistenti. Marini cita casi di clienti che, adottando queste strategie, sono passati da un’occupazione del 70-80% al 30%.

Keystone, che installa più capacità di quella usata ma la fa pagare solo a consumo, sta attirando anche le medie aziende come riserva contro i possibili ritardi. E i progetti urgenti possono partire in cloud in attesa dell’hardware.

Sono strumenti per assorbire il problema, non per risolverlo: lo stesso Marini ammette che si tratta di soluzioni diverse da quelle che i clienti avrebbero adottato un anno fa. Per le aziende che stanno pianificando infrastrutture per l’AI, il costo dello storage diventa così una variabile da gestire su un orizzonte di almeno due anni, con listini che cambiano nel giro di settimane.