Fuitsu scommette che quantum e AI sostituiranno il mainframe e ha una roadmap per il 2035

Nel 2035 Fujitsu spegnerà 100 candeline e il CEO Takahito Tokita ha delineato il percorso che condurrà l’azienda verso questa storica meta, sancendo ufficialmente la fine di un’epoca e l’inizio di una metamorfosi che promette di cambiare radicalmente l’identità del gruppo. Nella visione dell’azienda nipponica, il 2035 segnerà infatti la scomparsa definitiva del business dei mainframe, un tempo pilastro dell’informatica pesante e oggi destinato a essere rimpiazzato da un’architettura radicalmente diversa.
L’abbandono del mainframe deve essere interpretato come una spietata analisi della realtà tecnologica contemporanea. Secondo la visione di Tokita, il motore hardware che alimenterà il prossimo decennio sarà infatti composto da quelli che lui definisce supercomputer AI, macchine nate dalla collaborazione con Broadcom e potenziate dai processori “Monaka”.
A questo si aggiungono lo sviluppo di chip per l’inferenza realizzati insieme alla realtà francese Scaleway e un investimento massiccio nel calcolo quantistico. L’idea è che, entro il 2035, queste tecnologie diventeranno i cavalli di battaglia del mercato mainstream. È una scommessa sulla potenza di calcolo distribuita e specializzata, dove il silicio tradizionale cede il passo a strutture ottimizzate per l’IA generativa e gli LLM.
Questa trasformazione non riguarda esclusivamente i server o i rack dei data center, ma investe direttamente il modo in cui Fujitsu intende gestire se stessa. Tokita ha infatti annunciato che l’azienda diventerà il primo caso studio di una gestione aziendale interamente guidata dall’intelligenza artificiale. Attraverso una piattaforma di dati standardizzata a livello globale, il gruppo inizierà a implementare sistemi AI per accelerare e migliorare la qualità dei giudizi manageriali.
In pratica, Fujitsu sta costruendo uno specchio tecnologico in cui i propri processi interni diventano il banco di prova per le soluzioni vendute ai clienti. Un approccio coraggioso che mira a trasformare un’azienda storica, spesso percepita come elefantiaca, in un’organizzazione agile dove le decisioni sono supportate da algoritmi predittivi e analisi dei dati in tempo reale.
Parallelamente all’evoluzione tecnica, si sta assistendo a una rivoluzione silenziosa del modello di business. Fujitsu sta progressivamente abbandonando la tradizionale struttura dei servizi di integrazione di sistemi, spesso basata su tariffe orarie e sulla pura fornitura di personale, per muoversi verso un sistema di ricavi fondato sul valore e sui risultati ottenuti dai clienti.
Tokita ha ammesso con franchezza che il gruppo ha sofferto a lungo di una struttura finanziaria rischiosa, caratterizzata da un’eccessiva concentrazione dei ricavi nell’ultimo trimestre dell’anno fiscale. L’obiettivo è ora quello di spalmare le entrate in modo più uniforme, adottando modelli di pricing legati al carico di lavoro effettivo e alla quantità di dati gestiti. Questo cambio di rotta verso il marchio “Uvance”, che fonde consulenza e IT-as-a-service, segnala la volontà di porsi come partner strategico piuttosto che come semplice fornitore di hardware o manodopera.
Anche la gestione delle risorse umane riflette questo nuovo corso. In Giappone, Fujitsu ha infatti interrotto la pratica decennale delle assunzioni annuali di massa dei neolaureati, preferendo invece un reclutamento mirato di professionisti dotati di competenze specifiche e immediatamente spendibili. Questo indica la necessità di svecchiare le competenze interne per far fronte a sfide che non possono più essere affrontate con la formazione generalista del passato. L’azienda cerca specialisti in AI, esperti di sicurezza e architetti del calcolo quantistico, figure che rappresentano i veri pilastri della sopravvivenza nel mercato B2B dei prossimi vent’anni.
L’aspetto forse più intrigante e politicamente rilevante della strategia di Tokita riguarda il settore della Difesa. Sebbene il CEO sia rimasto comprensibilmente vago sui dettagli operativi, ha confermato che Fujitsu giocherà un ruolo di primo piano nei progetti di sicurezza nazionale. Le tecnologie avanzate come l’AI e il calcolo quantistico sono diventate asset geopolitici fondamentali e l’azienda è in costante dialogo con i vertici militari per discutere come Giappone, Regno Unito e Australia possano collaborare per la stabilità globale.
Questa convergenza tra tecnologia civile di punta e necessità belliche moderne suggerisce che Fujitsu stia cercando di posizionarsi come un fornitore di infrastrutture critiche insostituibile per l’asse dei paesi alleati, elevando la propria rilevanza ben oltre il settore del software gestionale.
Infine, i dati finanziari offrono uno spaccato interessante su questa fase di transizione. Nonostante un calo del fatturato complessivo dell’1,3%, sceso a circa 22,3 miliardi di dollari, l’utile netto è balzato del 31%, raggiungendo i 2,2 miliardi. Questo paradosso statistico suggerisce che la strategia di Tokita stia già portando i suoi frutti in termini di efficienza operativa. Dopotutto, produrre meno volume ma generare più margini non è forse il mantra di molte aziende tech che cercano di uscire dalle commodity per entrare nel mondo dei servizi ad alto valore aggiunto?
(Immagine in apertura: Shutterstock)

