Data center ed energia rinnovabile: Aruba investe nell’idroelettrico per alimentare il cloud del futuro

Dietro ogni applicazione cloud, piattaforma di intelligenza artificiale o servizio digitale utilizzato quotidianamente esiste un’infrastruttura fisica che richiede enormi quantità di energia per funzionare senza interruzioni. Server, sistemi di storage, apparati di rete e impianti di raffreddamento operano 24 ore su 24 all’interno dei data center, trasformando l’elettricità in potenza di calcolo. Per questo motivo il tema energetico è ormai uno degli elementi centrali nella progettazione delle infrastrutture digitali moderne.
La crescita dell’intelligenza artificiale sta accelerando ulteriormente questo fenomeno. I modelli generativi richiedono infatti una capacità di elaborazione nettamente superiore rispetto alle tradizionali applicazioni cloud, con rack sempre più densi, processori ad alte prestazioni e sistemi di raffreddamento molto più sofisticati.
Le stime dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano fotografano chiaramente questa evoluzione. Nel 2025 la capacità complessiva dei data center italiani era pari a circa 609 MW, mentre entro il 2035 potrebbe raggiungere i 2,3 GW nello scenario più realistico, arrivando addirittura a sfiorare i 4,6 GW nell’ipotesi di crescita più sostenuta.
È in questa prospettiva che si inserisce la strategia adottata da Aruba. L’azienda italiana ha scelto infatti di assumere il ruolo di prosumer, ovvero di soggetto capace sia di consumare, sia di produrre energia. In pratica, una parte significativa dell’elettricità necessaria per alimentare le proprie infrastrutture viene generata direttamente attraverso impianti idroelettrici e fotovoltaici di proprietà, mentre la quota restante proviene da forniture certificate con Garanzia di Origine.
La differenza tra acquistare energia rinnovabile certificata e produrla direttamente è tutt’altro che marginale. Nel primo caso, si acquistano certificati che attestano l’origine dell’elettricità immessa nella rete nazionale; nel secondo, invece, l’azienda investe concretamente nella costruzione, acquisizione e manutenzione degli impianti di produzione, contribuendo direttamente all’incremento della capacità energetica da fonti rinnovabili.
Negli ultimi anni Aruba ha ampliato progressivamente il proprio patrimonio energetico. Il percorso è iniziato nel 2020 con l’acquisizione di Idroelettrica Veneta e di quattro centrali, alle quali si sono aggiunti successivamente nuovi impianti in Lombardia e Veneto. Particolarmente significativo è stato il recupero della storica centrale idroelettrica di Melegnano, risalente ai primi del Novecento, restaurata mantenendo la struttura originale e aggiornandone le componenti tecnologiche.
L’espansione è proseguita anche nel 2026 con l’acquisizione di tre ulteriori centrali situate in Piemonte, lungo il fiume Stura di Lanzo, nei comuni di Cafasse, Balangero e Lanzo Torinese. Questi impianti, operativi da oltre un secolo, hanno portato il network di Aruba a undici centrali distribuite tra Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.
La distribuzione geografica rappresenta un elemento importante della strategia energetica. Affidarsi a bacini idrografici differenti permette infatti di ridurre il rischio legato a periodi di siccità localizzati, aumentando la resilienza complessiva della produzione. La potenza installata complessiva raggiunge oggi circa 11,6 MW, valore che identifica la capacità massima teorica degli impianti, mentre la produzione effettiva varia naturalmente in funzione della disponibilità d’acqua durante l’anno.
Il campus Global Cloud Data Center di Ponte San Pietro costituisce probabilmente l’esempio più avanzato dell’integrazione tra produzione energetica e infrastruttura digitale. Qui convivono infatti una centrale idroelettrica sul fiume Brembo, un sistema di raffreddamento basato sull’utilizzo dell’acqua di falda e un’estesa copertura fotovoltaica installata sugli edifici del campus.
Il raffreddamento sfrutta il principio del free cooling, una tecnologia che utilizza direttamente l’acqua naturalmente presente nel sottosuolo caratterizzata da temperature comprese tra 9 e 15 gradi. Dopo aver raffreddato le sale dati, l’acqua viene reimmessa nella falda rispettando rigorosi parametri ambientali, limitando così il ricorso ai tradizionali impianti frigoriferi (tra i maggiori responsabili dei consumi energetici di un data center).
Negli ultimi mesi il sito è stato ulteriormente potenziato grazie all’installazione di una terza turbina nella centrale interna, incrementando la quantità di energia rinnovabile prodotta direttamente all’interno del campus. La sostenibilità non si esaurisce però nella produzione di elettricità. Aruba adotta infatti un approccio definito green-by-design, che prevede l’integrazione dei criteri di efficienza energetica fin dalle prime fasi di progettazione delle infrastrutture.
La scelta dei siti tiene conto della disponibilità di risorse naturali, dell’esposizione solare, della presenza di falde acquifere e della vicinanza agli impianti di produzione energetica. A questa impostazione si affiancano soluzioni ingegneristiche avanzate come il liquid cooling, tecnologia sempre più diffusa nei data center dedicati all’intelligenza artificiale, che raffredda direttamente processori e acceleratori tramite fluidi refrigeranti offrendo prestazioni superiori rispetto ai sistemi tradizionali ad aria nei carichi di lavoro ad alta densità.
L’intera infrastruttura viene monitorata costantemente attraverso piattaforme dedicate alla gestione degli edifici e dei consumi energetici, che analizzano in tempo reale il funzionamento degli impianti e consentono di ottimizzare continuamente l’efficienza operativa.
La strategia di Aruba si inserisce inoltre nel quadro degli impegni europei per la neutralità climatica dei data center. L’azienda aderisce infatti al Climate Neutral Data Centre Pact, iniziativa che punta a rendere climaticamente neutrali le infrastrutture digitali entro il 2030 attraverso obiettivi misurabili in termini di efficienza energetica, utilizzo di fonti rinnovabili, gestione dell’acqua ed economia circolare.
(Immagine in apertura: Shutterstock)


