Parlare di innovazione e personalizzazione nel cloud richiede l’apertura di un capitolo nuovo delle soluzioni proposte nella nuvola, ed è quanto Oracle propone con un salto in avanti.

Curiosamente nello stesso quartiere romano, nelle stessa settimana sono arrivate anche le auto elettriche Generation 2, per la nuova edizione del Gran Premio di Formula E: un altro modo, con lo stesso nome, per celebrare la trasformazione digitale a cui stiamo assistendo.

Cinque sono i cardini tecnologici sui quali Oracle impernia il suo salto quantico: SaaS, sicurezza, sviluppo nativo, integrazione ed autonomous database.

L’accento è sempre più rivolto alle aziende e ai loro processi, che siano startup o realtà di maggiori dimensioni: “semplicità e velocità sono essenziali per evitare di distogliere tempo dal business”, ha riassunto Alessandro Ippolito, Technology Country Leader di Oracle.

L’approccio è self securing

Oracle è leader nelle applicazioni erogate come servizio.

Dell’importanza dello sviluppo nativo e della ricchezza di strumenti di integrazione, seguendo il paradigma del think inclusive, si è già parlato in occasione di Oracle Code, il recente evento dedicato agli sviluppatori.

La sicurezza va oggi vista sia come necessità interna, sia come principale argomento di percezione reputazionale dell’azienda. La sua gestione in aziende articolate non può essere affidata esclusivamente all’elemento umano: è qui che s’inseriscono tecnologie di intelligenza artificiale che operano autonomamente, corroborando l’approccio self securing. L’adaptive intelligence, termine cappello che integra tutto ciò che va sotto il machine learning e l’intelligenza artificiale, si ritrova in tutti i layer del cloud Oracle.

Il self patching dell’autonomous database

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La Adaptive Intelligence, ovvero AI e ML, viene inserita da Oracle a tutti i livelli della sua proposta applicativaIn particolare, l’autonomous database semplifica la gestione, mantenendo però altissimi gli Sla operativi. “L’85% dei rischi è concentrato nel pur breve tempo che intercorre tra la disponibilità e l’installazione delle patch”, ha spiegato Ippolito, “e a questa abbiamo dedicato le nuove funzionalità di self patching”. Il lavoro dell’amministratore di database evolve, spostandosi da attvità prettamente manuali e ripetitive a visioni più strategiche.

Parlando di processi aziendali, la tecnologia di seconda generazione supera le rigidità del cloud tradizionale e fa un deciso passo in avanti nell’agilità operativa. Con l’aumento delle competenze richiesto oggi, il ruolo del Cio sta cambiando, passando da una figura tecnica ad una consulenziale. Parallelamente anche Oracle sta arricchendo la sua componente di consulenza, confermando la certificazione Agid a tutti i livelli (SaaS, PaaS, IaaS) e la rispondenza al Gdpr.