VMware Cloud Foundation 9.1 fa leva sull’AI per spingere i clienti al cloud privato

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Broadcom ha annunciato la disponibilità di VMware Cloud Foundation (VCF) 9.1, aggiornamento della piattaforma di private cloud che integra il supporto nativo per carichi di lavoro di intelligenza artificiale in produzione, l’orchestrazione di container tramite Kubernetes e nuove funzionalità per la sicurezza in chiave zero trust. Obiettivo dichiarato: catturare l’interesse di quelle aziende che – per motivi di governance o contenimento dei costi – vogliono allestire infrastrutture per l’inferenza AI su infrastruttura proprietaria o cloud privato.
Aziende che, secondo la ricerca Private Cloud Outlook 2026 commissionata da Broadcom a Radius Tech, si quantificano nel 56 percento delle aziende intervistate (un campione di 1.800 responsabili IT enterprise). Secondo la stessa ricerca, sarebbe invece in calo di 15 punti percentuali (al 41 percento) il numero di quelle che prevedono di fare inferenza su cloud pubblico.
Efficienza infrastrutturale: memoria, storage e operazioni
In tempi in cui il costo e la disponibilità della memoria stanno diventando un fattore limitante per le prestazioni dell’infrastruttura, VCF 9.1 corre in soccorso introducendo il tiering della memoria NVMe come secondo livello rispetto alla DRAM tradizionale. Secondo stime interne di Broadcom questo consentirebbe riduzioni del costo totale di proprietà dei server fino al 40%. La deduplicazione globale di vSAN è stata estesa all’intero cluster e ora opera in parallelo alla cifratura dei dati a riposo, senza perdita nei rapporti di deduplicazione. Sempre Broadcom stima una riduzione del TCO dello storage fino al 39% rispetto ad array esterni.
VCF Operations introduce vSphere Elastic Provisioning, un provisioning zero-touch che automatizza il l’avvio e la configurazione di ESX su server bare metal tramite imaging di rete senza intervento manuale. La gestione delle flotte scala ora fino a 5.000 host, con tempi di aggiornamento dei cluster ridotti fino a quattro volte.

Alcuni dei benefici di VCF 9.1 dichiarati da Broadcom
Kubernetes e AI agentica
VCF 9.1 affronta due nodi critici per i team DevOps: la complessità del deployment di container e la preparazione dei workload per gli agenti AI. Il servizio VKS (vSphere Kubernetes Service) ora istanzia automaticamente l’operatore Avi per il bilanciamento del carico in ingresso senza bisogno di configurazione manuale. Un tool di conversione automatizza la migrazione da Ingress NGINX, che ha raggiunto il fine vita a marzo di quest’anno, verso Avi.
Per i carichi di lavoro AI agentici, VMware Avi Load Balancer aggiunge il supporto al protocollo MCP con autenticazione tramite JSON Web Token (JWT) e garantisce la persistenza di sessione su più server MCP, requisito essenziale per la comunicazione tra agenti AI.
Per il monitoraggio dell’utilizzo delle risorse in produzione, VCF Operations include ora anche metriche native per modelli AI, come token al secondo, utilizzo della cache KV, contatori di agenti e server MCP utilizzati.

VCF Operations ora permette di monitorare anche metriche legate all’AI, come il numero di token consumati, l’utilizzo della cache chiave/valore, agli agenti e server MCP utilizzati.

Sicurezza: vDefend, patching e recovery
Sul piano della protezione, VMware vDefend (componente opzionale con licenza separata) estende per la prima volta le capacità DI IDS/IPS (Intrusion Detection and Prevention System, sistema di rilevamento e prevenzione delle intrusioni) ai workload Kubernetes tramite integrazione CNI, con un nuovo “Turbo Mode” che triplica la capacità di ispezione del traffico da 3 a 9 Gbps per host e fino a 9 Tbps per istanza VCF. Il firewall distribuito aumenta di cinque volte il numero di Application ID supportati, raggiungendo circa 5.100, per un enforcement delle policy più granulare a livello di applicazione.
Il live patching estende ora la copertura agli host ESX con TPM (Trusted Platform Module) e a vCenter. La funzione di cyber recovery on-premises introduce ambienti isolati di ripristino integrati con CrowdStrike Falcon per la validazione dei punti di ripristino contro il malware. Una nuova funzione di compliance continua monitora la postura di sicurezza dell’ambiente con rilevazione del drift e log di audit. Entrambe le funzionalità richiedono licenze separate, anche se già acquistate (BYOL).
Più integrazioni con i partner hardware
VCF 9.1 amplia il supporto hardware con i processori AMD Instinct MI350 e la compatibilità con framework open source per l’AI come PyTorch e vLLM. La partnership con Arista Networks introduce l’interoperabilità EVPN e VXLAN tra l’infrastruttura fisica Arista Universal Cloud Network e il layer virtuale VCF. Intel contribuisce con l’accelerazione hardware di Encrypted vMotion tramite Intel QuickAssist Technology.
Per i partner cloud, Broadcom conta oltre 50 offerte di VMware Cloud Service Provider (VCSP) validate secondo il proprio framework di sovereign cloud, con supporto a VMware Private AI Services per dati sensibili.
La posizione di Broadcom nel private cloud non è priva di attriti: le politiche di licensing introdotte dopo l’acquisizione di VMware nel 2023 hanno spinto diversi clienti a valutare alternative più economiche come Nutanix, OpenShift di Red Hat e soluzioni basate su cloud pubblico ibrido. VCF 9.1 – con la sua enfasi sui risparmi in termini di TCO e sull’apertura dell’ecosistema hardware – sembra rispondere direttamente a queste preoccupazioni, anche se i numeri citati restano basati su stime interne del vendor.