In quella che è solo una parte di un’indagine a più ampio spettro sulle presunte politiche anticoncorrenziali di Microsoft, le autorità antitrust dell’Unione Europea stanno cercando di capire se i clienti devono utilizzare Microsoft Entra ID (una soluzione di gestione dell’identità e dell’accesso basata sul cloud e precedentemente denominata Azure AD) per accedere ai servizi 365 o se possono utilizzare anche la tecnologia dei rivali.

Secondo Amit Zavery, vicepresidente di Google Cloud, “quello che succede spesso con Entra è che si inseriscono molte cose da Azure, anche se non sono necessarie dal punto di vista tecnico, oppure si obbliga una terza parte o un altro fornitore a utilizzare queste soluzioni di Microsoft prima di poter accedere a Windows o a Office 365. Inoltre, Microsoft può rimuovere interfacce o API o apportare modifiche senza dare la possibilità agli altri fornitori di tenere il passo. Tutte queste cose creano delle barriere, che una volta sommato possono rappresentare un problema non da poco”.

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È anche vero però che le alternative di terze parti non mancano. Okta, ad esempio, vanta un’ampia integrazione con le tecnologie Microsoft e non solo e può fornire l’accesso a qualsiasi dei servizi online più recenti di Microsoft oltre a Office 365. Utilizzando Okta, i clienti possono unire i dispositivi, utilizzare il riconoscimento facciale di Windows Hello e ottenere un accesso sicuro alle applicazioni non-SSO utilizzando il plug-in del browser Okta Windows Edge. Il numero di clienti che Okta dichiara di avere, tuttavia, è solo una goccia nel mare dell’autenticazione digitale: solo 900 imprese e alcune migliaia di utenti.

In una dichiarazione inviata a The Register, un portavoce di Microsoft ha dichiarato: “Come altri servizi cloud SaaS, Microsoft dispone di funzionalità di identità integrate che garantiscono ai nostri clienti un accesso sicuro ai nostri servizi cloud. Forniamo anche API aperte, che consentono una perfetta integrazione con servizi di identità di terze parti come Ping e Okta, nonché con i fornitori di sicurezza, per consentire ai nostri clienti di scegliere la soluzione più adatta alle loro esigenze”.

La Commissione UE sta anche cercando risposte sul perché Microsoft faccia pagare di più la licenza per il software che viene eseguito nel cloud di un rivale e sul perché ai clienti dei rivali AWS, Google e Alibaba sia di fatto vietato eseguire determinati software Microsoft sulla propria infrastruttura cloud.