In Europa prende forma il Digital Fairness Act, con limitazioni ai social per i minori

L’Unione Europea si prepara a compiere un passo concreto sulla protezione dei minori nell’ecosistema digitale sul solco normativo del Digital Fairness Act. Durante una conferenza sulla sicurezza online tenutasi a Copenaghen, Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione Europea potrebbe presentare una proposta legislativa per limitare l’accesso dei più giovani alle piattaforme social già entro la prossima stagione estiva, basandosi sulle raccomandazioni di un gruppo di esperti incaricato di analizzare il fenomeno.
L’annuncio non è arrivato a sorpresa. Il dibattito sull’introduzione di un’età minima per la creazione di un profilo sui social network è ormai presente nelle agende politiche di quasi tutti gli Stati membri, con Danimarca e altri nove Paesi particolarmente attivi nel sostenere un intervento normativo più deciso. Il modello di riferimento è quello australiano, che ha fissato la soglia a sedici anni e sta già producendo effetti misurabili sul comportamento delle piattaforme localmente operanti.
Von der Leyen non ha usato mezze misure nel descrivere il problema. Le scelte di design delle grandi piattaforme tecnologiche, ha spiegato, rispondono a una logica commerciale precisa, che trasforma l’attenzione degli utenti in ricavi pubblicitari. Più tempo un adolescente trascorre davanti allo schermo, più dati genera e più valore produce per l’azienda che lo ospita. Il problema è che questo meccanismo funziona meglio quanto più l’utente è emotivamente vulnerabile e i ragazzi in fase di sviluppo psicologico lo sono per definizione.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (Credit foto: miss.cabul / Shutterstock.com)
La ricerca costante di approvazione attraverso like e condivisioni alimenta dinamiche di dipendenza documentate dalla letteratura scientifica, portando ad ansia sociale, stati depressivi e difficoltà nella costruzione di un’identità stabile. La presidente della Commissione ha sintetizzato il concetto con una formula diretta, affermando che queste piattaforme traggono profitto dalle paure e dai momenti di insicurezza dei bambini.
L’intervento normativo punta quindi a rimuovere questa struttura di incentivi, restituendo ai giovanissimi il tempo e lo spazio mentale necessari per costruire relazioni reali, praticare sport, sviluppare interessi al di fuori degli algoritmi.
Qualsiasi limite anagrafico è però inefficace senza un sistema di verifica robusto. Su questo fronte l’Europa dovrebbe affidarsi a un’applicazione dedicata alla verifica dell’età che sarà lanciata in Danimarca proprio durante l’estate. Lo strumento è descritto come open source, compatibile con qualsiasi dispositivo e progettato secondo gli standard di privacy più elevati attualmente disponibili, con una base tecnologica derivata dall’infrastruttura del certificato Covid. I governi nazionali stanno lavorando per integrarlo nei portafogli digitali già in uso, creando così un ecosistema di controllo coerente e scalabile.
(Immagine in apertura: Shutterstock)
