AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) e Assintel (Associazione Nazionale delle Imprese ICT di Confcommercio) hanno espresso sconcerto per la diffusione della versione definitiva del decreto sulla determinazione del compenso per copia privata, che conferma senza modifiche sostanziali le anticipazioni circolate la scorsa estate.

Questa tassa è stata introdotta per la prima volta nel 1992 (e poi aggiornata nel corso degli anni) per finanziare il pagamento dei diritti d’autore per opere audio e video, che potrebbero essere salvate e riprodotte su supporti fisici come CD, DVD, Hard Disk e memorie all’interno di PC e smartphone. Fino ad ora il compenso per copia privata ha colpito prodotti di questo genere e continuerà a farlo anche con il nuovo decreto firmato due giorni fa dal Ministro delle Cultura Alessandro Giuli.

La nuova versione però introduce anche un prelievo periodico per la “memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud”, con un compenso mensile calcolato per GB e per utente e un tetto massimo mensile per utente che il fornitore della piattaforma cloud dovrà versare nelle casse dello Stato, oltre a obblighi dichiarativi e amministrativi sempre a carico dei fornitori e degli operatori della filiera, trasformando di fatto con un colpo di penna un’imposizione una tantum in un’imposizione ricorrente.

I nuovi compensi sul cloud, che finiranno per colpire direttamente i consumatori dei servizi di cloud storage, ammontano a 3 decimillesimi di euro per GB ogni mese, sebbene sia previsto un massimale di 2,4 euro al mese per utente (quasi 30 euro all’anno). Cifre che possono sembrare molto basse, ma se consideriamo i milioni di utenti italiani abbonati ai servizi di cloud storage di Google, Microsoft, AWS e Apple (giusto per citare i principali), la cosa inizia ad assumere tutta un’altra proporzione. E cosa succederà allo storage gratuito compreso nei piani base di queste piattaforme? Continuerà a rimanere gratuito? Non si è capito.

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Le due associazioni rilevano che, nonostante le osservazioni puntuali già trasmesse al Ministero durante la consultazione, il testo definitivo riproduce sostanzialmente lo schema già noto, senza correttivi su perimetro applicativo, esenzioni per il mercato business e rischi di duplicazione del prelievo.

In particolare, AIIP e Assintel ribadiscono alcune criticità di merito e di metodo:

  • Rischio di doppia imposizione lungo la filiera: chi ha già versato il compenso su supporti e dispositivi di storage, rischia di subire un ulteriore prelievo, questa volta mensile e cumulativo, per la mera disponibilità di spazio cloud
  • Applicazione indiscriminata anche ai servizi cloud B2B: lo storage utilizzato da imprese e Pubbliche Amministrazioni per backup, continuità operativa, compliance, elaborazione dati e sicurezza non è riconducibile alla copia privata di opere protette
  • Oneri di compliance e rendicontazione sproporzionati, con un impatto particolarmente gravoso per PMI e operatori nazionali
  • Distorsioni concorrenziali e rischio di penalizzazione degli operatori con sede operativa in Italia, a vantaggio di grandi piattaforme internazionali difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo

“Siamo sconcertati dal fatto che le anticipazioni di agosto siano state confermate senza modifiche sostanziali. Nel momento in cui timidamente si sta parlando di supportare il cloud nazionale ed europeo, nell’ottica della sovranità digitale, il prelievo sul cloud storage rischia di trasformarsi in una doppia imposizione e in un freno agli investimenti digitali italiani. AIIP sta valutando un ricorso e ogni iniziativa utile a tutelare imprese e utenti” ha dichiarato Giuliano Claudio Peritore, Presidente AIIP.

“Colpire indiscriminatamente lo storage cloud significa introdurre un onere parafiscale su un’infrastruttura abilitante per competitività e innovazione. È una misura incoerente con le politiche di digitalizzazione e con la Strategia Cloud e rischia di aggravare i costi per imprese e professionisti. Per questo Assintel, con AIIP, sta valutando un ricorso, per tutelare le medie e piccole imprese italiane” ha commentato Paola Generali, Presidente Assintel.

AIIP e Assintel chiedono al Ministero della Cultura di aprire con urgenza un tavolo tecnico con tutte le categorie realmente coinvolte e di intervenire per escludere in modo chiaro ed ex ante i servizi cloud forniti a clienti business, prevenire i doppi prelievi lungo la filiera e, infine, semplificare drasticamente adempimenti, esenzioni e rimborsi, evitando che si traducano in una “probatio diabolica”.

(Immagine in apertura: Shutterstock)