Microsoft ha annunciato che i piani standalone di SharePoint Online e OneDrive for Business sono destinati a scomparire, sacrificati sull’altare di una razionalizzazione che guarda sempre meno al prodotto singolo e sempre più all’ecosistema chiuso delle suite Microsoft 365. La notizia non è arrivata tramite un annuncio pubblico rivolto agli utenti finali, ma attraverso una comunicazione indirizzata ai partner, un dettaglio che dice molto sul tipo di pubblico a cui Redmond ritiene davvero necessario spiegare questo cambiamento.

SharePoint Online e OneDrive for Business, nella loro forma indipendente, rappresentavano una sorta di anomalia nell’offerta Microsoft. Consentivano infatti di accedere a strumenti di collaborazione e soprattutto a spazio cloud a costi relativamente contenuti, senza l’obbligo di sottoscrivere un’intera suite. SharePoint Online Plan 1, a cinque dollari per utente al mese, includeva 1 TB di archiviazione, mentre il Plan 2 raddoppiava il prezzo promettendo spazio illimitato e funzionalità più avanzate. OneDrive for Business seguiva una logica simile, con un Plan 1 da 1 TB e un Plan 2 2 che arrivava fino a 5 TB, estendibili ulteriormente in contesti di team strutturati.

Dal punto di vista dell’utente attento ai costi, questi piani avevano una loro razionalità. Dal punto di vista di Microsoft, evidentemente meno. Nella comunicazione ufficiale si parla di una combinazione di fattori tra domanda ridotta per le offerte standalone, utilizzi “non standard” e costi operativi crescenti. In particolare, l’espressione “unintended or nonstandard usage” suona come un modo elegante per descrivere chi sfruttava questi piani prevalentemente come cloud storage a basso costo, aggirando di fatto il posizionamento più remunerativo delle altre soluzioni Microsoft.

Non è un mistero che, a parità di prezzo, SharePoint Online e OneDrive for Business offrivano quantità di spazio difficilmente eguagliabili da altri servizi del catalogo Microsoft. Per alcuni utenti, soprattutto professionisti e piccole realtà, rappresentavano il modo più efficiente per ottenere molto storage senza pagare per applicazioni che non avrebbero mai utilizzato. Da questo punto di vista, la decisione di eliminare questi SKU sembra un intervento di allineamento strategico volto a eliminare scorciatoie indesiderate all’interno del modello di business.

OneDrive SharePoint

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Il riferimento ai costi operativi rafforza questa lettura. Mantenere piani separati, con logiche di licensing e supporto diverse dalle suite principali, comporta una complessità che mal si sposa con l’attuale direzione di Microsoft, sempre più orientata a semplificare l’offerta attorno a pochi pacchetti ben definiti e ad alto valore medio per utente. In questo senso, Microsoft 365 è il perno attorno a cui ruota l’intera strategia cloud dell’azienda, dall’identità digitale alla collaborazione, passando per sicurezza e intelligenza artificiale.

Non a caso, nella comunicazione ai partner, Microsoft ribadisce che le suite Microsoft 365 restano il canale principale per accedere alle funzionalità di SharePoint e OneDrive, invitando esplicitamente i partner a indirizzare i clienti verso Microsoft 365 Business o verso i piani Enterprise E3 ed E5, soluzioni decisamente più costose rispetto ai piani standalone destinati alla pensione. 

I tempi, va detto, sono tutt’altro che aggressivi. Le vendite dei piani standalone termineranno il 31 maggio 2026, mentre i rinnovi non saranno più possibili a partire da gennaio 2027. Il servizio continuerà comunque a funzionare fino a dicembre 2029, offrendo a partner e clienti una finestra temporale ampia per pianificare la migrazione. È una transizione lenta, quasi cauta, che riduce il rischio di frizioni immediate ma non cambia la sostanza della decisione.

Per i partner, il ruolo diventa centrale. Microsoft li invita infatti a identificare proattivamente i clienti coinvolti, comunicare per tempo le scadenze e guidarli verso la soluzione ritenuta più adatta. Dietro questo linguaggio rassicurante si intravede una dinamica ben nota, con la dismissione di piani più economici che crea un’opportunità commerciale per upsell verso suite più ricche e più costose, rafforzando al tempo stesso il controllo di Microsoft sull’utilizzo delle proprie piattaforme.

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